Mercoledi, 24 Ottobre 2018

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“Alla Mia Sinistra” di Federico Rampini, un Atlante Politico per il Futuro


occupy wall street, indignatos,
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Poteva andare diversamente? Potevamo evitare il dominio dell’alta finanza sulle decisioni politiche, l’appiattimento dello spazio pubblico a numeri, spread, parametrici economici?
E’ questo uno degli interrogativi che Federico Rampini si pone nel suo nuovo libro: Alla mia sinistra. Lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare insieme a me Alla mia sinistra. Lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare insieme a me .
Lo scrittore cerca le risposte imponendosi una prospettiva diversa da quella abusata in tutti questi anni di dibattiti politici, sociali ed economici. Il suo è uno sguardo che scorre su un doppio binario, quello storico e quello geografico. Due approcci che corrono paralleli ma che all’occorrenza si incrociano, dando vita a interpretazioni suggestive ma non per questo meno veritiere.

Federico Rampini analizza trent’anni di pensiero politico e ci trova la vittoria delle destre, del neoliberismo e la sconfitta di una sinistra che ha perso, dopo l’exploit novecentesco, l’occasione di condurre il gioco. L’impietosa conclusione dell’autore si abbatte sui padri, politici e ideologici, della sinistra di fine Novecento: “Nessuno a sinistra è stato in grado di contrastare l’egemonia culturale della destra fondata sullo strapotere del mercato. Molti, anzi (Clinton, Blair, come anche i vecchi eredi del Pci) sono stati ipnotizzati dal micidiale intreccio di liberismo e integralismo religioso della destra.

Mentre la sinistra arrancava sulla difensiva, la destra era in grado di disegnare i contorni di un nuovo mondo”. Berlusconi, ovviamente, ma prima di lui la Thatcher, Reagan tutti capaci di offrire un sogno, lucido o semplicemente patinato, a tutti gli strati della società. Un sogno che ora, al culmine di una crisi economica scaturita dalla disinvoltura tutta destrorsa di certa finanza, si è trasformato in un incubo.
E qui si giunge al secondo interrogativo che si pone Federico Rampini. Il mondo neoliberista disegnato dalla destra è a una svolta, che probabilmente vuol dire morte. C’è dappertutto un proliferare di movimenti di protesta, più o meno organizzati, in ogni caso poco coordinati tra di loro. Riuscirà la sinistra a prendere in mano la situazione, a organizzare le istanze che vengono dal mondo giovanile, del lavoro, della cultura? Soprattutto, riuscirà a coniugarle con le ambizioni dei paesi BRIC (Brasile Russia India Cina) che, lungi dal sentire la crisi come Europe e Usa, stanno per ereditare la leadership mondiale? Proprio qui l’approccio geografico si fonde con quello storico.
Sono domande che non possono trovare risposte immediate. Il punto di partenza è il presente che offre, al tramonto di un mondo morente, l’alba – forse – di un mondo nuovo. I segni sono potenti, ma ancora non del tutto comprensibili, non completamente codificabili nel futuro linguaggio della politica. Federico Rampini elenca questi segnali: gli indignados, i manifestanti di Occupy Wall Street, Linux (che chiama “software socialista”), la filantropia illuminata portata avanti da Ray Chambers e tanto altro ancora.
La sfida maggiore per la nuova sinistra è mettere assieme queste voci e farle cantare all’unisono.
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