Sabato, 25 Novembre 2017

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Gli Italiani Pronti a Fare Sacrifici, ma Chiedono Meno Diversità Economiche, Più Moralità ed Onestà


Italiani, società, Censis

Nei giorni scorsi il Censis ha pubblicato il 45° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, un elaborato spaccato sull'Italia di oggi, che tocca diversi punti della società: dall'identità di popolo, al sistema di welfare, passando per i processi formativi, il lavoro, i soggetti economici e i media.
Se l'anno scorso il Censis descriveva la società italiana come appiattita e demotivata e in condizioni economiche negative, quest'anno non va molto meglio con la società descritta come : “ fragile, isolata ed eterodiretta”. Non è forte negli italiani l'identità di popolo visto che meno della metà dei cittadini si dichiara “italiano”, preferendo identificarsi in realtà locali oppure europee, ma il 57,3% del campione, spiega il Censis sarebbe disposto a sacrificare il proprio tornaconto personale per l'interesse del Paese.

Anche se il 45,7% ha poi precisato  "solo in condizioni particolari, eccezionali". 
Uno dei pilastri del nostro stare insieme è il senso della famiglia, indicata dal 65,4% come elemento che accomuna e unisce gli italiani. Seguono il gusto per la qualità della vita (25%), la tradizione religiosa (21,5%) e l’amore per il bello (20%).
Le tre parole d'ordine che gli italiani segnalano per costruire un'Italia più forte sono : la riduzione delle disuguaglianze economiche, Moralità ed onesta e rispetto per gli altri. Inoltre gli italiani sono stanchi delle furbizie e delle violazioni delle regole, infatti, ad esempio l'81% condanna duramente l’evasione fiscale: il 43% la reputa moralmente inaccettabile perché: “le tasse vanno pagate tutte e per intero, per il 38% chi non le paga arreca un danno ai cittadini onesti”

Uno degli aspetti che caratterizzano l'indagine un po' indicativo degli italiani è che la reputazione all'estero è migliore dell'autostima. Infatti nella classifica di quello che all'estero si pensa di noi ci collochiamo al 14° posto, due posti indietro rispetto al 2009. ma prima di Regno Unito, Spagna, Francia e Stati Uniti. Mentre nella classifica della reputazione che noi stessi abbiamo dell'Italia, ci collochiamo al terz’ultimo posto su 37 Paesi, dopo essere stati al 26° (su 33 Paesi) nel 2009.
In questa Italia permeata dalla crisi, gli italiani sembrano aver cambiato atteggiamento nei confronti della politica. Forse si è voltato pagina e hanno meno presa sui cittadini componenti quali la simpatica, la fascina e il carisma, gli italiani chiedono una classe dirigente di specchiata onestà sia in pubblico che in privato (59%) e che i leader siano preparati (43%), “illuminati da saggezza e consapevolezza (42,5%)”
Tre le motivazioni date come causa del ristagno economico che più di altri sta colpendo l'Italia: il deficit delle classi dirigenti, la parabola declinante della produttività e un sistema formativo poco adeguato.
Per quanto riguarda la classe dirigente, il CensisCensis, rileva tra i punti dolenti la presenza di poche donne (poco più del 20%), un'età media avanzata, una qualificazione formativa non eclatante, oltre ad una riduzione nel numero dei vertici decisionali di circa 100 mila unità negli ultimi 4 anni.
Sul fronte della produttività abbiamo perso semplicemente terreno (troppo) verso gli altri Paesi. Infatti, nel 2000, fatto 100 il livello di produttività medio europeo l'Italia presentava un valore di 117, mentre nel 2010 siamo scesi a 101, contro il 133 della Francia, il 124 della Germania, il 108 della Spagna e il 107 del Regno Unito.
Infine il sistema formativo sforna pochi diplomati e laureati e tra questi ultimi il tasso di occupazione registrato (76,6%) risulta all'ultimo posto tra i Paesi Europei.
 
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Giampaolo MacorigGiampaolo Macorig by flickr
 


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