Mercoledi, 12 Dicembre 2018

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Come Sarebbe la Crisi Se Ci Fosse Ancora la Lira?


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Marcello de Cecco, economista e docente alla Luiss di Roma, ha ipotizzato in un’intervista pubblicata sul Venerdì di Repubblica uno scenario suggestivo. Cosa accadrebbe se ci fosse ancora la lira? Risolveremmo la crisi del debito?
Domande legittime, che assumono una coloritura particolare alla luce di quanto dichiarato dall’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In una delle ultime uscite ha attaccato l’euro definendola “una moneta che non ha convinto nessuno, attaccabile dai mercati internazionali”.
Per capire cosa succederebbe se al posto dell’euro ci fosse la lira, il professor Marcello De Cecco è andato a ritroso di qualche anno, in un periodo dell’Italia molto simile a quello attuale. 1992, governo Amato. L’esecutivo doveva affrontare una paurosa crisi economica e finanziaria.

Anche allora il debito sovrano era al 120% del PIL, sebbene espresso in lire. Anche allora c’era difficoltà a piazzare i titoli di stato e anche allora lo spread era altissimo. “Più alto di quello di oggi”. Cosa fece Amato per tirare fuori l’Italia da quella situazione? Adottò una misura che era ampiamente adottata in quei casi: la svalutazione monetaria della lira. Subito calò lo spread e in poco tempo poté essere ripagata una somma discreta di debito. Basti pensare che nel 2006, ai tempi del secondo governo Prodi, il debito sovrano era sceso quasi al 100% del PIL (anche grazie politiche fiscali restrittive).

La svalutazione monetaria è uno strumento ampiamente utilizzato anche oggi, sia per gestire il debito sia per creare situazioni di vantaggio nel commercio estero. Lo fa la Gran Bretagna, che ha deprezzato la sterlina del 27% in un anno. Lo fa la Cina, che tiene costantemente lo yuan ad un valore del 30% rispetto a quello reale. La svalutazione monetaria non è possibile se la moneta è l’euro. L’impianto legislativo che regola la vita della moneta unica lo vieta espressamente. Dunque, uno a zero a favore per la lira.
C’è un ma, per giunta grosso quanto una casa. La svalutazione della moneta è utile per risolvere i problemi di debito, è vero, ma ha anche pesanti effetti collaterali. Uno di questi è l’inflazione: in Gran Bretagna, infatti, il costo della vita è salito del 5% a seguito del deprezzamento della sua valuta. E’ questa la ragione principale dell’esclusione della svalutazione dal range di misure adottabili dall’Unione Europea. La Germania, che dal primo dopoguerra ha una paura matta dell’inflazione, all’epoca dei trattati UE puntò i piedi.
Il confronto tra euro e lira rivela la sua insussistenza se si considerano i tantissimi benefici che la moneta unica ha comportato. Abbandonando la lira, l’Italia ha potuto ‘attaccarsi’ al treno della Germania: in buona sostanza abbiamo goduto di tassi d’interesse sul debito in linea con il paese della Merkel, cosa che ci ha fatto risparmiare miliardi su miliardi. Adesso le cose stanno cambiando, certo, il nostro debito rende agli investitori molto di più del debito tedesco, ma ciò è derivato dalla spaventosa crisi economica. Senza l’euro, lo ‘spread’ (la differenza tra interessi) a livelli altissimi sarebbe la regola, non l’eccezione. In definitiva, le nostalgie per la lira non hanno motivo di esistere, e infatti alla domanda “lei è contento di aver in tasca l’euro?” il professor Marcello De Cecco ha dichiarato: “Io sì. Soddisfattissimo”.
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