Sabato, 16 Dicembre 2017

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Studenti

La Classifica delle Migliori Università Italiane

Migliori Università, Atenei, AulaQuasi sono le migliori Università italiane? A questa domanda ha risposto, come ogni anno, IlSole24ore con una classifica delle migliori università statali e private (le graduatorie sono però separate) stilata in base a 10 indicatori. Questi parametri tra cui l'analisi della struttura, l'efficienza della didattica, i fondi dedicati alla ricerca e il grado di occupazione dei laureati portavano ad un massimo punteggio di 1000. Vediamo dunque quali sono le migliori e le peggiori università italiane.
Al primo posto tra le università statali (58 in totale) troviamo il Politecnico di Milano con 856 punti, seguito dal Politecnico di Torino con 842 punti e dall'Università di Modena e Reggio Emilia. Passando a quelle private (14 in tutto), svetta in cima alla classifica l'Università Bocconi di Milano con 785 punti, seguita dal San Raffaele di Milano con 692 e dall'Università Luiss di Roma con 585 punti.

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Un Laureato su 4 Svolge Mansioni a Basso Profilo o Diverse Dal Proprio Percorso di Studi

laureati, overeducation, mismatchVita dura per i laureati italiani che faticano a trovare un lavoro e quando ci riescono in un caso su quattro si tratta di un lavoro non all'altezza del curriculum. É il fenomeno dell'overeducation che sempre più caratterizza il mercato del lavoro italiano, in cui, soprattutto i giovani (ma non esclusivamente) si trovano a svolgere mansioni a basso profilo (“low Skill”) rispetto al proprio titolo di studio universitario. A cui si affianca quello del “Mismatch”, ovvero di quei giovani che svolgono un lavoro non attinente al proprio percorso di studi.
É questa la fotografia scattata dal Centro Studi Datagiovani per IlSole24Ore, che è andato a confrontare lo status occupazionale dei laureati di età compresa tra i 25 e i 34 anni e quello dei diplomati tra i 20 e i 24 anni.

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Tagli Alla Spesa: Dalla Spending Review Scure Sull’Istruzione

tagli alla spesa, spending review, istruzioneSono in vista nuovi tagli alla spesa. La spending review, nata per razionalizzare l’intervento delle istituzioni dal punto di vista finanziario, potrebbe però risolversi nell’ennesima cura dimagrante in stile Tremonti. L’ultimo governo Berlusconi aveva tagliato la spesa in modo lineare, andando a colpire settori nevralgici dello Stato, per giunta essenziali per far ripartire il sistema paese. La scuola, l’università e la ricerca sono state le vittime designate delle manovre precedenti.
La spending review potrebbe rappresentare il colpo di grazia per le università italiane, già costrette a boccheggiare e vivere – quasi – alla giornata. Sono previsti, infatti, 200 milioni di tagli per gli atenei, sottratti dal Fondo Ordinario. Questa cifra va sommata a quella, già apocalittica, di 1,1 miliardi sottratti dal 2008 al 2011. Il dispiacere per i tagli è esacerbato dai finanziamenti, via via sempre più consistenti, alle scuole private.

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Istruzione e Formazione: il Programma LLP per Realizzare gli Obiettivi Europei

Istruzione, formazione, Unione EuropeaIstruzione e Formazione. Sono questi i punti cardine del programma LLP, complesso sistema di iniziative gestito dall’Unione Europea, volto alla promozione di questi due importanti pilastri della vita sociale ed economica del continente.
Il programma LLP ha preso nel 2006 il posto di Leonardo, imponendosi come faro per chiunque voglia apportare il proprio contributo al perfezionamento dei servizi di istruzione e formazione.
Di recente, la Commissione europea ha fatto emettere un bando con il quale ha invitato tutti gli addetti ai lavori a presentare progetti. L’apporto dell’LLP è stato determinante: ha stanziato ‘per la causa’ circa 3,8 milioni di euro.
La prospettiva di fondo è quella di realizzare progetti che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi strategici europei. Il termine per il loro raggiungimento è stato fissato per il 2020.  

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Laurearsi Paga in Termini di Reddito Ma Meno Che Negli Altri Paesi Europei

Laurearsi, reddito, retribuzioneL'avanzare della tecnologia determinata un aumento della domanda di lavoro qualificato e del livello di istruzione della forza lavoro. Secondo il Rapporto IsfolRapporto Isfol, in Italia questo non avviene in modo sufficientemente dinamico. Infatti, il sistema produttivo italiano stenta ad assorbire il numero dei laureati con la conseguenza di un rallentamento nell'associazione dei premi retributivi ai livelli di istruzione più elevati. Nell'Unione Europea si è registrata, anche nell'ultimo quadriennio di crisi, una crescita del 2% delle professioni qualificate ed una flessione dell'1,3% delle occupazioni elementari. In Germania il numero di occupati con professioni qualificate è aumentato del 4,3%, in Francia del 2,8% e nel Regno Unito del 4%. Nel nostro Paese, invece, si è registrata una contrazione dell'1,8% delle professioni qualificate e un aumento dell'1,1% delle professioni elementari.
La tendenza italiana a competere sui costi piuttosto che sull'efficienza rischia, secondo l'Isfol, di deprimere produttività e innovazione, limitando la crescita del capitale umano.

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