Martedi, 24 Aprile 2018

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Diritto Allo Studio: Che Situazione Si Prospetta in Italia?


diritto allo studio

Solo un anno fa i giornali recitavano il requiem per il diritto allo studio, ucciso dai tagli decisi dal Governo. Il funerale sembrava già organizzato, i necrologi stampati a chiare lettere nei dati diffusi dallo stesso ministero che, inequivocabilmente, rivelavano una decurtazione nei fondi del 89% entro il 2013. Tutto ciò all’insaputa degli enti regionali (sono loro che trasformano i finanziamenti statali in borse di studio) che si sono trovati disorientati. Il rischio, sia per gli studenti sia per gli enti locali che avrebbero dovuto ‘sopportare’ proteste e ribellioni, era la diffusione del modello ‘idoneo non beneficiario’, odioso oltre che per le implicazioni economiche anche perché rende bene l’idea della deturpazione di un diritto fondamentale (sancito dalla Costituzione).

Dappertutto, le regioni hanno cercato di metterci una pezza e il risultato non è stato dei migliori, ma sufficiente ad evitare il crac del sistema. Dal Piemonte alla Sicilia, le autorità hanno cercato soluzioni proprie, alcune contestate e altre creative: Cota, dal Piemonte, ha proposto di circoscrivere i contributi solo ai piemontesi, l’Adisu di Perugia ha deciso di dare qualche borsa di studio in meno in modo da finanziare mensa e posto letto a tutti gli aventi diritto. In ogni regione, comunque, condizione necessaria ad ogni scelta è stato il massiccio intervento finanziario delle regioni, che per legge non sono tenute a rimetterci di tasca propria.

Per fare un esempio, l’Emilia-Romagna ha sbloccato per l’Ergo (l’agenzia del diritto allo studio emiliano) qualcosa come 17 milioni di euro, quando i contributi statali per l’intero territorio nazionale non raggiungevano i 100 milioni.
Per l’anno 2010-2011, dunque, si è evitato il tracollo totale dell’istituzione “diritto allo studio”. Quest’anno che succederà? Le regioni riusciranno a mettere ancora una volta una pezza? Alla luce dei tagli, imposti ora agli enti regionali, sembra proprio di no.
Per fortuna, le ultime vicende internazionali hanno imposto all’Italia misure efficaci per la crescita e si da il caso che senza privilegiare l’istruzione non si va da nessuna parte. Risultato: il ministro dell'Istruzione ha dichiarato in un comunicato stampa di aver stanziato 180 milioni di euro per il diritto allo studio. E’ già qualcosa, ma non basta: nel 2009, ultimo anno senza tagli, i finanziamenti hanno raggiunto i 240 milioni e anche allora non sono bastati a coprire l’intero fabbisogno di idonei.
C’è un altro ‘ma’: i nuovi stanziamenti sono inseriti nella Legge di Stabilità e quindi ha effetto solo per il 2012. In estrema sintesi, i 180 milioni si riferiscono all’anno 2012-2013. Per quest’anno, dunque, l’incertezza rimane massima, proprio come l’anno scorso. Le regioni, infatti, si stanno già muovendo per conto proprio: Piero Fassino, sindaco di Torino, sta racimolando fondi da riservare al diritto allo studio. Con successo: attualmente può già coprire il 60% degli idonei. Altre regioni, come l’Abruzzo, hanno scelto la strada della protesta: l’Adsu regionale ha pubblicato anzi tempo la graduatoria definitiva ma senza nessun beneficiario, con conseguenti forte proteste da parte degli studenti.


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