Giovedi, 15 Novembre 2018

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OCSE: IL 51% DEL LAVORO DERIVA DALL'AUMENTO DELL'OCCUPAZIONE DEI NATIVI E IL 39% DALLA MIGRAZIONE


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É stato presentato oggi a Roma da parte dell’Onc-Cnel, l'annuale rapporto Ocse-Sopemi (Sistema di Osservazione Permanente sulle Migrazioni): “International Migration OutlookInternational
Migration Outlook” sul fenomeno dell'immigrazione nei Paesi Sviluppati. Il rapporto oltre ad analizzare l'influenza della crisi economica sui flussi migratori, esamina anche l'impatto che l'immigrazione ha avuto sui cambiamenti socio-economici nei vari Paesi. Inoltre viene anche analizzato il ruolo che i flussi migratori per quanto concerne lo sviluppo dell'occupazione, anche in relazione alle politiche sull'immigrazione adottate nei vari Paesi.


PRINCIPALI CONSIDERAZIONI
L'immigrazione regolare permanente degli stranieri è calata del 6% nel 2008, il primo declino dopo cinque anni di crescita media dell'11%. Il calo, pur non essendo uniforme in tutti i Paesi Ocse, ha continuato anche nel corso del 2009, conseguentemente alla crisi economica. La migrazione verso le aree di libera circolazione ha costituito circa il 25% della migrazione totale nell'area Ocse (2008) e il 44% in Europa. In Portogallo, Spagna, Regno Unito e Italia la migrazione dei lavoratori è stata elevata nel corso del 2008, con il 20-30% di immigrati permanenti giunti per ragioni lavorative.
Anche la migrazione temporanea ha subito un rallentamento nel 2008, a causa delle difficoltà dovute alla crisi economica, pur rimanendo comunque elevata. Nel 2008 oltre 2,3 milioni di lavoratori immigrati temporanei, infatti, sono giunti nell'area Ocse, il 4% in meno dell'anno precedente. Dall'altra parte l'Ocse ha rilevato un aumento delle richieste di asilo in seno ai Paesi Ocse, che invece risultavo in diminuzione negli anni precedenti. Il maggior numero di richieste è arrivato agli Stati Uniti (39.400), mentre Francia, Canada, Regno Unito e Italia ne hanno ricevute oltre 30 mila. Norvegia, Svezia e Svizzera risultano i principali Paesi di accoglienza in termini pro-capite, mentre Iraq, Serbia e Afghanistan figurano tra i maggiori Paesi di origine.
Per quanto riguarda gli studenti internazionali, il rapporto evidenzia come il numero sia più che raddoppiato tra il 2000 e il 2007, arrivando a superare i 2 milioni. Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Australia sono le principali mete scelte dagli studenti, sebbene i maggiori aumenti relativi (in percentuale) sono stati registrati in Nuova Zelanda e in Corea, seguite da Paesi Bassi, Grecia, Spagna, Italia e Irlanda. Per quanto riguarda il nostro Paese ricordiamo, però, che secondo la Fondazione Migrantes le università italiane attraggono solo il 3,1% degli stranierile
università italiane attraggono solo il 3,1% degli stranieri, pari a meno di un terzo della media Ocse (10%).
Tornando al rapporto, l'Ocse sottolinea come i 20 principali Paesi di origine in termini di flusso hanno inciso per oltre la metà del flusso totale nel 2008, con in testa Cina, Polonia, India e Messico. Rispetto all'inizio del millennio gli incrementi maggiori in termini di flussi si sono registrati dalla Colombia, dalla Cina, dalla Romania e dal Marocco.


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Dati i tassi attuali di flussi migratori, si osserverebbe un aumento della popolazione in età lavorativa dell'area Ocse, dell'1,9% tra il 2010 e il 2020, rispetto all'8,6% di crescita osservata tra il 2000 e il 2010. Tra il 2003 e il 2007, il 59% della crescita demografica è stata dovuta all'immigrazione. Da questo punto di vista ricordiamo che secondo l'Istat senza l'apporto dei cittadini stranieri (sia per quanto riguarda le dinamiche naturali che quelle migratorie) l'Italia sarebbe un Paese con popolazione in diminuzioneItalia
sarebbe un Paese con popolazione in diminuzione.
In generale, il 51% della crescita occupazionale deriva dagli incrementi del tasso occupazionale dei soggiornanti e il 39% dalla migrazione internazionale, con notevoli variazioni in seno ai Paesi OCSE. In generale rileva il rapporto i Paesi nei quali la crescita occupazionale è stata principalmente il risultato di apporti esterni hanno visto i propri tassi occupazionali attestarsi al di sotto della media OCSE.
L'aumento della disoccupazione tra il 2008 e il 2009, per effetto della crisi economica, è stato maggiore tra i nati all'estero piuttosto che tra i nativi in quasi tutti i Paesi OCSE. La riduzione totale dell'occupazione giovanile (15-24 anni) è stata del 7% dopo il secondo trimestre del 2008, mentre è stata quasi doppia per i giovani immigrati. Nello specifico la disoccupazione dei giovani immigrati ha raggiunto nel 2009 il 24% nell'Europa dei 15, ill 20% in Canada il 15% negli Stati Uniti.

 

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