Lunedi, 23 Aprile 2018

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Sempre Meno Italiani si Reputano Parte Del Ceto Medio, 6 su 10 Vedono un Futuro Grigio per i Giovani


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Il perdurare degli effetti della crisi, con una ripresa economica più annunciata che percepita, continua ad aumentare il livello di insoddisfazione degli italiani. Abbiamo visto spesso come la mancata ripresa dell'occupazionemancata ripresa dell'occupazione sia uno dei responsabili principali sia della bassa crescita del nostro paese che della contrazione dei consumi delle famiglie. Oggi vogliamo concentrarci sul capitale sociale italiano, più specificamente sul rapporto tra italiani economia e lavoro. Ad esplorare questo tema tema è l'osservatorio “capitale sociale - gli italiani, l'economia e il lavorocapitale
sociale - gli italiani, l'economia e il lavoro” di Demos, realizzato trimestralmente collaborazione con Coop. Stando a quanto riportano i dati raccolti, per la prima volta le persone che si pongono nella "classe operaia" o fra i "ceti popolari" superano, per estensione percentuale, quelli che si sentono "ceto medio". Insomma rispetto ad anni in cui si è sostenuto la sostanziale scomparsa, o diminuzione della classe operaia, ora, si sta assistendo ad un andamento quasi opposto. Analizzando i numeri, quasi la metà della popolazione (il 48,3%) sostiene di sentirsi parte della classe operaia (38,7%) oppure "popolare" (9,6%). Dall'altra parte abbiamo un 42,8% che si ritiene facente parte del ceto medio, e un 6,5% che si definisce “Borghesia (o ceti superiori)” o “classe dirigente”.
Analizzando l'evoluzione nel tempo del senso di appartenenza ad una determinata classe sociale, notiamo che da maggio 2006 a maggio 2011 la percentuale di coloro che si considerano “ceto medio “ è scesa dal 52,7% al 42,3%. Mentre nello stesso periodo la percentuale di coloro che si considera parte del ceto popolare o della classe operaia è salita dal 39,5% al 48,3%.
In leggera crescita è invece la quota di coloro che si ritiene parte delle classi più elevate (classe dirigente, alta borghesia), che è passata dal 6% al 6,4%
.
Passando al tema del lavoro, in media il 21,1% degli italiani considera il proprio lavoro come precario. In testa troviamo i liberi professionisti (44,2%), seguiti dagli operai (26,7%), dai commercianti e artigiani (20,2%) dagli impiegati , tecnici e dirigenti (13,6%) e dagli imprenditori (2,3%). A livello geografico la percentuale più alta di lavoratori che si sentono precari, indipendentemente dalla mansione, si registra nel Mezzogiorno (26,7%), seguito dal Centro (23,2%), dal Nord-ovest (18,9%) e dal Nord-est (14,8%).


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Come abbiamo visto anche in una recente ricerca dell'Adecco, ritorna in auge il lavoro da Impiegatoritorna
in auge il lavoro da Impiegato, rispetto ad un passato dove in tanti sognavano un lavoro in proprio.
Secondo Demos, rispetto ad ottobre 2004 la percentuale di chi sceglierebbe per sé o per i propri figli un lavoro in proprio è passata dal 31% al 23%, mentre contestualmente quella di chi sogna un posto alle dipendenze di un ente pubblico è passata dal 25,8% al 29,2%. Aumenta leggermente anche chi sogna un lavoro da libero professionista da 21,5% a 22,7%, mentre è stabile la quota di persone che vorrebbe lavorare come dipendente in una grande impresa.
Infine rispetto ad un anno fa è aumentata la percentuale di chi pensa che i giovani del futuro avranno una posizione sociale ed economica peggiore rispetto a quella dei loro genitori. Nello specifico si è passati dal 57,8% di un anno fa al 62,5% odierno. Così se nel novembre 2008 la percentuale di chi si dichiarava favorevole ad una scelta di carriera all'estero per i giovani era il 48,8%, oggi è ben il 58,8% del campione che ritiene l'estero come unica via per far carriera.

 

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