Lunedi, 18 Giugno 2018

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SCOPPIA LA GUERRA DEL PANE TRA AGRICOLTORI E PANETTIERI: ECCO LE RAGIONI DELLE PARTI IN CAUSA


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L'apertura alla vendita del pane e dei prodotti di panetteria freschi ad agricoltori, farmer's market e agriturismiapertura
alla vendita del pane e dei prodotti di panetteria freschi ad
agricoltori, farmer's market e agriturismi, prevista da un decreto legge del Ministero dell'Economia ( 212/2010), che avrebbe dovuto portare benefici e risparmi per i consumatori, ha finito per scatenare una guerra del pane tra associazioni categoria.
La prima voce di protesta è stata la Fippa (Federazione italiana panificatori) secondo cui il decreto viola l'uguaglianza dei soggetti economici davanti allo Stato e al Fisco. Questo perchè, sostiene la Fippa gli agricoltori hanno un regime forfettario che si ferma al 15%, mentre nella panificazione artigianale, tra imposte dirette ed indirette si arriva al 52% di tasse sul reddito trasformato. Dello stesso avviso anche Assopanificatori che definisce, per bocca del presidente Mario Partigiani, inaccettabile questo ulteriore beneficio fiscale a favore degli agricoltori, che rappresentano di già una categoria agevolata per quanto riguarda carburanti, fisco, previdenza, e normativa tecnica igienico-sanitaria. Assopanificatori punta il dito sulla differenza tra grano e farina, chiarendo che gli agricoltori coltivano il grano, mentre la farina (elemento base del pane) viene acquistata, così come fanno i fornai, a meno che gli agricoltori non abbiano anche un mulino. Situazione che non rappresenta di certo la maggioranza.
Infine, secondo Partigiani, la concorrenza sleale degli agricoltori nella produzioni di pane, avverrebbe per la mancanza degli obblighi sanitari a cui sono soggetti, invece, i fornai.
Alle associazioni dei panificatori ha risposto in prima battuta Confagricoltura, secondo cui il decreto prevede che la produzione del pane e degli altri prodotti di panetteria freschi siano, a tutti gli effetti, attività connesse a quella agricola. Questo permette un regime di tassazione più vantaggioso, calcolato sulla base del reddito agrario. Perciò secondo l'associazione il provvedimento proietta l'agricoltura in una visione nuova che spinge le aziende ad integrare attività a valle delle produzione agricola,
recuperando parte del valore aggiunto di cui non hanno mai beneficiato. Ciò permetterà di ottenere un pane di qualità partendo da materie prime di qualità, garantendo al settore di ampliare l’offerta produttiva.
Anche la Coldiretti ha espresso la propria opinione sul tema, sottolineando che il provvedimento garantirà ai consumatori di avere pane prodotto a partire da grano italiano coltivato nelle aziende, mentre attualmente oltre la metà di quello in vendita è ottenuto con farine straniere senza alcuna indicazione in etichetta.


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In più l'associazione rivendica l'importanza del recupero di ingredienti, tipologie di prodotti e tecniche di lavorazione tradizionali, proprie delle attività artiginali altrimenti a rischio di estinzione. Si tratta prosegue la Coldiretti di un'opportunità per rilanciare i consumi del Pane, i cui acquisti sono calati nei primi sei mesi del 2010, del 2,4%sono
calati nei primi sei mesi del 2010, del 2,4%, mentre nell'intero biennio della crisi la riduzione è stata, secondo la Coopsecondo
la Coop del 5,2%.
A quest'ultimo punto ha replicato di nuovo la Fippa, sostenendo che non è vero che il pane dell'agricoltore sarà di solo grano italiano, in quanto il decreto esprime un concetto di prevalenza ma non di esclusività del prodotto agricolo. Il grano perciò sarà solo in prevalenza dell'azienda agricola, nei limiti delle possibilità produttive dell'imprenditore agricolo. Secondo la Federazione la quantità minima della produzione sarà del 50%, mentre il resto sarà acquistato esternamente. Se si considera che poi l'Italia non è autosufficiente relativamente al proprio fabbisogno di frumento, ha concluso la Fippa, si evince che le farine acquistate proverranno inevitabilmente anche dall'estero, così come avviene per i panificatori.
Come è possibile intuire la vicenda è piuttosto complessa, con punti di merito da ambo le parti, per cui auspichiamo che il Ministero dell'Economia convochi al più presto un tavolo di confronto, per discutere con le parti in causa (consumatori compresi) le modalità più eque per l'accesso al mercato del pane, da parte degli agricoltori.

 

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Si ringrazia l'utente jillmottsjillmotts di flickr per l'immagine

 


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