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Venerdi, 17 Agosto 2018

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LE EROGAZIONI DEI MUTUI AUMENTANO DELL'8% SU BASE ANNUA, IN CRESCITA DEL 7,3% ANCHE L'IMPORTO MEDIO

mutuimezzogiorno.gifNel terzo trimestre 2010 il volume di erogazioni per l'acquisto di immobili residenziali da parte delle famiglie italiane è risultato in crescita su base annua dell'8%. A riferirlo  è l'Ufficio Studi Tecnocasa che ha realizzato un'indagine sul mercato dei mutui nel nostro Paese, partendo  dai  dati forniti dalla Banca d'Italia. Il volume di erogazioni per l'acquisto di abitazioni da parte delle famiglie ha raggiunto nel terzo trimestre 2010 i  301.371 milioni di euro, in aumento dell'1% anche rispetto al secondo trimestre dell'anno.Il dato conferma il trend di crescita positivo del mercato, dopo la seria battuta d'arresto del 2008 (primo e secondo trimestre), allo scoppio della crisi economica. Va detto però, ed  è  lo stesso ufficio studi di Tecnocasa a rilevarlo, che  la percentuale di crescita dell'8% su base annua, non tiene conto della variazione metodologica da parte di Banca Italia nella raccolta dei dati.
Tra i volumi erogati sono stati considerati anche i mutui di sostituzione e surroga, che nonostante risultino in calo rispetto al 2009, rappresentano nel primo semestre 2010 circa il 12-14% dei volumi.
Dall'analisi dei volumi dei primi 9 mesi del 2010 emerge un aumento del 17%  rispetto allo stesso periodo del 2009, con una differenza positiva pari a circa 6.208 milioni di euro. I volumi tendenzialmente stanno tornando ai livelli dei primi nove mesi del 2008.
Nel terzo trimestre 2010, tutte  le  macroaree geografiche hanno fatto rilevare un andamento positivo, soprattutto il Centro dove si è  registrato un +11%. Segue il Mezzogiorno con una crescita del 9% e il Nord ovest con l'8%. Nei primi nove mesi dell'anno, la crescita maggiore  si è  registrata sempre nel centro Italia con un +24%, seguita dalle Isole (+22%) e  dal Mezzogiorno (+21%). Più contenuta è stata invece la crescita al  nord (+14%). A livello regionale in tredici regioni su venti (65%) si è  registrato un incremento di volumi rispetto allo stesso periodo del 2009. Le crescite maggiori sono state in Friulii (+27%), nel  Lazio (+23%) e  in Basilicata (+23%). Dall'altra  parte il maggior  calo  si è  registrato in Emilia Romagna (-11%). A livello provinciale su 110 province analizzate, ben 72 registrano hanno fatto registrare un aumento nelle erogazioni dei mutui ( 65,5% del totale), con in testa Pordenone (+55%) e Agrigento (+54%).


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MESSAGGI PUBBLICITARI DI PRODOTTI FINANZIARI: DALLA CONSOB NUOVE REGOLE A TUTELA DEI CONSUMATORI

classcgiuadepitoita.gifLa Consob, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, ha previsto delle nuove regole a tutela dei consumatori relative ai messaggi promozionali di prodotti finanziari.
Al fondo di questo intervento normativo vi è la diffusa consapevolezza per cui assai spesso i messaggi pubblicitari, con prospetti in maniera molto sintetica, presentano al mittente delle condizioni di fatto non conformi a quelle previste dai principi normativi in vigore. Questo aspetto diviene ancora più rilevante in considerazione del fatto che il messaggio pubblicitario è lo strumento più utilizzato per invitare il consumatore a sottoscrivere o ad acquistare gli strumenti finanziari.
Secondo quanto stabilito da Consob, i messaggi pubblicitari riguardanti prodotti finanziari dovranno necessariamente attenersi ai seguenti principi:
  • L’annuncio pubblicitario deve indicare la pubblicazione o la prossima pubblicazione di un prospetto informativo e deve specificare il luogo dove il pubblico può visionarlo oppure i mezzi attraverso cui potrà avvenire la consultazione;
  • La pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile in quanto tale;
  • Le informazioni contenute nel messaggio pubblicitario non devono essere imprecise o tali da indurre in errore circa caratteristiche, natura, rischi ed investimenti dei prodotti finanziari proposti;
  • Gli annunci che, in coerenza con il punto precedente, riportano l’ammontare degli investimenti dovranno specificare il periodo di riferimento per il calcolo del rendimento, rappresentare in modo chiaro il profilo di rischio connesso al rendimento, operare il confronto con il parametro di riferimento indicato nel prospetto per la rappresentazione del profilo di rischio-rendimento o con un parametro coerente con la politica d’investimento descritta nel prospetto. In più  dovranno indicare l’ammontare netto dei rendimenti al lordo delle ritenute fiscali e riportare, secondo quanto previsto dalla legge, l’avvertenza “i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri”;
  • Gli annunci pubblicitari che indicano statistiche frutto di elaborazioni o studi devono necessariamente riportarne la fonte;
  • Il messaggio pubblicitario deve risultare coerente con il prospetto pubblicato o di successiva pubblicazione;
  • Ogni messaggio pubblicitario deve essere caratterizzato dall’avvertenza “prima dell’adesione leggere il prospetto”.
Quanto alla redazione dei messaggi pubblicitari, inoltre, la Consob ha previsto che ci si dovrà attenere ai seguenti principi:


