Giovedi, 15 Novembre 2018

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Nell'Ultimo Decennio l'Italia ha Realizzato la Peggiore Performance Produttiva tra i Paesi Dell’UE


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“L'Italia ha pagato, a causa della recessione, un prezzo elevato in termini di produzione e di occupazione, ma ne ha anche limitato l’impatto sociale ed ha evitato crisi sistemiche analoghe a quelle di altri paesi” Con queste parole, il Presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, ha presentato oggi il Rapporto Annuale sulla situazione del Paese nel 2010Rapporto
Annuale sulla  situazione del Paese nel 2010. Certo alcuni elementi storici della nostra economia come la ricchezza e la solidità delle famigliesolidità delle famiglie , unità ad un efficiente sistema di ammortizzatori sociali e al rigore tenuto sui conti pubblici, hanno permesso che la caduta del reddito prodotto, (la più forte tra i grandi paesi industrializzati), non si sia trasformata in una crisi sociale di ampie dimensioni”. Il sistema Italia appare più vulnerabile di qualche anno fa, visto che per fronteggiare le recenti difficoltà l’economia e la società italiana hanno eroso molte delle riserve disponibili.
Il rapporto sottolinea che a livello Macroeconomico, il 2010 ha rappresentato una anno di ripresa per l'economia mondiale con il Pil che è cresciuto, a parità di poter d'acquisto del 5%. In Europa questa fase di ripresa è stata più discontinua e disomogenea, con la Germania, da un lato a fare da traino (pil +3,6%) e Italia e Francia a fare da freno (+1.3% e +1,6%).

Il dato più drammatico per il nostro Paese è che tra il 2001 e il 2010 l'Italia ha realizzato la peggiore performance produttiva tra tutti i paesi dell’Unione europea, con un tasso medio annuo di aumento del Pil di appena lo 0,2%, a fronte dell’1,1% rilevato per l’area dell’euro. Un dato che testimonia come le difficoltà del nostro Paese siano piuttosto strutturali e non riconducibili solamente all'ultimo triennio di crisi. Va detto che durante gli anni della Crisi proprio l'Italia, assieme alla Germania, è stato uno dei Paesi che ha subito maggiormente la caduta del Pil, tra i grandi Paesi Europei. Tuttavia mentre l’economia tedesca ha già recuperato gran parte del reddito perduto, l’Italia presenta ancora un forte divario rispetto ai livelli pre-crisi.
L'economia italiana appare molto dipendente dall'andamento del settore manifatturiero, la cui caduta della produzione industriale durante il 2009 (-18,9%) è stata solo parzialmente compensata dalla crescita del 2010 (+6,4%). Al netto dei fattori stagionali, l’attività produttiva, sottolinea il rapporto, ha recuperato circa l’11% rispetto al minimo toccato nel marzo 2009, ma rimane molto al di sotto dei livelli precedenti la crisi.
L’andamento dei consumi delle famiglie è stato condizionato dal calo del potere d’acquisto, diminuito del 3,1% nel 2009 e poi ancora dello 0,6% nel 2010. Per cui le famiglie italiane sono state costrette ad erodere il tasso di risparmiotasso di risparmio , sceso al livello più basso tra tutte le altre grandi economie dell’area dell’euro.


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OCCUPAZIONE
Tra il 2008 e il 2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità. Più della metà di questi nuovi disoccupati risiedevano nel Mezzogiorno, dove l'occupazione è tornata sui livelli dell’inizio del decennio. La contrazione ha riguardato anche il Nord (-1,9 per cento%, pari a 228 mila unità in meno), mentre le regioni centrali sono passate sostanzialmente indenni attraverso la crisi.
I giovani tra i 18 e i 29 anni sono stati i più colpiti dalla recessione, con una perdita di 482 mila unità nel biennio 2009-2010. Il tasso di occupazione specifico che era già passato dal 49,7% del 2004 al 47,7% del 2008, è diminuito di altri sei punti percentuali. Nel 2010, rileva il rapporto risultava occupato circa un giovane su due nel Nord e meno di tre su dieci nel Mezzogiorno.

In generale comunque nell'ultimo biennio è aumentata la disoccupazione e l’inattività, con il tasso di disoccupazione che è passato dal 6,7% del 2008 all'8,4% del 2010, dato, quest'ultimo che è rimasto però decisamente al di sotto di quello europeo, anche grazie al ricorso alla CigCig.

 

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