Mercoledi, 12 Dicembre 2018

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Welfare, Sostegno Ai Disoccupati e Produttività i Punti Deboli Dell'Italia


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Nei giorni scorsi il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, dopo aver incontrato Mario Monti ha fatto il punto sulla situazione economica italiana e sulle decisioni assunte dall'esecutivo, in un mix tra gioie e dolori. Cominciamo dalle note positive. L'Ocse ha sostanzialmente approvato le misure messe in atto dal Governo Monti soprattutto per quanto riguarda il pacchetto liberalizzazioni che secondo l'Organizzazione per lo Sviluppo Economico potrebbero portare ad una crescita dell'8% in 10 anni ( Monti aveva parlato di una crescita del 10% in sede di presentazione del pacchetto). Metà di questa crescita dovrebbe provenire dall'apertura del mercato delle professioni, con buona pace dei diretti interessati, che per la cronaca hanno subito contestato i dati. Giudizi positivi sono stati espressi da Gurria anche per quanto riguarda le misure assunte in tema di tasse e lotta all'evasione fiscale. Lo stesso dicasi della scelta del Governo di porre il tema della precarietà e della creazione del lavoro al centro della propria agenda.  

A proposito di agenda stupisce un po' il fatto che non sia stata nominata come scelta positiva quella di aver finalmente dato il via in Italia all'Agenda Digitale, tema colpevolmente trascurato dai precedenti governi e che può costituire un vero e proprio volano per la crescita.

LE NOTE DOLENTI: WELFARE, SOSTEGNO DEI DISOCCUPATI E PRODUTTIVITÀ

Una volta espresso apprezzamento per la pianificazione del lavoro iniziata da Monti, l'Ocse ha però snocciolato una serie di statistiche, alcune della quali già riportate nell'Outlook sul nostro Paese che ci riportano un po' più alla realtà.
La spesa pubblica italiana, nonostante il suo ammontare complessivo, viene impiegata in maniera marginale per il welfare. In concreto nel 2007 (ultimo anno disponibile) risultava pari complessivamente al 24,9% del Pil, in calo costante rispetto ai tre anni precedenti ed in controtendenza con molti altri Paese europei come Francia, Germania, Svezia e Danimarca.

Abbiamo già visto che siamo maglia nera in Europa per quanto riguarda le politiche di sostegno alla famiglia e alla maternità, il risultato non cambia per quanto riguarda la spesa per il sostegno dei disoccupati, dove restiamo tra gli ultimi in Europa. In concreto la spesa pubblica in Italia per la disoccupazione ammontava nel 2007 (ultimo anno disponibile) allo 0,4% del Pil, con una flessione di un decimo di punto percentuale rispetto all'anno precedente. Per fare un paragone basti sapere che in Francia e Germania la spesa è pari all'1,4% del Pil, in Olanda l'1,9%, in Spagna il 2,2% e in Belgio arriva al 3,1% del prodotto interno lordo. Con tutta probabilità la situazione italiana è migliorata negli anni della crisi visto l'allargamento di alcuni ammortizzatori sociali e il contestuale rallentamento/ diminuzione del Pil.
Il problema cronico dell'Italia rimane la produttività del lavoro che nel 2011, sulla base dei dati Ocse, segna una crescita dello 0,1% dopo essere cresciuto del 2,3% nell'anno precedente. Nell'ultimo decennio in Italia la produttività è cresciuta solo 5 volte, dato peggiore rispetto a tutte le potenze economiche Europee che hanno subito variazioni negative solo negli anni più duri della crisi (2008-2009). Il tutto a discapito del fatto che in Italia si lavora di più rispetto alla media dei Paese Ocse, 1778 ore l'anno nel 2010 (in crescita di 6 ore sul 2009) contro 1749 ore.
Lavoriamo più di Germania (1419 ore), di Francia (circa 1600 ore), della Gran Bretagna (1649 ore) e del Giappone (1773) ma la nostra produttività è inferiore a tutti questi Paesi, segno che le modalità e i mezzi produttivi non sono adeguati né competitivi.

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