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ITALIANI E CARTE DI CREDITO: NEL 2010 È AUMENTATA LA SPESA, MA SONO DIMINUITI GLI ACQUIRENTI

altroconcredicarterevol.gifAumentano i consumi degli italiani per quanto riguarda gli acquisti effettuati con carta di credito. A riferirlo è l'Osservatorio Acquisti CartaSi nell'indagine relativa alle spese effettuate dagli italiani nel corso del 2010.
Durante lo scorso anno, sono stati spesi complessivamente 63 miliardi di euro attraverso carta di credito, una somma superiore del 2,1% rispetto a quella del 2009. Nonostante questo aumento, però, è sceso il numero dei cittadini che hanno concluso acquisti con questo sistema di pagamento (-1,8% rispetto al 2009), che tuttavia hanno speso mediamente di più (+4%). Allo stesso modo crescono anche le percentuali relative al valore medio dei singoli scontrini (+0,3%) ed al numero di acquisti per singolo titolare di carta di credito (+3,7%).
Il Trentino Alto Adige è la regione italiana dove si sono registrati maggiori movimenti attraverso carta di credito, con un valore della spesa in crescita del +5,4% e con uno scontrino medio di 122 euro, a fronte di una media nazionale pari a 102 euro. Seguono il Friuli Venezia Giulia con un aumento del +5,1%, il Veneto con il +3,6%, ed il Lazio e l’Emilia Romagna, entrambe con il +3,5%. Dall'altra parte le regioni in cui si è registrato il risultato peggiore sono state la Sardegna con un calo degli acquisti tramite carta di credito del -3,7% sul dato 2009, la Puglia con -1,9% ed il Molise -0,9%.
Per quanto riguarda, invece, i settori merceologici in cui sono stati effettuati gli acquisti tramite carta di credito nel corso del 2010, l’Osservatorio acquisti di CartaSi ha rilevato un netto aumento nell’ambito dei servizi per la persona e la casa, (+8,8%), seguito dalle operazioni di Cash Advance (+6,9%) e dal settore informatico (+6,7%).

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IN RIPRESA LA RICHIESTA DI FINANZIAMENTI DA PARTE DI IMPRESE E FAMIGLIE. LE BANCHE RESTANO PRUDENTI

bankitaliasen1811.gifNel primo semestre 2010 è aumentata la richiesta di credito da parte delle imprese e di finanziamenti (soprattutto mutui) da parte delle famiglie. Lo riferisce la Banca d'Italia nell'ultima edizione della RBLS (Regional Bank Lending Survey), l'indagine semestrale sulla domanda di finanziamenti e sulle politiche di offerta adottate dalle banche.
Secondo le risposte dei circa 400 intermediari coinvolti nell'indagine, i primi sei mesi del 2010 si sono caratterizzati per un moderato recupero della domanda di finanziamenti da parte delle imprese, dopo il forte calo registrato nel 2009.
Questa ripresa è risultata più accentuata per le imprese localizzate nelle regioni del Nord Ovest e del Mezzogiorno, mentre non risultano differenze significative in ragione della dimensione aziendale. L'aumento della domanda di finanziamenti si è concentrato, però, soprattutto verso gli intermediari bancari di maggior dimensione, mentre le imprese si sono rivolte agli istituti di credito minori soprattutto per finanziare le attività correnti e ristrutturare il debito.
Le maggiori richieste sono pervenute dai settori dell'industria e dei servizi, mentre nel settore delle costruzioni la dinamica della domanda è risultata ancora fortemente negativa nel primo semestre 2010 con previsioni tutt'altro che rosee anche per la seconda parte dell'anno.
Dal lato dell'offerta di credito alle imprese, nei primi sei mesi del 2010, si è osservato una diminuzione dell'irrigidimento da parte del sistema bancario rispetto ai periodi precedenti. Solo nella prima parte dell'anno la Banca d'Italia ha registrato una maggiore cautela nella concessione dei finanziamenti alle imprese del Mezzogiorno. A livello settoriale però permangono rilevanti difformità nelle politiche di offerta. Nell'industria e nei servizi, infatti, le indicazioni di restrizione sono venute meno, mentre permangono condizioni di offerta lievemente restrittive per le imprese edili, in particolare in quelle operanti nel Nord Est. In ogni caso la tendenza all'aumento degli spread applicati alle imprese, soprattutto a quelle più a rischio, si è fortemente ridotta rispetto al 2009.

