Venerdi, 24 Novembre 2017

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LE INFORMAZIONI NEL MERCATO FINANZIARIO E LA CLASS ACTION IN ITALIA


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Negli ultimi tempi si sentono spesso frasi come : “la crisi è finita” e “Il peggio è passato” , tuttavia mentre la finanza pare abbia, almeno parzialmente, scontato la crisi, l'economia “reale”, nonostante tutti gli sforzi per tamponare le falle più gravi, rimane in rallentamento (moderato e non critico, ma pur sempre in contrazione). Il mondo finanziario, dopo aver toccato nuovi minimi, pare, invece, posizionarsi su livelli d'equilibrio più intermedi, nonostante il grosso interrogativo del mondo dell'automobile e con i dati dei consumi in lievissima ripresa, ma non propriamente positivi. Uno dei risultati più chiari che emerge da questa crisi finanziaria è, a mio parere, la tremenda complessità nel far coesistere, nello stesso mercato informazioni ed interessi personali. Le informazioni ai vari livelli, da quelle di bilancio a quelle da insider, forniscono uno strumento importantissimo per determinare il corso dei titoli azionari. Tuttavia il sistema, che coinvolge, pur con varie differenze nei diversi ordinamenti nazionali, molteplici categorie di professionisti: dai revisori contabili, alle agenzie di rating, alle banche d'affari, agli organismi di controllo (consob, sec), ai promotori finanziari ha dimostrato tutta la sua pochezza nel recente scenario di crisi. Sebbene non mi voglia addentrare troppo nell'argomento, non è difficile capire che la trasparenza del sistema, tanto decantata, assomiglia molto a quella percepita in un giorno d'autunno in pianura padana. Ovviamente coloro che ci rimettono sono i soggetti deboli, i meno informati, il parco buoi. Spesso l'errore sta nel prendere sottogamba certi dati o nel sottovalutare alcuni situazioni, molte altre volte il meccanismo informativo si inceppa proprio nel momento in cui gli utenti finali (consumatori) incontrano gli operatori specializzati. Celebri i casi dei crack Parmalat e Cirio o dei bond argentini, ma, anche la recente crisi non ha dimenticato di lasciare pesanti cadaveri sul campo di battaglia. Sto pensando ad esempio al crack Lehman Brothers e, al caso ancora più grave, Madoff. Certo non tutte queste situazioni sono uguali, molte sono, infatti, le differenze alla base dei vari fallimenti, ma, di norma, questi crack trascinano con sé le sorti di parecchi consumatori, la maggior parte dei quali fino all'ultimo convinti che i propri soldi siano, in realtà, al sicuro. In tutti i questi casi, recuperare i propri soldi è un'impresa molto ardua, sebbene esistano alcuni meccanismi legali (class action) che permettano la tutela dei propri diritti legali e l'accesso al risarcimento, quantomeno parziale, dei torti subiti, se accertati in sede legale.

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 L'azione collettiva, attiva già da tempo con successo negli Stati Uniti, è in discussione da parecchio tempo, anche nelle aule del parlamento italiano. Pur con molte difficoltà e molti ripensamenti il decreto sulla class action pare in dirittura d'arrivo, sebbene alcuni parametri imposti facciano storcere un po' il naso alle associazioni dei consumatori. In primo luogo la class action non avrà effetto retroattivo, per cui sarà possibile ricorrervi solo per illeciti compiuti dopo l’entrata in vigore della legge (pare entro il primo luglio). Questo aspetto, in linea con la dottrina in materia di correttezza giuridica, significa, di fatto, nessuna possibilità di azione collettiva, nei citati casi dei crack Parmalat, Cirio, Giacomelli, bond argentini et similia, con in più la beffa di non poter più intraprendere azioni civili singole (ammesso di averne le possibilità economiche) perché i tempi per l'azione singola stanno, velocemente, cadendo in prescrizione. Se tutto ciò non bastasse, a rendere il quadro più grottesco per i risparmiatori caduti nella trappola Parmalat è la notizia che la class action in USA ha permesso ai creditori, un recupero parziale, per un valore di circa 15,4 milioni di euro. Un secondo elemento di disturbo, molto sentito dalle associazioni dei consumatori , come ad esempio Adoc, è l'estromissione delle stesse associazioni dal novero degli attori che possono svolgere un ruolo attivo nell'avvio della class action. Questa scelta, toglierà coordinamento alle azioni collettive, rendendo di fatto ingestibile e inapplicabile il meccanismo stesso della class action, soprattutto per ciò che riguarda il buon esito dell'azione di risarcimento. Un terzo elemento che limiterebbe l'azione della class action è l'indicazione di tribunali specifici, nel numero di 11, in tutta Italia, nei quali è possibile avviare un'azione collettiva. Il rischio di questa decisione è quello di concentrare tutte le class action nelle mani di pochi giudici, rischiando l'intasamento dei procedimenti giudiziari, che già di per sé non brillano per celerità ed efficienza. L'ultimo dato che limita l'azione della class action riguarda i campi di applicazione, tra i quali non è previsto alcun risarcimento monetario in caso in cui l'azione collettiva sia mossa contro la pubblica amministrazione, o contro una società fornitrice di un servizio pubblico in concessione. In questo caso l'unico risultato ottenibile sarà quello di mettere sotto pressione coloro che erogano servizi pubblici. Quest'ultimo aspetto, stante alle dichiarazione del Ministro Brunetta (Ministro della Funzione Pubblica), verrà risolto in un decreto successivo ad hoc, che modificherà i termini dell'azione collettiva nei confronti della pubblica amministrazione.


CREDIT
Si ringrazia l'utente ©athrine di flickr per l'immagine


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