Martedi, 22 Gennaio 2019

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Riforma Programmi Scolastici: Togliere Dante Perché Razzista e Omofobo?


Dante Alighieri, Divina commedia, programmi scolastici

Si parla spesso della necessità di una riforma dei programmi scolastici in Italia, che punti a “svecchiarli” e a renderli più attuali. Da questo punto di vista il nostro bagaglio culturale nazionale rappresenta certamente un “peso”: come dare il giusto spazio all’arte e alla letteratura moderna senza trascurare pietre miliari della nostra cultura? Una risposta, che ha fatto rabbrividire molti docenti di letteratura italiana e che probabilmente ha acceso le speranze di giovani e svogliati studenti, è quella proposta al Ministero della Pubblica Istruzione, dall’Associazione Gherush92 (che riunisce professionisti internazionali e opera come consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite): togliere dai programmi scolastici nientepopodimeno che La Divina Commedia di Dante.
Ma come è possibile avanzare l’ipotesi di non proporre nelle scuole quello che per secoli è stato considerato il testo su cui si fonda la nostra stessa lingua?

La critica riguarda i contenuti dell’opera Dantesca e in particolare l’eccessiva percentuale di riferimenti omofobici, antisemiti e razzisti. Sotto accusa soprattutto i canti XXXIV, XXIII, XXVIII, XIV dove il termine “giudeo” viene usato in accezione dispregiativa, i sodomiti sono condannati a correre sotto una pioggia di fuoco, Maometto subisce una violenta pena fisica etc.

Gli studiosi che hanno richiesto la riforma dei programmi scolastici con l’eliminazione della Divina Commedia hanno parlato di "razzismo istituzionale mascherato da arte", di una lettura che viola i diritti umani e hanno messo in dubbio addirittura anche l’assioma del riconoscimento del valore culturale dell'opera dantesca.
Ma il criterio proposto da Gherush92 è molto pericoloso: le testimonianze artistico-letterarie infatti non possono essere giudicate in base all’idoneità dei valori in esse contenute in rapporto all’epoca moderna. E’ compito del docente/professore contestualizzarle nel momento storico in cui sono state realizzate e sottolinearne il valore artistico a prescindere da quello morale. Affidandosi a questa linea di censura anche Il mercante di Venezia di Shakespeare sarebbe proibito nelle scuole, così come le opere di Schonpenhauer, accusato di misoginia. Gli esempi di grandi dell’arte e della letteratura censurabili dal punto di vista morale sono pressoché infiniti. E anche volendo scegliere questa linea: a chi dare il potere di giudicare cosa può essere letto o studiato e cosa no?  
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