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PREVIDENZA COMPLEMENTARE: SOLO UN LAVORATORE SU QUATTRO È ISCRITTO AD UN FONDO PENSIONE

recruitmentstudentuni.gifDei 21,5 milioni di lavoratori autonomi e dipendenti del settore privato presenti in Italia solo poco più di cinque milioni (precisamente 5.055.228) hanno aderito ad una forma pensionistica complementare. Lo rivela la Cgia di Mestre nell'ultima elaborazione realizzata sul mondo della previdenza complementare. Ciò significa che più di tre lavoratori su quattro (il 76,6% del totale) sono propensi a mantenere il proprio Tfr accantonato in azienda piuttosto che investirlo in un fondo pensione. Ricordiamo che questa possibilità di scelta andava effettuato entro il 30 giugno 2007, per i lavoratori dipendenti italiani assunti prima del 31 dicembre 2006, mentre per quelli assunti dopo il 1° gennaio 2007, la decisione deve essere presa entro 6 mesi della firma del contratto. Nel primo anno di entrata in vigore della legge, (tra il 2006 e il 2007) si è registrati un aumento delle iscrizioni ai fondi ed ai Pip (Piani Individuali Pensionistici), +43,2%, tra il 2007 e il 2008 la crescita fu del +6,4%, mentre tra il 2008 e il 2009 del +4,2%.
Solo dunque un lavoratore su quattro ha deciso di integrare il sistema pensionistico obbligatorio, optando secondo, la Cgia, nella scelta migliore possibile. Infatti, la crisi economica che ha colpito i mercati finanziari negli ultimi due anni ha inciso molto sui rendimenti del fondi negoziali e di quelli aperti. Chi ha lasciato il Tfr in azienda ha ottenuto un rendimento del 4,7%, mentre chi si è iscritto ad un fondo negoziale ha ottenuto solo l'1,7%. Ancora peggio è andata per coloro che hanno investito il Tfr nei fondi pensione aperti, visto che il tasso è stato addirittura negativo. Intervenuto in proposito il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, ha precisato che su tali risultati non può essere effettuato un giudizio definitivo, visto il breve lasso di tempo trascorso e la situazione finanziaria vissuta in questo periodo.
A livello territoriale sono il lavoratori del Nord quelli che hanno aderito maggiormente alle forme pensionistiche complementari. Su tutti quelli del Trentino AA con il 33,2% di adesione, seguiti dai lavoratori Lombardi con il 28,2% e da quelli della Valle d’Aosta, con il 27,9%.

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ITALIANI E BANCOMAT: CRESCE IL LORO UTILIZZO, NEL 2009 EFFETTUATE 1 MILIARDO DI OPERAZIONI

atmabi0601.gifI bancomat sono uno strumento sempre più utilizzato dagli italiani. Questo il dato che emerge dall’analisi dei dati rilevati da ABI, Associazione Bancaria Italiana.
Il numero di operazioni effettuate al bancomat durante il 2009 è notevolmente cresciuto rispetto al 2008, anche in considerazione del fatto che gli ATM (ovvero i bancomat, dall’acronimo “Automated Telled Machine”) divengono sempre più “evoluti”, ovvero offrono al cittadino opportunità sempre più vaste. Infatti gli sportelli Atm permettono di controllare i movimenti delle carte di credito, consultare il conto titoli, effettuare delle ricariche telefoniche, pagare il canone TV, multe, bollette, ricaricare schede di pay TV e fare delle donazioni.
In riferimento all’anno 2009, sono state effettuate dagli italiani ben 1 miliardo di operazioni nei 46.000 sportelli automatici presenti sul territorio nazionale, quasi la metà dei quali (il 44%) è “web based”, ovvero fondata su protocolli Internet in grado di garantire efficienza nell’utilizzo e rapidità nelle operazioni; come detto. Oltre alle possibilità di operazione classiche offerte all’utente, ve ne sono molte altre che caratterizzano gli ATM italiani: il 56% dei bancomat offre infatti la possibilità di prelievo su conto corrente, il 21% la verifica della situazione assegni ed il 23% la consultazione della posizione mutui e finanziamenti.
Cresce anche la sicurezza dei bancomat italiani: ben il 70% degli ATM, infatti, è dotato di un kit antifrode per prevenire la clonazione delle carte.

 

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LIBERALIZZAZIONE DELLE IPOTECHE: È VALIDA SOLO PER QUELLE ISCRITTE A GARANZIA DI MUTUI FONDIARI

