Sabato, 25 Novembre 2017

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Crisi Della Grecia: Perchè l’Uscita Dall’Euro Sarebbe Catastrofica


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La crisi non sembra disposta ad allentare la sua morsa. Il destino dell’Unione Europea e della Grecia in questi giorni convulsi di giugno si sta compiendo. Il vertice a quattro tra i maggiori leader europei, tenutosi a Roma nei giorni scorsi, ha aperto spiragli per un accordo che allontani l’Europa e l’euro dal centro della crisi. Contemporaneamente, gli ispettori della Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Banca Mondiale) stanno testando forza e volontà del nuovo leader greco Adonis Samaras; sul tavolo c’è un prestito da 100 miliardi pronto per il paese ellenico. Riuscirà a ‘meritarselo’? E’ questa la domanda che tutti si pongono.
Sono molti, però, a temere che la Grecia non ce la farà. Molti, infatti, danno per altamente probabile l’uscita dall’euro e il ritorno alla dracma. Ma è un evento auspicabile? Rabbia populista a parte, non lo è affatto.

Non lo è per la Grecia in sé ma non lo è neppure per gli altri paesi europei. Sono tanti i paesi a detenere quote del debito greco. Riscuotere un credito in dracme risulterà assai meno redditizio che riscuoterlo in euro, visto la pesante svalutazione di cui la moneta ellenica presumibilmente soffrirà. La Francia detiene un gran numero di titoli greci, così anche la Germania. Ad ogni modo, il responsabile finanziario dei tedeschi, Raimuns Roeseler, ha ostentato ottimismo: “Le nostre banche detengono solo 15 miliardi in debito greco. Certo, l’uscita dall’euro della Grecia causerebbe qualche problema, ma non minerebbe l’esistenza di nessuna banca”.

Ma la vera vittima del ritorno alla dracma sarebbe il popolo greco. I ricchi invece si arricchirebbero ulteriormente. Anche in questo caso è una questione di svalutazione. La dracma, rispetto al valore del 1999 (anno in cui i tassi di cambio furono dichiarati fissi e immodificabili), varrebbe il 25%. Gli stipendi degli operai, pagati in dracme, perderebbero così il 75% del loro valore. Il prezzo dei beni, invece, rimarrebbe immutato: la Grecia importa quasi tutto e le importazioni si pagano in euro; particolare, questo, che si ripercuoterebbe nel costo della merce al dettaglio.
Appare a questo punto palese il meccanismo attraverso cui i ‘ricchi’ diventerebbero sempre più ricchi. I grandi imprenditori, gli stessi che importano materie prime ed esportano merci finite, opererebbero e – dunque guadagnerebbero – in euro. Pagando gli stipendi in dracme, però, risparmierebbero una fortuna sul costo del lavoro. Certo, i problemi arriverebbero anche per loro, dal mercato interno per la precisione: cittadini con lo stipendio più che dimezzato non consumerebbero e un crollo dei consumi danneggerebbe aziende e imprenditori.
Insomma, l’uscita dall’euro della Grecia e relativo ritorno alla dracma sarebbe una catastrofe. A pagare, come sempre, il cittadino, già vessato in tutta Europa ma soprattutto nel paese ellenico, sconvolto dalle misure di austerity (aumento della pressione fiscale, tagli sul pubblico impiego, taglio dei servizi).
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