Lunedi, 18 Dicembre 2017

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Recessione: in Picchiata PIL, Lavoro, Consumi ed Investimenti


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Abbiamo visto come secondo Il Def il Pil calerà quest'anno del 1,2% per poi crescere dello 0,5% il prossimo anno, mentre il Fondo Monetario Internazionale ha previsto una diminuzione del Pil per entrambi gli anni e pari rispettivamente a -1,9% e a -0,3%. Anche Unioncamere ha pubblicato le proprie stime sul Pil e sull'economia in generale prevedendo un calo dell'1,5% per quest'anno ed una crescita dello 0,8% nel 2013. Per l'Unione Italiana delle Camere di Commercio sarà soprattutto il Mezzogiorno a pagare il conto più salato in termini di mancata crescita, con una contrazione del Pil dell'1,8%, contro il -1,5% del Centro Italia (pari alla media nazionale) e il -1,4% e -1,3% di Nord-Ovest e Nord-Est. Le regioni che registreranno una contrazione più bassa sono Trentino Alto Adige (-1,1%), Valle d'Aosta (-1,2%) e Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna (entrambe a -1,3%), mentre quelle con la dinamica peggiore risulteranno essere Abruzzo, Molise e Basilicata (tutte con una contrazione del Pil del 2%).  

Il 2013, invece sarà l'anno della ripresa (anche se lo si diceva pure del 2011) con tutti gli indicatori che dovrebbero tornare positivi, ad eccezione dei consumi, Pil in testa. A guidare la ripresa saranno Emilia Romagna e Veneto con una crescita del Pil pari rispettivamente all'1,4% e all'1,3%, mentre il Mezzogiorno sarà ancora in difficoltà, pur facendo registrare incrementi positivi nel valore della produzione.

Tornando all'anno in corso, la domanda debole in aggiunta alle politiche restrittive connesse al risanamento dei conti pubblici e alle difficoltà del mercato del lavoro, avranno ricadute negative sul reddito delle famiglie e di lì sui consumi. La spesa per consumi dovrebbe ridursi del 2,1% mentre le difficoltà di accesso al credito faranno crollare gli investimenti del 3,8%. Anche in questo caso l'Italia sarà spaccata a metà con consumi ed investimenti in calo in maniera più contenuta al Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno.
L'export, come abbiamo visto recentemente, sarà l'unica componente positiva con le esportazioni che cresceranno del 2,8%, contribuendo ad avviare la ripresa degli investimenti.
Il capitolo più duro sarà quello del lavoro, con le imprese con meno di 10 addetti che ridurranno le assunzioni a causa della debole domanda interna. Si prevedono circa 62 mila posti di lavoro in meno per le piccole e piccolissime imprese, 33 mila posti in meno per quelle con meno di 50 addetti (e più di 9) e 35 mila posti in meno per quelle con più di 50 addetti. Insomma è prevista la perdita di 130 mila posti di lavoro ed un calo dell'occupazione dipendente del 3,3%.
A soffrire maggiormente saranno le imprese manifatturiere con il settore tessile, dell'abbigliamento e delle calzature in testa e le imprese dei servizi, ad eccezione delle imprese che offrono servizi avanzati di supporto alle imprese, per le quali è previsto un incremento di mille unità circa della forza lavoro dipendente.
 
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