notaiotorino.gifPochi mesi fa veniva annunciata, in virtù del DL 141/2010, una novità molto interessante per i cittadini: la cosiddetta liberalizzazione delle ipoteche, ovvero la possibilità di chiudere un mutuo semplicemente pagando l’ultima rata e senza procedere alla chiusura per mezzo di un notaiochiudere
un mutuo semplicemente pagando l’ultima rata e senza procedere alla
chiusura per mezzo di un notaio; un iter che comportava, ovviamente, dei costi ulteriori per il mutuatario.
Un risparmio notevole per gli italiani, i quali avrebbero così evitato questa ulteriore spesa proprio in un momento piuttosto delicato dal punto di vista finanziario, ovvero il pagamento dell’ultima rata prevista al termine dell’ammortamento. Secondo le stime dell’Agenzia per il territorio, il risparmio complessivo per i cittadini sarebbe ammontato a circa 150-200 milioni di euro annui, considerato che il costo medio di un’operazione di chiusura di un mutuo è di circa 300-400 euro.
Purtroppo per i cittadini, per via del decreto correttivo 218/2010, la liberalizzazione delle ipoteche non sarà più attivata, o meglio, sarà attivata solamente in parte, dal momento che l’atto conclusivo del notaio per l’estinzione di un mutuo si potrà evitare esclusivamente per le ipoteche iscritte a garanzia di mutui fondiari.
In questa tipologia di mutui, che dovrebbe tuttavia rappresentare la maggioranza dei mutui elargiti dagli istituti di credito, l’estinzione avverrà automaticamente e sarà la stessa banca a rilasciare al debitore la quietanza attestante la data di estinzione dell’obbligazione. In seguito la banca trasmetterà la relativa comunicazione entro 30 giorni alla conservatoria dei registri immobiliari, che provvederà così alla cancellazione dell’ipoteca.

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ABI: IL SISTEMA BANCARIO E LE FAMIGLIE ITALIANE SONO FORTI DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO

immobistat1611.gifI settori bancari con una maggiore redditività dall'attività di intermediazione creditizia e quelli più concentrati hanno meno probabilità di sperimentare crisi finanziarie. E' quanto emerge dall’edizione speciale di “Temi di Economia e Finanza” che ha individuato le variabili che hanno influenzato i settori bancari durante la crisi. Dallo studio, che ha analizzato i settori bancari sviluppati tra il 1998 ed il 2008, è emerso che le banche che rimangono più collegate all'economia del territorio, supportando famiglie ed imprese, invece che dirottarsi sul trading, hanno una tenuta finanziaria maggiore. Un sistema di vigilanza articolato è un altro fattore che permette una tenuta maggiore del sistema bancario. Senza dimenticare l'importanza delle iniziative mirate a ridurre la cartolarizzazione di prestiti di bassa qualità e quelle che incentivano una migliore comunicazione riguardo alla rischiosità effettiva dell’attività bancaria. Da questo punto di vista, va dato atto alle banche italiane di aver retto l'urto della crisi, meglio di altre, sebbene qualche appunto sull'efficacia dei sistemi di vigilanza potrebbe essere di certo mosso.
Nei giorni scorsi l'Abi ha presentato anche una fotografia della situazione finanziaria delle famiglie italiane, sottolineando che nonostante la crisi, i nuclei familiari italiani confermano una positiva capacità di tenuta sul fronte finanziario. Il “Rapporto sulla situazione finanziaria delle famiglie italiane”, realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, passa in rassegna diversi indicatori quali: quelli di indebitamento, di vulnerabilità, di patologia finanziaria e di domanda e offerta di credito.
Secondo i dati presentati dall'Associazione delle Banche Italiane, i finanziamenti per la casa continuano a crescere, favoriti da una certa stabilità dei prezzi e dal basso livello dei tassi di interesse. Un assunto, in netto contrasto con quanto pubblicato dall'Ance secondo cui le banche ostacolano la ripresa del mercato immobiliareAnce
secondo cui le banche ostacolano la ripresa del mercato immobiliare, mantenendo i tassi di interesse più alti della media europea. L'Abi, d'altro canto sostiene che a giugno 2010 i prestiti per l'acquisto di abitazioni siano cresciuti del 4,7% (+9,5% su base annua), mentre ad ottobre la crescita è stata dell'8,3%. In proposito dobbiamo dire che secondo i dati elaborati dall'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, nel terzo trimestre 2010, si è registrata una flessione delle compravendite immobiliari di unità residenziali del 2,4%flessione
delle compravendite immobiliari di unità residenziali del 2,4%, mentre nei due trimestri precedenti il dato era stato positivo e pari rispettivamente al 3,4% e al 2,4%. I dati del secondo trimestre rilevati dall'Istat, invece raccontano di un aumento delle convenzioni relative a compravendite di unità immobiliari del 2,2%aumento
delle convenzioni relative a compravendite di unità immobiliari del
2,2%
Tornando al rapporto l'Abi riferisce che nonostante l'aumento dei finanziamenti immobiliari, il livello di indebitamento delle famiglie rimane contenuto, anche nel confronto internazionale. Il rapporto tra rate medie sui mutui casa e reddito, pur se in crescita si è mantenuto su livelli contenuti. 

