Mercoledi, 11 Dicembre 2019

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Università: l'Italia È la Seconda Meta Preferita Dagli Studenti Americani


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Secondo il rapporto “Open Source” dell’Istitute of Internation Education (IIE), l’Italia è la seconda meta preferita dagli studenti americani che vogliano fare un’esperienza all’estero. L’IIE è l’ente che si occupa degli scambi accademici (per quanto riguarda sia gli studenti che le professionalità) tra le università statunitensi e quelle del resto del mondo.
Il rapporto indica il Bel Paese come meta ambita, dietro solo alla Gran Bretagna. Al terzo posto c’è la Spagna. La Francia arranca a una posizione più in basso.
In particolare, gli studenti americani che l’ultimo anno hanno studiato in Italia sono stati 28mila, mentre quelli che hanno studiato in Gran Bretagna 33mila. La Spagna vanta ‘solo’ 25mila presenze, mentre Francia e Cina viaggiano intorno ai 10mila.

Le tendenza rispetto all’anno precedente rivelano un aumento di presenze per l’Italia (circa 2mila in più), ma soprattutto per la Spagna, che balza dal quinto al terzo posto.
Per l’Italia è una buona notizia, forse utile al sistema universitario affinché riprenda fiducia nei suoi mezzi e nelle sue potenzialità. In ogni caso, siamo di fronte a un doppio paradosso. Il primo è che il mondo universitario è considerato dagli stessi italiani come marcio, pieno di difetti e non all’avanguardia. Tutto questo, mentre gli atenei del Bel Paese attirano comunque una discreta fetta di studenti stranieri.

Certo, il fattore ‘turismo’ incide ma non può essere l’unico ‘responsabile’ (molti arrivano per ammirare il nostro patrimonio artistico piuttosto che per studiare e basta). 
Allan Goodman, presidente dell’IIE, ha infatti commentato (riferendosi però non agli americani): “Cinesi e indiani vengono in massa perché sono di più, ma anche perché stimano la qualità dell’educazione che ricevono qui. Lo dimostra il fatto che la maggioranza torna a lavorare nei paesi d’origine: non vengono a cercare un posto, ma a specializzarsi”
Il secondo paradosso è che, nonostante le lamentele, sono ancora pochi gli studenti italiani che scelgono di maturare un’esperienza universitaria all’estero. Eppure i programmi Erasmus non mancano, e nemmeno i finanziamenti per sostenere questo importante strumento di scambio culturale, sebbene al momento non siano cospicui . Tuttavia per il periodo 2014-2020 l’Unione Europea sta pensando si stanziare altri 19 miliardi nel programma Erasmus.
L’allarme per i cervelli in fuga è dunque un falso allarme? Sembrerebbe di sì, almeno per quanto riguarda la fase di formazione. Sempre secondo lo studio dell’International Istitute of EducationInternational Istitute of Education, gli studenti italiani che vanno a studiare all’estero sono appena 4308 all’anno, contro i 9458 tedeschi. E che dire dei 157mila cinesi e del 108mila indiani? Il dato di questi due paesi è ‘viziato’ dall’imponenza demografica, ma anche mettendo in proporzione il miliardo e passa di cittadini cinesi e indiani con i 60 milioni d’italiani, il ritratto che emerge è quello di una gioventù italiana che preferisce rimanere a casa.

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