Giovedi, 23 Novembre 2017

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Petrolio: il Braccio di Ferro tra Iran e Usa Apre la Strada ad una Nuova Crisi?


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“E’ uno dei quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Così l’ha descritto Edward Adyeni, esperto ‘del petrolio’, nelle colonne del Washington Post. In effetti, uno shock petrolifero è giusto ciò che manca per dare il colpo di grazie a un’economia già falcidiata dalla crisi.
Il pericolo viene dal braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran, rinvigorite dai progressi che il paese asiatico sta inanellando sul fronte dell’arricchimento dell’uranio e dalle ultime vicende ‘marittime’. Il governo iraniano ha minacciato di attaccare le imbarcazioni degli Stati Uniti se oseranno nuovamente attraversare il Golfo Persico. Una provocazione che ha inasprito i rapporti tra i due stati e ha messo in agitazione Israele, bersaglio (per ora solo di invettive) da parte di Ahmadinejad.
Non sarà necessaria una guerra per far esplodere un nuovo shock petrolifero.

Certo, in caso di un conflitto armato, si avrebbe la certezza della debacle dell’oro nero. Tuttavia, è sufficiente che l’Iran blocchi lo Stretto di Hormuz, un evento verificabile anche a causa di una semplice crisi diplomatica, per scatenare effetti disastrosi dal punto di vista economicio e sociale. Perché Hormuz è così importante? Situato tra l’Iran e la Penisola Arabica, lo Stretto di Hormuz è il braccio di mare privilegiato dalle rotte del petrolio. Dal canale passa l’oro nero diretto in Europa e negli Stati Uniti e Asia. Non tutto, ma una buona parte. La maggior parte di quello estratto in Medio Oriente. Transitano, infatti, ogni giorno dallo Stretto di Hormuz qualcosa come 17 milioni di barili, un terzo del commercio globale di petrolio.
Le sanzioni americane rischiano di chiudere il rubinetto. I loro effetti sono già sotto gli occhi di tutti, prima ancora di essere applicate.

Giappone e Corea del Sud stanno per diversificare le loro importazioni, l’India ne sta discutendo. Persino la Cina, a parole ‘amica’ di Teheran e dunque ostile all’ipotesi sanzioni, sta cercando strade diverse.
Stanno pensando ad una soluzione anche i produttori. Un blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran causerebbe profondi disagi ai grandi esportatori di greggio della zona, come gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. Proprio i governi di questi due paesi stanno realizzando un condotto alternativo, il cui progetto è noto con la sigla ADCOP (Abu Dabi Crude Oil Pipe Line). Il condotto collegherà i giacimenti di Ashan, ad ovest della capitale deglI EAU, con il porto di Fujairah, affacciato sul Golfo dell’Oman. A regime, sarà in grado di trasportare 1,8 milioni di b/g (equivalente al 70% della produzione degli emirati).
Gli Stati Uniti incoraggiano sia la costruzione del nuovo condotto sia i tentativi di diversificazione delle esportazioni. Questo per due motivi principali: in primo luogo, la comunità internazionale appoggerà un comportamento aggressivo degli americani solo nel caso in cui questo non danneggi l’approvvigionamento di oro nero; in secondo luogo, si sventerebbe uno shock petrolifero, in grado veramente, in tempi come questo, di rappresentare “uno dei quattro cavalieri dell’Apocalisse”.
 
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