 

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IN ITALIA I MUTUI COSTANO 9MILA EURO IN PIÙ DELLA MEDIA EUROPEA

mediolanumpiulife.gifNelle scorse settimane la Banca d'Italia ha diffuso i dati sulle difficoltà delle famiglie italiane nell'onorare i mutui, secondo i quali il 5% dei nuclei familiari italiani non riesce a pagare il mutuo. Abbiamo visto anche come nell'ultimo anno, secondo i dati dell'osservatorio Adusbef i pignoramenti immobiliari sono cresciuti del 31,8% nel 2009 e addirittura del 70% nel trienniopignoramenti
immobiliari sono cresciuti del 31,8% nel 2009 e addirittura  del 70%
nel triennio appena trascorso. La prima ragione di questa difficoltà crescente va sicuramente ricercata nel minor reddito disponibile a causa della crisi economica, ma forse esiste un secondo motivo. Secondo l'Ance, infatti, i mutui in Italia sono i più cari d'Europa.
L'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, messa in crisi dalla contrazione degli ultimi anni e sempre più orientata verso il mercato esterosempre
più orientata verso il mercato estero, se la prende con gli istituti di credito nostrani che ostacolerebbero la ripresa del mercato immobiliare. Una critica non di certo nuova visto che Federconsumatori e Adusbef, tempo fa hanno denunciato la medesima situazione sottolineando che i mutui offerti in Italia hanno interessi superiori alla media europea dello 0,59%mutui
offerti in Italia hanno interessi superiori alla media europea dello 
0,59%. Per le due associazioni dei consumatori ciò comporta che un cittadino italiano si trovi a pagare circa 10830 euro in più degli omologhi europei, per lo stesso mutuo trentennale (368,40 euro all'anno in più). Secondo l'Ance, invece il differenziale a fine mutuo tra cittadini italiani ed europei è di 9000 euro, considerando un finanziamento di 25 anni pari a 150mila euro complessivi. Come vediamo le due cifre sono molto vicine in valore assoluto, considerando il medesimo orizzonte temporale (9000 euro per l'Ance e 9210 per le associazioni dei consumatori) e senza attualizzare i flussi di cassa. Questa differenza secondo l'Ance porta i cittadini italiani, in pratica, a pagare un anno in più rispetto a quelli europei

 

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I CONTI CORRENTI ITALIANI SONO I PIÙ CARI D'EUROPA: L'UE APRE UN'INDAGINE MA L'ABI CONTESTA I DATI

fondoinvestimentobnl.gifLa Commissione Europea ha puntato il dito contro i costi medi dei conti conti correnti italiani, annunciando di volere andare a fondo alla questione. In Italia, infatti, secondo il commissario Ue al Mercato interno Michel Barnier, il costo di gestione medio per il conto corrente è di 253 euro all'anno, contro una media europea di 112 euro. Il costo medio rilevato è il risultato dell'analisi di tre diversi profili di clientela: il profilo passivo, in cui i clienti hanno un numero limitato di operazioni, al costo di 134,99 euro,il profilo basic che ha un costo annuo di 143,9 euro e il profilo attivo con un costo di 401,72 euro.
Il differenziale con l'Europa risulta molto ampio, soprattutto nei confronti dell'Olanda il cui costo medio all'anno è di 46 euro. Per questa ragione l'Ue vuole vederci chiaro annunciando che se l'operazione trasparenza non porterà i risultati sperati, la Commissione è pronta ad intervenire per legge per disciplinare la materia. Una presa di posizione forte che non ha mancato di suscitare reazioni soprattutto tra le associazioni dei consumatori. Il Casper (Comitato contro le speculazioni e per il risparmio)Casper (Comitato contro le speculazioni e per il
risparmio) di cui fanno parte Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori ha accolto con favore l'inchiesta avviata dalla Commissione Ue sulle cause che portano a disparità notevoli sul costo di un conto corrente tra i diversi Stati membri. In Italia, fa sapere il comitato, i costi dei servizi bancari sono i più elevati al mondo e senza alcuna giustificazione. Gli utenti sono sottoposti a balzelli di ogni tipo e non appena una commissione viene vietata gli istituti di credito ne inventano di nuove. Il comitatocomitato si auspica anche che, una volta accertati i comportamenti scorretti degli istituti di credito italiani, venga comminata una maxi sanzione nei confronti della banche e alla cancellazione dei balzelli “vessatori”. In chiusura le associazioni hanno invitato anche l'Autorità Antitrust italiana ad avviare una analoga inchiesta.



LA REPLICA DELL'ABI E IL BALLETTO DELLE CIFRE
L'Abi, pur dimostrandosi disponibile a fornire al Commissario Ue al Mercato interno tutte le informazioni necessarie, dimostrando massima disponibilità ha dichiarato, in una nota, di ritenere non necessaria alcuna indagine specifica data la trasparenza e l’immediata reperibilità dei costi dei servizi offerti.

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MUTUI E INSOLVENZE: NEL 2010 I PIGNORAMENTI IMMOBILIARI AUMENTANO DEL 31,8%, NEL TRIENNIO DEL 70%

