Martedi, 24 Aprile 2018

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I Grandi Sprechi Della Spesa Pubblica: Sanità, Pubblica Amministrazione, Istruzione e Welfare


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Le informazioni che trapelano dalla relazione della Commissione Giarda, uno dei quattro tavoli per la riforma fiscale, raccontano la solita Italia, quella Campione del Mondo per quanto riguarda sprechi ed inefficienze. Un vecchio adagio che in un'ottica di riforma costituirebbe una buona notizia, se si volessero cambiare le cose, perchè fornirebbe dei campi di intervento ampi in cui razionalizzare le risorse, senza ricorrere a modifiche strutturali o all'inasprimento della tassazione. D'altro canto alcune delle osservazioni emerse dalla Commissione sono già note da tempo, senza che nessuno via abbia mai messo meno, per cui, anche questa volta le sensazioni non sono molto positive. Vediamo allora quali sono le aree di spreco in cui si dovrebbe intervenire.
In primo luogo l'utilizzo del capitale umano nel settore pubblico, dove capita di frequente che due impiegati facciano il lavoro per cui uno solo sarebbe sufficiente. A ciò si associa l'adozione di tecniche di produzione sbagliate che aumentano i costi oltre il necessario, soprattutto perchè si utilizza molta manodopera e pochi macchinari. Per finire la pubblica amministrazione opera con modelli di produzione definiti come “antichi e chiaramente più inefficienti e costosi di quelli che si avrebbero utilizzando tecnologie più avanzate e innovative”. Insomma una bocciatura senza appello, che però fornisce tre esempi concreti di intervento, tra i quali soprattutto l'ultimo potrebbe essere avviato senza stravolgere il tessuto sociale della Pubblica Amministrazione.
Ricordiamo in proposito che anche negli uffici pubblici locali tecnologicamente più al passo con i tempi, la mancanza di adeguata formazione del personale porta, secondo L'Aica, ad uno spreco di costi di oltre 205 milioni di eurospreco
di costi di oltre 205 milioni di euro. Mentre secondo la Cgia di Mestre con una pubblica amministrazione efficiente come quella tedesca risparmieremmo 75 miliardi l'annocon
una pubblica amministrazione efficiente come quella tedesca
risparmieremmo 75 miliardi l'anno.
La commissione poi sottolinea tre capisaldi dello spreco, ovvero la sanità, l'istruzione e l'università, ambiti in cui le aree di intervento sarebbe molteplici. Nel rapporto si sottolinea che: “le decisioni di spesa su questi tre grandi e importanti comparti non prevedono il criterio di valutazione comparata dei benefici associati all'aumento o alla contrazione della spesa in un settore rispetto all'altro". Sul fronte della sanità basta ricordare ad esempio che secondo il Codacons eliminando gli sprechi non ci sarebbe bisogno di fare tagli ai piani sanitari delle regionieliminando
gli sprechi non ci sarebbe bisogno di fare tagli ai piani sanitari
delle regioni. Senza dimenticare i casi in cui uno stesso medicinale ha spesso un prezzo differente da Asl a Asl, o quelli in cui la tariffa per una medesima prestazione ambulatoriale varia da regione a regionemedesima
prestazione ambulatoriale varia da regione a regione.
Sanità che secondo l'Istat assorbe il 13,8% della Spesa Pubblica Italiana13,8%
della Spesa Pubblica Italiana, ma che tra il 2006 e il 2009 è cresciuta del 2,9% contro un incremento del Pil dello 0,8.


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Incrementi record per la spesa dei prodotti farmaceutici (+14,1%) e per quella relativa all'acquisto di beni e servizi (+7,6%).
Per quanto riguarda l'istruzione, l'Italia dedica a questo ambito l'11,5% della spesa, meno della media europea, tuttavia ben l'81,5% dei 42 miliardi che lo Stato ogni anno paga per l'istruzione scolastica è assorbito dalle spese per il personale.
Infine capitolo welfare, la commissione Giarda critica l'assistenzialismo italiano, sottolineando che: “Le politiche di sostegno dei redditi degli individui o delle famiglie bisognose possono generare disincentivi che riducono la crescita dell'economia e trasformano le condizioni temporanee di bisogno in condizioni permanenti di dipendenza". Un accusa che soprattutto per quanto riguarda le famiglie sembra un po' troppo severa, soprattutto visto che per quanto riguarda la spesa per il welfare di sostegno alla famiglia e alla maternità siamo la maglia nera d'Europaspesa
per il welfare di sostegno alla famiglia e alla maternità siamo la
maglia nera d'Europa.

 

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