Mercoledi, 24 Maggio 2017

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Tagli Alla Spesa: Dalla Spending Review Scure Sull’Istruzione


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Sono in vista nuovi tagli alla spesa. La spending review, nata per razionalizzare l’intervento delle istituzioni dal punto di vista finanziario, potrebbe però risolversi nell’ennesima cura dimagrante in stile Tremonti. L’ultimo governo Berlusconi aveva tagliato la spesa in modo lineare, andando a colpire settori nevralgici dello Stato, per giunta essenziali per far ripartire il sistema paese. La scuola, l’università e la ricerca sono state le vittime designate delle manovre precedenti.
La spending review potrebbe rappresentare il colpo di grazia per le università italiane, già costrette a boccheggiare e vivere – quasi – alla giornata. Sono previsti, infatti, 200 milioni di tagli per gli atenei, sottratti dal Fondo Ordinario. Questa cifra va sommata a quella, già apocalittica, di 1,1 miliardi sottratti dal 2008 al 2011. Il dispiacere per i tagli è esacerbato dai finanziamenti, via via sempre più consistenti, alle scuole private.

Molti hanno visto una cifra ideologica, in questa che è a tutti gli effetti una riallocazione della spesa nella direzione pubblico-privato. Le associazioni di categoria stanno insorgendo compatte. Gli studenti hanno cominciato a promettere barricate. L’Udu (Unione degli universitari) e la Rete Studenti hanno posto la questione del diritto allo studio, evidenziando come di anno in anno cresca il numero degli idonei alla borsa di studio, ma non beneficiari.

A tal proposito, suona come una beffa la notizia che la tassa per il va ha subito un aumento del 34%, da 98 euro a 130.
Seguono a ruota i sindacati, Cgil in testa, pronti alla mobilitazione. Si sta facendo sentire la voce – invero ancora timida – dei partiti. Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, vede dietro queste manovre la volontà, da parte del governo, di smantellare “lo Stato e le garanzie sociali”. E’ intervenuto persino il Partito Democratico, che pur sostiene Monti in Parlamento. Il segretario Pierluigi Bersani, con un tweet ha fatto sapere di essere d’accordo “ad evitare l'aumento Iva e ad un meccanismo di risparmio della pubblica amministrazione, ma non con tagli a sanità, scuola e servizi”.
Al centro, ancora una volta, la questione ‘giovani’. Tagliare scuola e università vuol dire in primis compromettere il futuro dei giovani. La situazione è già catastrofica di suo, viste le stime che parlando di una disoccupazione giovanile al 36% (dato che non ha precedenti nella storia dell’ Italia). Le parole del premier Mario Monti, secondo cui tagliare la spesa pubblica creerà posti di lavoro per i giovani, hanno il chiaro intento di gettare acqua sul fuoco, ma non forniscono le garanzie necessarie. Il sospetto è che dietro l’espressione ‘razionalizzazione della spesa’ si cela l’ennesima manovra di austerity.
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