processotriburel0810.gifSecondo i dati diffusi dalla Banca D'Italia nel working paper “L'incremento dell'uso di politiche di prezzo basate sul rischio per i mutui in Italia”, il 5% delle famiglie italiane non riesce a pagare il mutuo della casa, percentuale che raddoppia tra i nuclei familiari a basso reddito. La stima fa riferimento ai dati Eurostat del 2007 e colloca il nostro Paese in linea con la Spagna, mentre in Finlandia, Francia, l'Irlanda e Gran Bretagna le famiglie che non riescono a pagare il mutuo sono pari al 2-3% e in Olanda solamente l'1,1%.
In Italia secondo quanto emerge dallo studio le insolvenze sono più frequenti tra i disoccupati, tra i single e gli impiegati con contratto a termine. I dati riportati dalla Banca d'Italia si riferiscono ad un periodo precedente alla crisi economica, per cui è facile supporre che la situazione sia nel frattempo peggiorata, nonostante il varo del Piano Famiglie dell'AbiPiano Famiglie dell'Abi e del più recente fondo di Solidarietàfondo di Solidarietà , entrambi volti alla sospensione delle rate rate dei mutui per in cittadini in difficoltà.
Un quadro più attuale della situazione ci viene fornito dalle stime dell'Osservatorio Adusbef, secondo cui nel triennio c'è stato un aumento dei pignoramenti immobiliari del 69,35%. Rispetto allo scorso anno, l'aumento registrato è stato del 31,8%. Nello specifico su 3,6 milioni di mutui sono 350 mila le sofferenze, mentre le procedure immobiliari avviate sono pari al 2,4% dei mutui (circa 150 mila) con 28mila pignoramenti già avviati nel 2010, contro i 21mila del 2009 e i 20mila del 2008. Per dare l'idea della portata del Fenomeno, AdusbefAdusbef ha sottolineato che “le procedure immobiliari avviate potrebbero far sparire una media città come Monza”.
Nell'ultimo anno i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono cresciute da un mino del 13,8% registrato a Rovigo ad un massimo del 54,8% registrato a Torino.

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ABI: CALANO LE RAPINE IN BANCA DEL 14%, 18MILIONI IL BOTTINO COMPLESSIVO (-10%), 24MILA QUELLO MEDIO

abirapinebanca3011.gifSecondo quanto fotografato dall'indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza, calano le rapine in banca nel primo semestre 2010 e diminuisce il bottino complessivo sottratto. Nello specifico nei primi sei mesi dell'anno sono stati 758 i colpi allo sportello, il 14% in meno rispetto agli 883 registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Una diminuzione che, sottolinea l'Abi, conferma il trend positivo già registrato lo scorso anno (-19%) e che ha abbassato l'indice di rischio  (numero di rapine ogni 100 sportelli) da 5,1 a 4,5, il valore più basso registrato negli ultimi 20 anni.
Il bottino medio per rapina è stato pari nel primo semestre 2010 a 24mila euro, in linea con i livelli più bassi registrati nell'ultimo decennio. Cala invece il bottino complessivo che è risultato pari a 18 milioni di euro, il 10,5% in meno dello scorso anno (20,4 milioni).
Nel commentare i dati l Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, ha sottolineato come molti passi avanti siano stati fatti, in termini di sicurezza e di lotta alla criminalità, da parte delle forze dell'ordine . Allo stesso tempo anche le banche hanno fatto la propria parte, investendo ampie risorse nei sistemi di sicurezza a tutela di clienti e dipendenti e collaborando con le stesse forze dell'ordine.
Secondo quanto riportato dall'Abi le banche investono ogni anno oltre 750 milioni di euro per rendere le proprie filiali sicure. Tra le misure adottate per la sicurezza dei dipendenti vi è anche un protocollo di formazione che si basa su un'apposita guida antirapina che recepisce suggerimenti di Polizia e Carabinieri.
Anche grazie a queste iniziative, riporta l'Abi, negli ultimi dieci anni le rapine in banca sono passate dal rappresentare l'8,5% del totale degli episodi criminosi al 4,9%. In più tra il 2004 e il 2009 la percentuale di rapine in cui si è giunti all'individuazione degli autori è passata dal 36% al 46%, grazie alla presenza in tutti gli sportelli di sistemi di ripresa.

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ITALIANI E MUTUI: IL PRIMO FINANZIAMENTO SI CHIEDE A 36 ANNI, È PARI A 160MILA EURO E DURERÀ 25 ANNI

mutuimezzogiorno.gifIl comparatore online mutui.it ha elaborato oltre un milione di richieste di mutuo giunte al proprio sito per cercare di estrapolare qualche elemento significativo, dal punto di vista statistico, nel rapporto tra italiani e mutuo.
La ricerca ha fatto emergere che l’età media dei cittadini che sottoscrivono un mutuo per l’acquisto della prima abitazione è di circa 36 anni, mentre li tempo medio per cui un cittadino è disposto ad impegnarsi con l’istituto mutuante è di 25 anni. Il finanziamento richiesto è di circa 160mila euro, ovvero pari in media, al 75% del valore complessivo dell’immobile che si intende acquistare.
Per quanto riguarda le tipologie di tasso di interesse scelte da i cittadini, il 47% sceglie un mutuo a tasso fisso, ovvero di pagare un interesse costante per tutte le rate previste durante l’ammortamento, il 31% sceglie invece un tasso variabile, dunque con un interesse che cambia a seconda dell’andamento mensile dei tassi di interesse. Segue un 12% di cittadini che opta per la rata costante, ovvero un mutuo in cui la rata permane quella fissata all’inizio dell’erogazione e eventuali diminuzioni del tasso di interesse hanno l’effetto di accorciare la durata dell’ammortamento, mentre il rimanente 9% sceglie il tasso misto, ovvero un mutuo che offre al mutuatario la possibilità di passare da un mutuo a tasso fisso ad un mutuo a tasso variabile e viceversa.
Molto accentuate le disparità geografiche che sono emerse dalle statistiche di mutui.it, anzitutto per quanto riguarda gli importi medi per l’acquisto della prima casa. I più alti registrati ammontano a 191mila euro in Trentino Alto Adige, a 185mila euro nel Lazio ed a 180mila euro in Valle d’Aosta, mentre i più bassi sono quelli richiesti in Molise, che con 124mila euro, in Calabria con 129mila euro e in Basilicata con 136mila euro.

