Mercoledi, 24 Ottobre 2018

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RELAZIONE ANNUALE ANIA: IMPRESE ASSICURATRICI IN BUONA SALUTE E PRONTE A NUOVE SFIDE


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Relazione Annuale Ania 2010: Imprese Assicuratrici in Buona Salute e Pronte a Nuove Sfide | Previdenza | Sanità | Welfare |

Si è tenuta ieri a Roma, l'assemblea nazionale Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), l'occasione annuale per fare il punto della situazione sul mondo assicurativo in Italia. Nella sua relazione Fabio Cerchiai, presidente dell'Ania, ha analizzato tutti i settori in cui operano le assicurazioni, dal welfare, alla previdenza complementare, dal settore RC Auto, alla sanità, mettendo in luce i punti di forza e di debolezza dei vari campi. In questo articolo tratteremo dei settori che tutto sommato hanno raccolto buoni risultati, lasciando la pecora nera del gruppo, il settore Rc Auto, in un articolo separato.
Cerchiai ha aperto la relazione affermando che l'industria assicurativa è passata attraverso “la tempesta perfetta”, dimostrando però sul campo la solidità dei propri fondamenti economici. In Italia, infatti, a seguito della crisi finanziaria non si è verificato nessun caso di insolvenza, né alcuna richiesta di aiuto pubblico da parte delle compagnie di assicurazioni. Il livello di patrimonializzazione è sempre rimasto adeguato con le disponibilità proprie delle imprese pari mediamente a più del doppio del margine di solvivibilità richiesto. Questo significa che la solidità delle imprese assicuratrici ha permesso, anche in un clima di incertezza, di offrire garanzia e sicurezza a famiglie e imprese. Nello scorso anno le famiglie hanno destinato oltre un terzo dei propri investimenti finanziari alle polizze di assicurazione vita, argomento che abbiamo trattato anche noi, nei mesi scorsi analizzando alcune interessanti offerte presenti sul mercatoanalizzando
alcune interessanti offerte presenti sul mercato.
La raccolta dei premi è rimasta stazionaria, escludendo il ramo RC auto, a causa , soprattutto, del rallentamento economico e della diminuzione dei beni assicurati. L'andamento tecnico, invece ha evidenziato un forte peggioramento. Nel confronto con l'Europa, il nostro Paese si caratterizza per un livello di diffusione dell'assicurazione (escluso il ramo automobilistico dove è obbligatoria) minore rispetto a quello degli altri maggiori paesi. Questo secondo l'Ania è un segnale che le famiglie italiane sono meno protette contro i rischi rispetto ai corrispettivi europei. Ma non solo le famiglie, Cerchiai, infatti, nella relazione, sostiene che secondo uno studio condotto lo scorso anno, una protezione assicurativa adeguata, porta a molteplici benefici per le aziende, soprattutto per quelle medio piccole. Tra i benefici viene citato un accesso al credito più facile, più economico e più stabile, per il fatto che l'assicurazione riduce il rischio per le banche e favorisce la solidità patrimoniale delle imprese


WELFARE E NUOVE SFIDE
L'aumento della spesa sociale continua ad ampliare il proprio peso sul PIL, trascinata dal crescere della domanda di sicurezza, che rappresenta la conseguenza dell'invecchiamento della popolazione, dello sviluppo della tecnologia medica e delle crescenti aspettative in materia di salute e benessere. L'Ania sostiene che non ci possono essere risorse pubbliche sufficienti per finanziare una domanda di queste caratteristiche e il taglio dei servizi sociali per i cittadini non può essere la risposta delle istituzioni al problema. Per questo motivo l'Associazione chiede allo Stato e alle Istituzioni di valutare, in una prospettiva di lungo periodo quale livello di prestazioni (quantitativo e qualitativo) può offrire, lasciando al settore privato la possibilità di intervenire, con regole e compiti chiari. Insomma l'Ania si chiama in campo come soggetto privato nell'ambito dello Stato Sociale, sostenendo che l'assicurazione, possa svolgere un ruolo da protagonista nel settore. A riprova di ciò viene presentato il caso dell'Olanda, dove l'assicurazione privata svolge un ruolo centrale nei servizi privati e della Germania, dove l'assicurazione per il rischio di non autosufficienza è stata resa obbligatoria diversi anni fa.
L'obiezione che ci sentiamo di muovere a questa considerazione, riguarda principalmente le diversità strutturali dei Paesi, che l'Ania stessa, denuncia nel settore RC Auto e che, a nostro avviso potrebbero riproporsi anche in questo campo.


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LA PREVIDENZA
A fine 2009, il numero di aderenti alla previdenza complementare era, secondo le stime dell'Ania, pari a circa 5,1 milioni, ovvero il 22% dei lavoratori dipendenti e autonomi in attività. Un numero che secondo Cerchiai è ben lontano dall'obiettivo di garantire ai pensionati di domani un livello di reddito appropriato, per questo serve un rilancio della previdenza complementare che promuova adesioni e incentivi una contribuzione più elevata.
Tre le ricette presentate come necessarie

  • offrire al lavoratore, con opportuni accorgimenti, un ampio diritto di scelta e di ripensamento durante la fase di accumulo
  • garantire al lavoratore la piena portabilità del contributo versato dal datore di lavoro
  • rimuovere il divieto, per i fondi negoziali, di investire nei prodotti assicurativi tradizionali.

Obiettivo dell'Ania è quello di poter indirizzare parte del rispamio delle famiglie italiane
indirizzare parte del rispamio delle famiglie italiane, tra i più alti del mondo, verso forme di accumulazione con finalità previdenziali.


SANITÀ E GRANDI RISCHI
L'Ania vista l'evidente difficoltà delle regioni a gestire il sistema sanitario, abbiamo visto come i contribuenti di quattro regioni per rientrare del deficit saranno soggetti ad addizionali irpef e irap maggioratei
contribuenti di quattro regioni per rientrare del deficit saranno
soggetti ad addizionali irpef e irap maggiorate, e rivendica un ruolo di maggior peso.
La gestione del problema deve passare per lo sviluppo di un articolato sistema formato da fondi, casse sanitarie, mutue e imprese di assicurazione. A tale scopo le imprese assicuratrici chiedono che Il trattamento fiscale dei vari strumenti di sanità complementare, comprese le polizze salute, debba essere reso omogeneo.
Allo stesso modo occorre dotare il Paese di un sistema misto, pubblico e privato che copra i rischi di calamità naturale, come avviene in tutta Europa. Ciò liberebbe lo stato di risorse, secondo l'Ania, da destinare alla prevenzioni.
Il problema rimane, a nostro giudizio la gestione dei rischi, nei quali ci sia di mezzo anche la mano dell'uomo, come ad esempio in caso di calamità che coinvolge territori oggetto di abusi edilizi. In questi casi la presenza di operatori privati potrebbe mettere a rischio la gestione dei soccorsi, viste le complessità legali legate alla situazione.

[Via: Relazione AniaRelazione Ania ]

RISORSE:

 



CREDIT
Si ringrazia l'utente Mr Tickle - Wachoo Wachoo Tribe CongressmanMr
Tickle - Wachoo Wachoo Tribe Congressman di flickr per l'immagine




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