Mercoledi, 16 Ottobre 2019

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Giustizia: l'Italia è il Settimo Paese in Europa per Numero di Violazioni Dei Diritti Umani


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Nel 2010 l'Italia è passata dalla sesta alla settima posizione nella classifica degli Stati del Consiglio d'Europea che commettono più violazioni in materia di diritti umani. Peggio di noi in Europa, per quanto riguarda il rispetto dei diritti della persona fanno solo Turchia, Russia, Romania, Ucraina, Polonia e Bulgaria, tutti Paesi dell'Europa dell'est. É questo il quadro che emerge dalla relazione al Parlamento per l'anno 2010 realizzata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri sulla "esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dello Stato italiano".
In generale alla fine del 2010 il numero di ricorsi pendenti alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) contro l'Italia ammontava a 10208, pari al 7,3% del totale dei ricorsi riguardanti tutti i 47 paesi aderenti alla Convenzione e in crescita di circa il 30% rispetto al 2009.  Negli scorsi dodici mesi le sentenze pronunciate contro il nostro Paese sono state 98, il 42% in più circa di quelle pronunciate nel 2009. Tra queste 61 hanno constatato la violazione di almeno un articolo della Convenzione, 34 sentenze hanno determinato l'equa soddisfazione, mentre 3 sentenze non hanno accertato alcuna violazione.
Il grosso delle violazioni riguarda un tema onnipresente nella giustizia italiana, ovvero l'eccessiva durata dei processi che ha interessato 44 casi. Seguono 9 casi in cui è stata riconosciuta la non equità della procedura con la violazione del diritto di accesso ad un tribunale, 3 casi in cui è stata violata la privacy della vita familiare e 6 casi casi in cui è stato violato il rispetto del diritto di proprietà. E ancora un caso ha riguardato il divieto di trattamenti inumani e degradanti; uno la violazione della libertà di circolazione e l’ultimo la violazione del diritto al ricorso individuale.
Il problema dell'Italia sembra essere quello di non riuscire a migliorare i meccanismi della propria giustizia, finendo per dover pagare indennizzi salati “ a titolo di equa soddisfazione” a favore dei propri cittadini, pari a poco più di 7,838 milioni di euro nel 2010. Una cifra considerevole se si pensa che nel 2009 gli indennizzi complessivi ammontavano a meno della metà, ovvero a 3,292 milioni di euro. Nello specifico precisa il rapporto : “ Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha liquidato 54 sentenze di condanna, per un importo di 3,968 milioni circa per 26 pronunce del 2009, 2,644 milioni per 28 sentenze dell’anno 2010 e 1,374 mila euro a seguito di decisione di radiazione dal ruolo per intervenuto regolamento amichevole.


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Anche nel 2010 l'Italia ha subito richiami per quanto riguarda la violazione dei diritti umani dei detenuti sottoposti al regime di carcere duro 41- bis. Nello specifico la Corte europea dei diritti dell'uomo imputa all'Italia troppi ritardi nel decidere in merito ai ricorsi presentati dai detenuti contro il 41 bis che dovrebbero essere decisi in 10 giorni e che, invece, sforano di gran lunga questo termine. Per ovviare a questo problema il rapporto suggerisce di trasformare il 41 bis da regime speciale a regime ordinario di detenzione o addirittura a pena di specie diversa, inflitta dal giudice nella sentenza di condanna e derogabile in senso favorevole ai detenuti, prevedendo anche :”meccanismi di affievolimento o revoca nel corso dell’esecuzione, alla stregua di quanto accade attualmente per tutte le altre pene in genere”.

 

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