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BANCA D'ITALIA: TASSI DI INTERESSE BANCARI TROPPO ELEVATI E MANCANZA DI TRASPARENZA SULLO SCOPERTO

bankitaliasen1811.gifIl livello di trasparenza delle condizioni e di assistenza ai clienti offerti dagli istituti di credito italiani non è ancora adeguato. A sostenerlo è la Banca d'Italia.
in audizione al senato. Secondo il dirigente del Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza della Banca d’Italia, Andrea Generale, infatti, gli esiti degli accertamenti effettuati su 27 intermediari bancari e 14 finanziarie hanno rivelato un livello di adeguamento alla disciplina vigente non pienamente soddisfacente. Per Generale a difettare è soprattutto la completezza delle informazioni contenute nei fogli informativi e la possibilità’ di scelta della clientela tra diversi contratti. In più sul piano organizzativo le iniziative volte ad assicurare che venga prestata assistenza al cliente sono state talvolta carenti.
Il dirigente della Banca d'Italia ha poi rilevato che i tassi sul credito al consumo sono in Italia più elevati rispetto alla media dell'area euro. Ciò è imputabile soprattutto alla ridotta dimensione del mercato che: “non consente di sfruttare a pieno le economie di scala e il canale distributivo utilizzato”.
Secondo le rilevazioni della Banca D'Italia i tassi di interesse medi praticati dalle banche e dalle società finanziarie si posizionavano su livelli elevati in tutte le categorie, soprattutto per quanto riguarda le carte di credito revolving. In questo caso il tasso di interesse arrivava al 17% per le operazioni fino a 5mila euro e quasi il 13% per le rimanenti. Anche sul fronte della cessione del quinto dello stipendio e della pensione i tassi rilevati raggiungevano il 14% per i prestiti fino a 5mila euro e l'11,7% per quelli di importo superiore. Tassi elevati sono stati rilevati anche per quanto riguarda i prestiti personali (11,3%) e sulle commissioni relative agli scoperti in conto corrente senza affidamento (17% sino a 1500 euro e 13,5% oltre tale importo).

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BANCHE: I CONSIGLI SUGLI INVESTIMENTI FINANZIARI SEGUONO I PROPRI INTERESSI E NON QUELLI DEL CLIENTE

altroconsuprivatbank1211.gifLa crisi economica e i crack finanziari degli ultimi anni hanno reso ancora più sottile il filo che unisce le famiglie al risparmio gestito. Secondo il rapporto “ Gli Italiani e il risparmio” dell'associazione AcriGli
Italiani e il risparmio” dell'associazione Acri, la crisi ha ridotto le capacità di risparmio delle famiglie che rimangono sempre orientate verso gli investimenti immobiliari. Quasi una famiglia su cinque, però rimane lontana da ogni forma di investimento, preferendo la liquidità o la spesa.
In questo scenario di difficoltà condivise le banche riusciranno a recuperare la fiducia delle famiglie, proponendo investimenti adeguati al profilo di rischio dei clienti? A questa domanda ha provato a rispondere Altroconsumo che con una delle sue solite inchieste a sorpresa, ha sondato 80 istituti di credito di Milano, Roma e Torino. I risultati non sono stati proprio incoraggianti.
I consulenti incontrati, infatti, hanno dedicato agli inviati dell'associazione, in media 20 minuti di tempo e nel 70% dei casi hanno fornito consigli, che secondo Altroconsumo, non erano adeguati al profilo di rischio dichiarato. Come prescrive da un triennio la normativa Mifid, i consulenti finanziari dovrebbero sondare il cliente con domande necessarie a capire quali sono le esigenze e quale è il livello di conoscenza dei prodotti finanziari. E solo successivamente proporre un prodotto di investimento adeguato. Un iter scarsamente seguito, tanto che l'associazione sostiene che in sette casi su dieci il consiglio ci è stato dato alla cieca, in quanto il consulente non ha fatto alcuna domanda al “cliente”.
Altroconsumo sottolinea che la normativa Mifid è stata ignorata anche per quanto riguarda le informazioni date al cliente sugli investimenti proposti, che devono risultare chiare, corrette e non fuorvianti. Infatti, il 79% dei consulenti non ha fornito alcuna documentazione, nemmeno i prospetti informativi che sono invece essenziali (e obbligatori) per descrivere i prodotti finanziari, soprattutto quando si tratta di strumenti strutturati e complessi.


