Sabato, 25 Novembre 2017

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ABI: AUMENTA IL NUMERO DI CONTI CORRENTI INTESTATI AGLI IMMIGRATI, NEL 2009 RIMESSE PER 210 MILIONI


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L'Abi ha pubblicato oggi i risultati del rapporto ABI-Cespi 2010, sull’offerta di servizi e prodotti bancari alla clientela immigrata nel 2009, sulla base dei dati ripresi da un campione di istituti di credito italiani rappresentativi del 63% degli sportelli complessivi del sistema (il 75% del totale attivo). Secondo il rapporto gli immigrati preferiscono utilizzare il sistema bancario per trasferire somme di denaro all'estero, superiori al migliaio di euro, mentre i canali alternativi vengono scelti con maggior frequenza per trasferimenti di rimesse di minor entità. Nel 2009 sono il sistema bancario italiano ha intermediato rimesse per un totale di 210,05 milioni di euro, in poco più di 90 mila operazioni (92020) . Il volume di denaro medio per transazione è stato pari a 1543, quasi sette volte superiore al dato registrato a livello internazionale, ovvero 300 dollari (223 euro). L'indagine ha analizzato le transazione degli stranieri appartenenti alle prime 21 nazionalità presenti in Italia, nello specifico pari all'88% dei 3,891 milioni di immigrati presenti in Italia al 31 dicembre scorso. I Paesi verso cui gli stranieri inviano maggiori flussi di rimesse dall'Italia, utilizzando il sistema bancario sono il Marocco e la Romani, seguiti da Moldova, Brasile e Albania.
Il rapporto ha evidenziato anche un aumento dei conti correnti intestati agli immigrati, cresciuti del 7,9%, da 1,404 milioni a 1,514 milioni. Questo aumento va attribuito anche all'incremento del numero di immigrati residenti in Italia, cresciuto del 32,4% rispetto al 2007. La crescita della popolazione ad un ritmo quattro volte superiore a quello del numero dei conti correnti intestati agli immigrati, ha avuto come conseguenza l'abbassamento del tasso di bancarizzazione, passato dal 67% del 2007 al 61% di fine 2009. A tal proposito l'Abi sottolinea però che il processo di bancarizzazione è strettamente legato al tempo di permanenza degli stranieri in Italia. Per cui i due fenomeni aumento della popolazione e aumento dei conti correnti, non viaggiano di pari passo. Secondo le stime dell'Abi agli immigrati, occorre un tempo minimo di cinque anni, per acquisire una stabilità economica e lavorativa tale da far nascere l'esigenza di aprire un rapporto bancario e si abbiano i documenti necessari per l’accesso in banca.
La motivazione principale che spinge gli immigrati ad aprire un conto corrente è quella familiare, anche se, rileva l'Abi, aumentano costantemente gli imprenditori stranieri bancarizzati. A fine 2009 i titolari di un conto corrente erano 52924, pari al 3,5% del totale dei correntisti immigrati. Si tratta di clienti consolidati, visto che il 20% ha un conto corrente da più di cinque anni, dimostrando un indice di fedeltà superiore al segmento di clientela “retail” (dove il 18% ha un c/c da più di cinque anni), cui è riconducibile il 96% dei conti correnti intestati a stranieri residenti in Italia.

 


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Sul fronte dei finanziamenti l'Abi riporta sottolinea che un correntista su tre ha attivato una linea di credito con la banca, con i prestiti (pari al 34%) superiori al credito immobiliare (28%). Alla fine dello scorso anno quasi la metà dei piccoli imprenditori immigrati (il 47%), titolari di un conto corrente aveva un finanziamento in corso, con una distribuzione equilibrata fra scadenze di breve periodo (48% del totale) e scadenze di medio-lungo termine (52%).
Sempre in tema di imprenditoria straniera, l'Abi riporta che, tra il 2007 e il 2009, nel segmento “small business” (ditte individuali, anche artigiane; imprese con meno di dieci addetti e fatturato non superiore a 2 milioni; enti senza finalità di lucro) si è registrato un aumento dei conti correnti del 62% (da 13.812 a 22.422), a fronte di una sostanziale stabilità della quota di piccoli imprenditori immigrati bancarizzati sul totale dei clienti immigrati (4,5% nel 2007 e 4,1% nel 2009). Secondo l'Abi questo dato può costituire un indizio circa la scelta della popolazione migrante di combattere la precarietà, causata dalla crisi, rischiando in proprio con l'avvio di piccole attività imprenditoriali.

 

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