Martedi, 20 Novembre 2018

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Privilegi Dei Parlamentari: Ecco le Agevolazioni Che Monti Non Ha Toccato


politica, governo, privilegi

C’è una obiezione comune che si sente ripetere dai cittadini che aspettano la nuova stangata correttiva a breve attuata dal Governo Monti: perché non partire con la riduzione dei privilegi parlamentari? Perché non sono proprio i politici a dare il buon esempio?
E la frustrazione del cittadino medio al quale vengono chiesti ulteriori sacrifici a fronte delle contraddizioni che ancora permeano la situazione politica italiana è comprensibile. Mario Monti, dopo il giuramento ufficiale, ha garantito “aboliremo i privilegi”: e tutti i cittadini hanno respirato un’aria di rinnovata fiducia verso un esecutivo rispettato e rispettabile. Ma come sarebbe stata attuata questa abolizione?
Il primo passo è stato l’abolizione dei vitalizi futuri (proposta dal Governo e votata dal Senato), ovvero quelli a partire dalla prossima legislatura.

La prima perplessità riguarda senza dubbio il parere favorevole di politici che fino a quattro mesi fa si erano dichiarati contrari all’introduzione di questo punto nell’ordine del giorno. Era agosto quando i politici italiani, senza manifestare alcuna vergogna, avevano promosso dei tagli ai costi della politica pari allo 0,71 %. Eppure si potrebbe sempre sperare in una redenzione tardiva, comunque apprezzabile. Può la crisi aver risvegliato le coscienze dei parlamentari?

Ma anche a voler essere ottimisti e benevoli, questa riforma non può non palesare la sua insufficienza. Si parla di abolizione dei vitalizi e subito si canta vittoria ma prima di convincersi di aver inflitto un duro colpo alla “Casta”, vale la pena soffermarsi su un aggettivo fondamentale, FUTURI. Quelli acquisiti, sebbene in modo “iniquo” e anacronistico, da coloro che oggi ci invitano a fare dei sacrifici sono dunque salvi? Al momento pare di si. L’escamotage è quello di richiamare il principio della garanzia costituzionale, lo stesso che troppo spesso viene messo da parte quando si tratta della gente comune. Non dovrebbe allora lo stesso principio valere per tutti i lavoratori assunti con le vecchie regole per la pensione? Il principio costituzionale da richiamare appare dunque quello dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, parlamentari inclusi. Una volta appurato che il vitalizio non è equo perché 2.330 parlamentari dovrebbero continuare ad incassarlo? Parliamo di 219 milioni di euro l’anno. Finora bastava un solo giorno in parlamento per avere diritto ad un vitalizio mensile di 3.108 euro.
Una riforma che appare una mezza giustizia. E nel frattempo ai cittadini non resta che sperare che almeno questo governo resti sobrio e non impari presto ad agire da “politico”. A questo proposito il dubbio non riguarda solo lo stipendio mensile di 25mila euro al mese per il Presidente del Consiglio (che, se la crisi fosse superata sarebbero ben meritati) ma anche alcuni episodi che lasciano perplessi, come la notizia secondo cui il neo ministro Piero Giarda abbia usato un elicottero dei Vigili del fuoco per recarsi da Trento a Roma in occasione del giuramento.

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