Lunedi, 18 Giugno 2018

Back Scuola ed Istruzione Più di 7 Italiani Su 10 Non Sono in Grado di Leggere e Capire Testi di Media Difficoltà

Più di 7 Italiani Su 10 Non Sono in Grado di Leggere e Capire Testi di Media Difficoltà


leggere in italiano, analfabetismo

Gli italiani sono ignoranti? Sembra proprio di si, almeno sulla base di quanto emerge dalla tesi del linguista Tullio De Mauro, presentata a Firenze nella Sala delle Feste di palazzo Bastogi, in occasione dell’incontro "Leggere e sapere: la scuola degli italiani". Ben il 71% degli italiani (più di sette su dieci) non sarebbe in grado di leggere e comprendere in maniera adeguata un testo scritto di difficoltà media.
Escludendo il 5% che rappresenta la fascia degli analfabeti nel nostro Paese, il 33% del campione considerato non riesce ad interpretare correttamente testi che non siano elementari, un altro 33% si ferma ad un livello di difficoltà pari a 2 in una scala da 1 a 5.  

Ma non solo: appena il 20% della popolazione è in grado di ricorrere ai mezzi linguistici e agli strumenti di comprensione necessari per risolvere problemi quotidiani di natura sociale.  Un’analisi sicuramente allarmante, soprattutto considerando che arriva da un ex ministro dell’istruzione. I dati peraltro, a detta del linguista dell'università La Sapienza di Roma, sarebbero confermati da studi internazionali. Si tratta indiscutibilmente di un’emergenza sociale, posto che la conoscenza della lingua rappresenta un elemento fondamentale su cui fondare lo sviluppo economico e culturale del Paese e quello personale dell'individuo nella società. 

E se destra e sinistra sono già sulla difensiva, cercando si addossarsi reciprocamente le responsabilità di questa situazione, secondo De Mauro, non è una regressione dovuta al governo Prodi né all’esecutivo di Berlusconi, ma affonda le sue radici negli anni Novanta. L’invito è piuttosto all’attuale Governo Monti, ''che al momento sembra aver dimenticato l'istruzione''. Pur con le attenuanti dovute al limitato tempo di azione avuto a disposizione, data la freschezza della nomina a Primo Ministro.
Alla base dell’analfabetismo di ritorno, l’illustre italianista, individua la crisi economica. Tuttavia non sarebbero da trascurare altri fattori che incidono, in maniera più o meno diretta, sul livello culturale del nostro Paese. 
In primis la diffusione di sistemi tecnologici di scrittura, quali sms e simili, che semplificano le forme espressive riducendole spesso in sigle e template. Anche il linguaggio di internet è decisamente più schematico di quello letterario tradizionale. 
Ma non si può non concordare con lo studioso nel sottolineare il ruolo centrale della scuola. E se l’esortazione degli italiani emigrati negli anni ’50 ai parenti rimasti in Italia era quella di mandare i figli a scuola, ora che l’accesso all’istruzione è esteso a tutte le classi sociali, l’obiettivo è quello di investire nell’istruzione per renderla competitiva con il livello europeo.
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