Mercoledi, 17 Luglio 2019

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L'Urbanizzazione Non Omogenea Porta un Terzo Della Popolazione Mondiale a Vivere Negli Slum


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Il mondo si sta sempre più urbanizzando, le città diventano megalopoli (oggi se ne contano 21 con una popolazione superiore ai 10 milioni di abitanti) ed entro la metà di questo secolo, sette persone su dieci saranno originarie di queste zone. Il fenomeno dell'urbanizzazione è spesso associato a concetti quali il benessere, la sicurezza, maggiori servizi sociali e di istruzione ma per larga parte della popolazione non è affatto così. Anzi per centinaia di milioni di persone la realtà urbana è rappresentata da baraccopoli o slum, agglomerati urbani dove mancano servizi igenici, acqua potabile, cure mediche e dove trionfa spesso il crimine.
Ad analizzare il fenomeno ci ha pensato l'Unicef che ha pubblicato il 33° rapporto “La condizione dell'Infanzia del MondoLa condizione dell'Infanzia del Mondo”, che ha sottolineato le profonde differenze nello sviluppo dell'urbanizzazione mondiale. Secondo il rapporto oggi circa un terzo della popolazione urbana mondiale vive negli slum, con un percentuale che in Africa raggiunge il 60%.  

Al 2020 ci si aspetta che quasi 1,4 miliardi di persone vivranno in insediamenti non ufficiali e negli slumTra le persone più a rischio e più svantaggiate fra quelle che vivono nelle baraccopoli o negli slum ci sono i bambini che in pratica vengono privati della maggior parte dei servizi di base e del diritto di crescere. La loro condizione, infatti, è spesso peggiore di quella che si può trovare negli agglomerati rurali. Nel 2010 spiega l'Unicef, quasi 8 milioni di bambini sono morti prima di aver raggiunto i cinque anni di età, in gran parte a causa di polmonite, diarrea e complicazioni da parto. Secondo alcuni studi, sono particolarmente a rischio i bambini che vivono in insediamenti non ufficiali, come negli slum dove alla grande povertà si combinano servizi inadeguati.

E al danno si aggiunge anche la beffa, che in questo caso è doppia. Infatti questi bambini e queste persone che vivono negli slum da un lato sono molto vicini ai servizi a cui avrebbero diritto secondo la convenzione dei diritti umani, ma dai quali sono esclusi perchè troppo poveri. Dall'altra parte quando riescono ad accedervi spesso pagano molto di più per servizi scadenti. Il rapporto cita l'esempio dell'acqua potabile che deve essere acquistata negli slum da venditori privati a prezzi superiori anche di 50 volte rispetto al prezzo dell'acqua che arriva nei quartieri ricchi tramite condutture. Un ulteriore aspetto della crescita disomogenea dell'urbanizzazione riguarda lo stanziamento delle risorse. Infatti i dati relativi alle realtà urbane spesso nascondono tra le medie statistiche, questo genere di situazioni di estrema povertà, con il risultato che lo stanziamento di fondi non viene destinato per far in modo di rendere la realtà urbana più equa ma a renderla ancora più diseguale. Questo perchè la ricchezza di alcuni oscura la povertà di (tanti) altri.
Per questa ragione l'Unicef chiede ai Governi di concentrarsi sull'equità con particolare attenzione alla condizione dei bambini, che secondo l'organizzazione dovrebbero essere messi al centro dei piani urbanistici. Il primo passo è quello di cercare di avere a disposizione dati più accurati e specifici sulle disparità presenti nelle aree urbane, di modo da poter pianificare in modo più preciso le dinamiche di intervento. Su questo punto di vista l'Unicef ricorda che oltre un terzo delle nascite nelle aree urbane non viene registrato, dando luogo al fenomeno dei “bambini invisibili”, ovvero di bambini nati senza la possibilità di poter usufruire di diritti e servizi.
 
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