Martedi, 14 Agosto 2018

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Internazionalizzazione Delle Scuole: Italia, un Dialogo Sofferto con il Resto Del Mondo


scuola, studenti

Giovedì 29 settembre, presso la Sala Convegni Telecom Italia di Roma, si è tenuto il III Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, promosso dalla Fondazione Intercultura e la Fondazione Telecom Italia, in stretta collaborazione col Ministero dell’Istruzione e l’ANP, l'Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola. Si tratta di un'iniziativa singolare, interamente dedicata alle sorti dell'universo scolastico in funzione di una 'valenza' propositiva in ambito di progettazione e scambio culturale internazionale. A conclusione dei lavori, è spuntata però una realtà che purtroppo smaschera alcuni punti fortemente squalificanti per le scuole del nostro Paese, quali la scarsità di finanziamenti e la poca apertura nei confronti di iniziative e scambi culturali extranazionali, in contrasto con l'operato più fortunato di altre nazioni.

E questo nonostante si sia provveduto nell'anno in corso a far convergere, per un periodo di studio all’estero che va dai tre mesi a un anno, quasi cinquemila alunni (il 34% in più di due anni fa) delle scuole superiori italiane, soprattutto licei e istituti di istruzione superiore (un po' meno istituti professionali e tecnici), verso scuole americane, inglesi e australiane, in primis.
Durante l'evento è stato illustrato un sondaggio condotto da Ipsos che ha interessato ben 402 presidi e 892 docenti italiani provenienti dalle regioni di Friuli, Lombardia, Toscana, Marche, Molise, Campania, e Basilicata, mentre si attesta complessivamente al 50% la percentuale di scuole italiane che hanno partecipato, almeno una volta, alle iniziative di scambio culturale con altre nazioni nell’anno 2010-2011.

Dalla stessa ricerca si evince altresì che le regioni del nord sono state quelle che hanno incrementato il loro tasso di mobilità studentesca (+9% rispetto agli anni precedenti), mentre quelle del sud e delle isole (il 47% sul totale) hanno addirittura subito una flessione del 10% (nel 2009 erano il 57%). Di particolare rilievo, il fenomeno dell’applicazione da parte delle scuole del CLIL (Content and Language Integrated Learning) per l'insegnamento di almeno una disciplina di lingua straniera veicolare. Sono passati infatti dal 20% di due anni fa al 23% di quest’anno, gli istituti scolastici che hanno inserito corsi di tale natura all’interno del loro piano di studi (perlopiù di inglese, ma anche di francese, tedesco, spagnolo e cinese).
In occasione del simposio di Roma di giovedì scorso, in cui sono intervenuti tra gli altri Fabio Di Spirito (Segretario Generale di Fondazione Telecom Italia), Roberto Ruffino (Segretario Generale di Fondazione Intercultura), Marcello Limina (Direttore Generale per gli Affari Internazionali del MIUR) e Ada Maurizio (Ministero degli Affari Esteri), si è discusso anche di come i Presidi intervistati lamentassero la poca partecipazione di insegnanti e famiglie alle iniziative di motilità studentesca, i primi perché spesso carenti di supporto didattico adeguato, le seconde perché preoccupate piuttosto di far quadrare il proprio bilancio domestico.
Insomma, come sempre ci tocca fare da fanalino di coda a tanti altri Paesi che sono avanti a noi anni luce, tant’è che in alcune nazioni si comincia non già a parlare di internazionalizzazione scolastica, ma di sostenibilità quale onere principale con cui il mondo dell’istruzione sarà presto chiamato a confrontarsi.
 

RISORSE:

   

 

CREDIT
billericksonbillerickson by flickr
 


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