Giovedi, 21 Giugno 2018

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PREZZO CARBURANTI , SITUAZIONE SENZA USCITA?


Sciopero Benzinai
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Mi sono spesso scagliato contro la politica dei prezzi dei carburanti in Italia, identificando più volte, per la verità, nel Benzinaio il mandante di un crimine crudele. Ho già parlato degli aumenti tatticiaumenti tattici (qualcuno li definirebbe stagionali) dei prezzi promossi dalle compagnie e delle piccole possibilità di risparmiopossibilità di risparmio  utilizzando servizi che, grazie alla collaborazione degli utenti, segnalano il distributore con i prezzi più bassi della zona. Oggi, complice la notizia della minaccia di un lungo sciopero, (15 giorni) promossa dai sindacati dei benzinai, voglio tentare di fare un'analisi più tecnica che tenga conto della quota di reddittività che va ai vari soggetti della catena del valore dei carburanti.  Prima di partire è meglio chiarire, che la protesta dei Benzinai si erge contro i nuovi emendamenti del ddl sulle liberalizzazioni, che prevedono l'apertura del mercato dei carburanti  verso la Grande Distribuzione  Ricorderete forse, che proprio l'apertura alla grande distribuzione era una delle proposte che le compagnie petrolifere avevano presentato all'antitrust per evitare di subire sanzioni dall'authority. Ma torniamo a noi.

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Essenzialmente sono quattro i soggetti coinvolti nel settore dei carburanti, due soggetti forti, le compagnie petrolifere e lo Stato e due soggetti deboli i Benzinai e i Consumatori. Il soggetto più forte, paradossalmente, è lo Stato che con il proprio carico fiscale va a inciderete sulla formazione del prezzo finale, in modo preciso (e pesante) senza nessuna necessità di recupero di costi relativi. Le compagnie petrolifere devono, invece, recuperare gli alti costi fissi di gestione, cosa non semplice con una commodity come il petrolio, per cui, sarà nel loro interesse limitare la produzione e cercare di evitare guerre sui prezzi tra concorrenti (motivo ufficiale per cui i prezzi sono pressoché allineati). Dall'altra parte le compagnie eserciteranno un forte potere contrattuale sui distributori che, soprattutto nella situazione italiana, dipendono fortemente dalla vendita di carburante. L'ultimo livello della catena del valore sono i consumatori che possono fare ben poco, se non subire il prezzo proposto che evidentemente dovrà tenere conto anche del ricarico del distributore.  Data questa situazione (pur semplicistica) ritengo oltremodo sbagliata la decisione di Benzinai e associazioni di categoria, in quanto non va a risolvere il problema ma cerca un tampone che limiti la concorrenza per stabilizzare una situazione che, nel medio-lungo periodo, potrà solo peggiorare. A mio parere dovrebbero prendersela con i due soggetti forti della situazione, cercando di evitare di rivalersi su quello più "semplice" (cioè i consumatori). Qualcuno potrebbe obiettare che è proprio quello che stanno facendo con questa azione. In realtà la protesta contro il governo, è rivolta nella direzione giusta, ma con le motivazioni sbagliate (per non parlare dei mezzi poi). E', infatti, impossibile che lo Stato, a fronte anche delle richieste dell'antitrust verso le compagnie, intervenga per bloccare o boicottare delle misure che vanno a vantaggio del soggetto più debole, ovvero i consumatori. Tuttalpiù per non rimanere l'anello debole della catena del valore (giustamente), dovrebbero chiedere che venisse rivista la fiscalità sui carburanti. In sostanza reclamare affinchè la modifica del sistema delle accise, da fisso a mobile,  ferma ancora in parlamento, sia accelerata e che, la flessibilità, non tenga solo conto dell'andamento dei prezzi del petrolio ma anche del relativo margine dei gestori. Dall'altra parte, I benzinai e le associazioni di categoria dovrebbero cercare di erodere (un minimo s'intende) il potere contrattuale delle compagnie petrolifere, diversificando la propria offerta commerciale. Non solo carburanti alle pompe come accade ora, ma puntare anche su altri prodotti, i cosiddetti Non-Oil.. Fino a quando, infatti, la vendita di carburante sarà l'unica voce nel bilancio dei distributori, le compagnie petrolifere potranno gestire il rapporto commerciale con i benzinai da una posizione praticamente inattaccabile e non potranno essere le minacce o le misure protezionistiche ad aggiustare la situazione. Per cui mi auspico che lo sciopero sia revocato e che le associazioni di categoria, si rendano conto che la concorrenza non può essere limitata, ma soprattutto, che la programmazione di un'offerta diversificata (anche con l'aiuto del governo) è l'unica soluzione attuabile.. E' evidentemente una scelta più complessa, ma l'unica sostenibile nel lungo medio-periodo, nascondere la testa sotto la sabbia e rivalersi sull'ultima ruota del carro sono metodi che non portano da nessuna parte.


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