Domenica, 22 Aprile 2018

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ANALISI DEI LIVELLI DI INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA E DEL RAPPORTO CON LA CRIMINALITÀ


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Analisi dei Livelli di Integrazione degli Immigrati in Italia e del Rapporto con la Criminalità | Inserimento Lavoro | Cnel |

Il tema dell'integrazione degli immigrati in Italia è sicuramente uno dei più spinosi e complicati da trattare. L'Italia è infatti geograficamente portata ad attirare stranieri, soprattutto da zone dell'est europeo e dal Nord Africa, non propriamente floride dal punto di vista economico. Lo stesso forse non si può dire degli italiani, che seppur tradizionalmente benevoli verso gli stranieri negli ultimi tempi, forse anche a causa di campagne mediatiche e politiche aggressive sul tema, tendono a mostrarsi meno benevoli con gli immigrati. In questo articolo, senza voler scomodare slogan politici né concetti quali razzismo e xenofobia, vogliamo affrontare il tema del livello di integrazione degli stranieri, a partire dagli ultimi dati statistici disponibili (2008) raccolti nel "VII Rapporto sugli indici di integrazione". Il rapporto è stato realizzato dal Cnel che, analizzando i dati disponibili, ha costruito tre indici, ciascuno dei quali sulla base di cinque parametri (indicati tra parentesi):

  • Indice di attrattività territoriale (incidenza sui residenti, densità per km quadrato, stabilità/nascite, ricettività/saldo anagrafico, ricongiungimenti familiari)

  • Indice di inserimento lavorativo (assorbimento del mercato del lavoro, reddito da lavoro dipendente, differenziale retributivo di genere, lavoro in proprio)
  • Indice di inserimento sociale (dispersione scolastica, accessibilità al mercato immobiliare, concessioni di cittadinanza, coinvolgimento nella criminalità, costitutività familiare)


Sulla base di questi indicatori il Cnel ha analizzato le potenzialità di integrazione e le migliori condizioni di inserimento occupazionale nelle varie regioni e provincie italiane. Dal rapporto emerge una tendenza di fondo che vede i processi di integrazione favoriti nei contesti più piccoli, dalle famiglie, alle piccole imprese, alle città a dimensione più umana.
Dal punto di vista territoriale emerge che l'Emilia Romagna, soprattutto nelle provincie di Parma e Reggio Emilia, è la regione con le maggiori potenzialità integrative per gli immigrati. Soprattutto per quanto riguarda l'inserimento sociale dove risulta prima nella graduatoria delle regioni. Al Secondo posto nella classifica assoluta troviamo la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia, mentre gli ultimi tre posti della classifica sono occupati da Abruzzo, Puglia e Sardegna.
Nell'Analisi per aree geografiche la classifica riconosce maggiori potenzialità di integrazione nel Nord Est, seguito dal Centro, dal Nord Ovest dalle Isole e dal Sud. Per quanto riguarda l'inserimento occupazionale al primo posto spicca la Lombardia, seguita da Toscana e Lazio, con invece Umbria, Basilicata e Puglia ad occupare gli ultimi tre posti della classifica.
L'indice di attrattività territoriale vede ancora in testa la Lombardia, seguita dall'Emilia Romagna e dal Veneto, mentre agli ultimi tre posti vi sono il Molise, la Campania e la Sardegna. Da ultimo l'indice di inserimento sociale vede primeggiare nella graduatoria l'Emilia Romagna, seguita dal Friuli Venezia Giulia e dal Veneto con agli ultimi posti Piemonte, Abruzzo e Sardegna.
Nel rapporto, il Cnel evidenzia come la dinamicità delle regioni del Centro Italia, Lazio e Toscana, sia una novità e come la Sicilia (soprattutto nelle provincie di Enna, Palermo, Catania e Siracusa ) offra “le condizioni di inserimento socio occupazionale più paritarie tra immigrati e italiani”.
In Generale il rapporto evidenzia come nel nostro Paese non risultino contesti territoriali potenzialmente sfavorevoli e né fortemente incentivanti rispetto ai processi di integrazione degli immigrati.


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Interessante è anche l'appendice di commento al “Piano per l’integrazione nella sicurezza Identità e Incontro”, presentato dal governo e contenente le linee politiche programmatiche sull'integrazione degli immigrati. Il Cnel offre un commento critico al Piano, evidenziandone i limiti sulla base dell'analisi fatta dallo stesso Organo di Consulenza del quadro complesso della realtà immigratoria italiana.
Il "VII Rapporto Cnel sugli indici di integrazione" è disponibile per il download in formato pdf a questo indirizzoquesto
indirizzo

 


COMUNITÀ PIÙ NUMEROSE E ANALISI DELLA CRIMINALITÀ
Il rapporto classifica le comunità più numerose per numero di occupati nel nostro Paese, ovvero (in ordine) Romene, Albanesi, Marocchine, Ucraine e Cinesi.
Per quanto riguarda i fenomeni criminosi, il rapporto smentisce l'equazione “più immigrazione più criminalità”, sulla base dei dati 2005-2008, dai quali emerge che l'aumento degli immigrati non si traduce in un automatico aumento proporzionale delle denunce penali nei loro confronti. In più le comunità considerate come “pericolose” sono interessate da una quota percentuale di denunce penali inferiore alla loro quota sui residenti stranieri: Romania -6,5 punti, Albania -4,8 punti, Cina Popolare -1,8 punti.
Tuttavia il rapporto sottolinea come le maggior collettività africane (Marocco, Senegal, Tunisia, Nigeria ed Egitto) totalizzino il 29,6% delle denunce presentate contro gli stranieri a fronte di una quota del 18,7 % sui soggiornanti. Particolarmente critica appare l'esposizione dei marocchini.

   


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Si ringrazia l'utente elefanterosadoelefanterosado di flickr per l'immagine


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