Mercoledi, 18 Ottobre 2017

Back Scuola ed Istruzione Un Laureato su 4 Svolge Mansioni a Basso Profilo o Diverse Dal Proprio Percorso di Studi

Un Laureato su 4 Svolge Mansioni a Basso Profilo o Diverse Dal Proprio Percorso di Studi


laureati, overeducation, mismatch

Vita dura per i laureati italiani che faticano a trovare un lavoro e quando ci riescono in un caso su quattro si tratta di un lavoro non all'altezza del curriculum. É il fenomeno dell'overeducation che sempre più caratterizza il mercato del lavoro italiano, in cui, soprattutto i giovani (ma non esclusivamente) si trovano a svolgere mansioni a basso profilo (“low Skill”) rispetto al proprio titolo di studio universitario. A cui si affianca quello del “Mismatch”, ovvero di quei giovani che svolgono un lavoro non attinente al proprio percorso di studi.
É questa la fotografia scattata dal Centro Studi Datagiovani per IlSole24Ore, che è andato a confrontare lo status occupazionale dei laureati di età compresa tra i 25 e i 34 anni e quello dei diplomati tra i 20 e i 24 anni.

Il risultato è che il 26,8% dei laureati contro il 13,4% dei diplomati lavora in mansioni “low Skill” rispetto al titolo di studio conseguito. Ben il 30,4% delle donne contro il 21,6% dei maschi. Analizzando gli indirizzi di laurea la percentuale maggiore di giovani impiegati in mansioni poco qualificate si trova tra i laureati in discipline umanistiche (36%), seguono quelli laureati in scienze sociali (34,6%), quelli laureati in scienze naturali (21,6%), ingegneri ed architetti (14,5%) e i medici che risultano essere i meno colpiti dal fenomeno (7,9%).

Tra i diplomati la percentuale maggiore di overeducated si registra tra gli istituti professionali (16,6%), mentre quella minima tra gli istituti magistrali, i licei artistici e linguistici (9%).
La crisi, spiegano da Datagiovani, ha appesantito il trend con un aumento della quota degli overeducated tra i laureati del 5,6% rispetto al 2007 e un aumento del tasso di disoccupazione fino al 16%, ben 7 punti in più rispetto alla media europea.
Secondo Stefano Manzocchi, direttore Luiss Lab of European Economics, però non è solo la crisi ad essere responsabile del fenomeno. Infatti sottolinea come le nuove generazioni negli ultimi 15 anni si siano dovute adattare ad occupazioni di ripiego rispetto ai più anziani.
Sul fronte del Mismatch, a fronte di una media nazionale del 25%, anche qui troviamo una percentuale maggiore per le femmine (27,5% contro 21,4%). E anche in questo caso i più penalizzati sono i laureati in discipline umanistiche, infatti ben il 53,6% è occupato in attività non attinenti al proprio percorso di studi. Seguono i laureati in scienze naturali (34,8%), gli ingegneri e gli architetti (25,3%), i laureati in scienze sociali (13,8%) e i laureati in scienze mediche (8,4%).
Anche in questo caso la crisi ha peggiorato le cose, con i giovani che pensano che lo stipendio valga più della soddisfazione personale, accettando impieghi diversi rispetto al piano di studi.
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