Domenica, 18 Agosto 2019

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La Crisi Del Debito Europea Influisce Sulla Politica Economica Della Cina


Cina, debito, inflazione, export
La Cina è la seconda economia del mondo, caratterizzata da una crescita del 9-10% l’anno. Quando si parla di economie emergenti si pensa ad un mondo a parte. Il mondo effettivamente viaggia a due velocità (da un lato Usa ed Europa in affanno, dall’altro i paesi BRIC – Brasile Russia India Cina in forte crescita), ciò non toglie che le parti interagiscano, e anche molto. L’interdipendenza tra economie, stati nazionali e istituzioni è uno dei tratti distintivi del mondo globalizzato.
In questa prospettiva è fisiologico che anche la Cina risenta della crisi che sta sferzando l’Occidente con lo spettro dell’insolvenza del debito pubblico. Il Dragone, a quanto pare, interverrà per impedire il collasso per lo meno dell’Eurozona.

Nel frattempo le autorità di Pechino stanno adattando la politica economica allo scenario europeo, peggiorato negli ultimi mesi. I cambiamenti coinvolgono i fronti caldi dell’agenda economica cinese e sono finalizzati ad annullare l’effetto più immediato della crisi europea: il calo dei consumi nel Vecchio continente, che si traduce in un calo dell’export cinese.
Il fronte più caldo è quello della lotta all’inflazione. La Cina, complice una crescita economica sfrenata e una bolla immobiliare in via di detonazione, è stata caratterizzata nell’ultimo anno da un aumento vertiginoso dell’inflazione.

Il problema è molto sentito dalle parti di Pechino: un alto costo della vita impedisce la svolta verso quella ‘società dei consumi’ cui i policy maker asiatici mirano. Da un po’ di tempo a questa parte, dunque, il governo ha deciso l’aumento delle riserve obbligatorie per le banche in modo da frenare l’eccesso di liquidità. Questo provvedimento ha causato una crisi creditizia nelle piccole medie imprese cinesi che, non potendo più contare su prestiti regolari, si sono rivolte a modalità di prestito irregolari. Risultato: molte pmi stanno fallendo, soprattutto a Wenzhou, epicentro della crisi.
Ed ecco che si arriva al secondo fronte: l’export. Con l’Europa in ginocchio, calerebbero ulteriormente i consumi del Vecchio continente e di conseguenze anche le esportazioni cinesi verrebbero minacciate. 
Dunque, cosa bolle in pentola a Pechino? Semplicemente (si fa per dire, il cambiamento è decisivo) è in programma un ritocco al ribasso delle riserve obbligatorie per le banche. Questo provvedimento innescherebbe una reazione a catena virtuosa; in primis le pmi cinesi accederebbero al credito e, risanate nel bilancio e nello ‘spirito’, sarebbero pronte alla sfida dei prossimi mesi: garantire all’export cinese un volume sufficiente nonostante il calo di consumi prospettabile in Europa. 
A ispirare il dibattito su questa misura – che di fatto contraddice quanto fatto fino a questo punto – sono le notizie riguardanti l’inflazione. I dati riferiti a settembre sono confortanti: dopo il piccolo di luglio (+6,7%), l’indice dei prezzi al consumo sta rallentando la sua corsa al rialzo (ora è a +6,1%). 
I rischi sono comunque tanti: l’inflazione non è un problema risolto. Basti pensare che l’optimum deciso dal governo per il 2011 è il 4%. E’ palese che la Cina abbia operato una scelta politica: tra il rischio di un export in crisi e il rischio di un inflazione galoppante, Pechino pensa che sia più pericoloso il primo.

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