Martedi, 16 Luglio 2019

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L'Italia e l'Anno Della Non Ripresa, In Picchiata Consumi, Redditi e Lavoro


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Da più parti abbiamo letto come il 2012 sarà un anno duro per famiglie e per l'economia italiana nel suo complesso, a causa di un crescita economica che andrà a ridursi significativamente e per gli effetti della manovra finanziaria su redditi e consumi. 
Dello stesso avviso è anche il rapporto Confesercenti-RefConfesercenti-Ref, che definisce proprio il 2012 come l'anno della non ripresa, dove il Pil crescerà solamente dello 0,4% (comunque il doppio di quanto previsto da Confindustria) e dove i consumi delle famiglie scenderanno dal +0,6% di quest'anno ad un misero +0,3%.

Secondo quanto si legge nel rapporto la ripresa economica in Italia è stata decisamente modesta ed è coincisa più che altro con una fase di attesa in cui si è assistito ad un aumento del tasso di disoccupazione complessivo. Un aumento in parte limitato dalla presenza della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali, mentre dall'altra parte la diffusione di forme di scoraggiamento, soprattutto al sud, ha fatto si che gli indici ufficiali sottostimassero gli effetti reali della disoccupazione nel nostro Paese.
In ogni caso la debolezza della ripresa è stata percepita, oltre che nei numeri, anche nella vita reale, dove l'aumento dell'inflazione, sospinta dai rincari di materie prime e prodotti petroliferi, ha fatto si che il potere d'acquisto delle famiglie rimanesse limitato nella crescita. Ciò nonostante le famiglie hanno manifestato una dinamica dei consumi positiva, seppur lievemente, che trova la sua giustificazione nel ricorso ai risparmi precedentemente messi da parte, riuscendo di fatto ad andare avanti solo, riducendo la frazione di reddito risparmiata. Il risultato è stata una riduzione ulteriore del tasso di risparmio delle famiglie (una delle caratteristiche tipiche del nostro Paese), iniziata per la verità ad inizio millennio con l'introduzione dell'euro. Un meccanismo, quello della riduzione del risparmio per sostenere i consumi che non potrà proseguire a lungo, soprattutto visto che gli effetti della manovra andranno a ridurre nuovamente il reddito disponibile a causa della maggiore pressione fiscale.

Sul fronte delle imprese, l'incertezza complessiva che si respira, abbinata alla difficile posizione finanziaria, farà si, secondo il rapporto, che il ciclo degli investimenti partirà in ritardo, rispetto alle economie che sono in una fase più avanzata del ciclo economico. Il risultato è con tutta probabilità quello di un sistema imprenditoriale che si muove su ritmi insufficienti per riportare il Paese a crescere in maniera sostenibile, visto anche il fardello del debito che ci portiamo dietro. Stando alla previsioni di Confesercenti-Ref, ai ritmi attuali i livelli di prodotto interno lordo raggiunti precedentemente la crisi non si rivedranno prima del 2015. Un rischio che difficilmente potremmo correre visto che l'obiettivo del Pareggio di Bilancio, da raggiungere nel 2013, inserito nella manovra finanziaria per il 2013 fa affidamento a tassi di crescita difficilmente raggiungibili (incremento del Pil dell’1.3 per cento nel 2012 e dell’1.5 nel 2013). Il pericolo all'orizzonte è quello della necessità di ulteriori manovre correttive che compensino le minor entrate fiscali, ma che, con tutta probabilità avrebbero un ulteriore effetto depressivo sulla crescita, soprattutto se declinate in un ulteriore inasprimento della pressione fiscale.

 

QUALI SOLUZIONI
Confesercenti è convinta, stante la necessità di tenere i conti in ordine, che sia urgente lanciare una grande operazione sviluppo che lavori concretamente su progetti utili al futuro del Paese.
In primo luogo si renderebbe necessario, recita il rapporto, aumentare il clima di fiducia, garantendo quindi alle imprese la possibilità di programmare investimenti (e di assumere personale) e alle famiglie di agire con più serenità sulle decisioni di spesa per il futuro. Segue la necessità di riallineare il sistema pressione fiscale-welfare, che ora offre un livello di servizi decisamente scarso rispetto alle tasse pagate. Per far questo bisogna agire con decisione nel tagliare la spesa improduttiva e gli sprechi, razionalizzando la spesa per acquisti con l'obiettivo di portare il debito pubblico sotto il tetto del 100%. Obiettivo da raggiungere anche tramite la vendita di una parte del patrimonio dello Stato (una vendita del 5% del patrimonio non utilizzato potrebbe fornire circa 3 punti di PIL, ovvero 50 miliardi) e l'alienazione di partecipazioni pubbliche in Enti non strategici.degli EELL e di ridurre la partecipazione pubblica in Enti non strategici.  

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