Giovedi, 23 Novembre 2017

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Governo Tecnico: È Davvero la Morte Della Democrazia?


democrazia, governo tecnico

Silvio Berlusconi si è dimesso e Mario Monti ha formato un nuovo esecutivo. Il nuovo presidente del Consiglio, nonostante la nomina a senatore a vita, non è una personalità politica ma puramente tecnica. E’ stato commissario dell’Unione Europea e in quella veste, oltre che in quella di professore, si è guadagnato l’apprezzamento della comunità internazionale.
La nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio non è passata attraverso un responso elettorale. Non sono stati i cittadini a eleggerlo. Secondo la Lega Nord e alcuni esponenti del Pdl la vicenda Mario Monti sancisce la sconfitta della democrazia.

Molti analisti politici ritengono che dietro quest’affermazione ci siano motivazioni prettamente politiche: la Lega è alla ricerca di una ‘verginità politica’, di un ritorno alle origini che trova le sue fondamenta in un legame strettissimo con la base elettorale e dunque in un approccio diretto alla democrazia. Proviamo tuttavia ad analizzare il fatto isolandolo dall’attuale contesto partitico: il governo tecnico – perché è da tecnici e non da politici che è formato l’esecutivo Monti – rappresenta davvero la morte della democrazia?

Davvero la mancanza di legittimità popolare lo mette in contrasto con il normale processo democratico?
Il fondamento della democrazia, almeno in Italia, è la Costituzione. Ovviamente la nomina di Mario Monti rientra nello spazio tratteggiato dalla Carta. Nondimeno, proprio nella Costituzione sono contenute le risposte alle pesanti riserve espresse dalla Lega e dagli altri soggetti politici contrari alla nascita del governo tecnico. Una di queste riserve è riassumibile con quest’affermazione: “La nomina di Monti è anti-democratica perché Monti non ha ricevuto nessun mandato popolare”. E’ una frase che, a ben vedere, non ha senso. Secondo l’attuale legislazione non è il cittadino che sceglie il presidente del Consiglio. La prerogativa è del Capo dello Stato che la applica dietro consiglio (quindi scelta) del Parlamento. E’ solo la prassi a ‘costringere’ un partito o una coalizione a indicare il candidato premier. E’, per l’appunto, solo un’indicazione e infatti il Parlamento, se solo lo volesse, potrebbe votare benissimo la fiducia al governo presieduto da un’altra persona. Ed è proprio quello che sta succedendo, secondo Costituzione, secondo democrazia: il Parlamento vota la fiducia a Mario Monti. La riserva decade, dunque, perché nessun elettore italiano ha mai votato direttamente un primo ministro e mai lo farà (a meno di ritoccare la costituzione).
Allo stesso modo, l’affermazione “Il governo tecnico non è democratico perché non è stato scelto dai cittadini” non ha senso: nessuno governo è mai stato deciso, almeno in Italia, dai cittadini. Gli elettori sapevano per caso la composizione del governo Berlusconi quando votarono nel 2008? Ovviamente no.
Nel prossimo articolo analizzeremo la legittimità della nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio sia storicamente che "filosoficamente".

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