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ANTITRUST SANZIONA MASTERCARD ED 8 ISTITUTI DI CREDITO PER INTESE RESTRITTIVE DELLA CONCORRENZA

antimastercardsanzione.gif“Intese restrittive della concorrenza”, questa l’accusa con la quale Antitrust, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha comminato una multa a Mastercard e ad 8 banche, precisamente Mastercard, Monte dei Paschi di Siena, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Sella Holding, Barclays Bank, Deutsche Bank, Intesa San Paolo, ICPBI, Unicredit.
La "colpa" di Mastercard è stata quella di mantenere alte la commissione interbancaria multilaterale (MIF) sui pagamenti attraverso le carte di credito e di debito, trasferendola sulle commissioni richieste ai negozianti convenzionati, con effetti sui prezzi praticati ai consumatori.
Allo stesso tempo le banche sono state accusate di aver alterato il mercato delle carte di credito, per il fatto di aver fissato clausole specifiche nei contratti coi i negozi, volte ad impedire il confronto con altri circuiti e strumenti di pagamento caratterizzati da una Mif più bassa, favorendo così il marchio MasterCard. La commissione interbancaria multilaterale (MIF) di Mastercard, infatti, è pari a circa lo 0,90% per ogni transazione, superiore del 30-40% a quella applicata dal principale circuito concorrente Visa, a fronte dello 0,30% applicato sulle operazioni transfrontaliere. L’incentivo ad applicare Mif elevate deriva: per le banche che emettono le carte dal fatto che al crescere del livello della Mif aumentano i ricavi direttamente realizzati essendo quest’ultima voce incassata dalle stesse banche che emettono la carta. Per le banche che invece stipulano i contratti con gli esercenti il vantaggio deriva dalla circostanza che esse realizzano ricavi crescenti al crescere del volume delle transazioni effettuate con il circuito.
Gli utenti con carta di credito Mastercard hanno dunque subito un aumento delle tariffe del tutto ingiustificato e per nulla connesso all’efficienza complessiva del sistema.
Per effetto del provvedimento adottato, Mastercard e le otto banche dovranno, entro 90 giorni, inviare all’Antitrust delle relazioni che dimostrino la cessazione di questi comportamenti anticoncorrenziali.

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CONTI CORRENTI: UNO SU DUE È ABILITATO ALL'OPERATIVITÀ VIA INTERNET, TELEFONO E CELLULARE

abitradingonline0511.gifDopo aver pubblicato i dati sull'andamento e la diffusione delle carte di pagamentoandamento
e la diffusione delle carte di pagamento nel nostro Paese, l'Abi ha analizzato il rapporto tra italiani, conto corrente e "operatività alternativa". Secondo quanto diffuso sul settimo rapporto su “La multicanalità delle banche”, aumentano i conti correnti abilitati all'operatività tramite cellulare, telefono o internet. Al 31 dicembre 2009 erano attivi 16 milioni di conti correnti abilitati ad almeno uno dei canali alternativi allo sportello, ovvero circa la metà del totale dei conti correnti, con una crescita del 10,7% rispetto al 2008.
Internet rappresenta il canale preferito dalle famiglie italiane che online effettuano bonifici e pagamenti o ricaricano le carte di credito prepagate, che abbiamo visto in crescita del 13% nell'ultimo anno. Numerose anche le famiglie che comprano e vendono titoli. Scendendo nel dettaglio i risultati dello studio condotto su un campione di 283 banche, raccontano di 15,5 milioni di conti correnti abilitati ad operare via internet, in aumento del 17,7% rispetto al 2008.Il 27% di questi conti (4,2 milioni) sono quasi esclusivamente online.

Ad ognuno di questi conti viene fatta una media di 1,4 accessi alla settimana, ovvero circa 70 l'anno. L'operazione più frequente effettuata verso questi conti è quella di estratto conto, con circa 1,2 miliardi di richieste di informazioni su saldo, movimenti e condizioni di conto , con una media di 2,4 volte a settimana. Al secondo posto si confermano i bonifici, ne sono stati fatti nel 2009, 58,4 milioni via internet, pari al 47% del totale, per un valore complessivo di oltre 98 miliardi di euro. Completano il podio delle operazioni più eseguite, i pagamenti online, che nel 2009 sono stati 32,7 milioni per un totale di 44,8 miliardi di euro. Seguono le ricariche del cellulare che nel 2009 sono state 26,8 milioni per un valore di 837 milioni di lire e le ricariche delle carte prepagate con 4,9 milioni di operazioni per un valore totale di 389 milioni di euro.


PHONE BANKING E MOBILE BANKING
Sono 11,8 milioni i conti correnti abilitati al phone banking, pari al 37% del totale dei conti correnti delle famiglie, con un aumento del 26,5% rispetto al 2008. Nell'ultimo anno la banca telefonica ha fatto registrare oltre 39 milioni di contatti complessivi per circa 34 milioni di richieste sul conto corrente e 8,1 milioni sull'attività di trading.

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