Venerdi, 17 Agosto 2018

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ITALIA UN NUCLEARE CHE NON CONVINCE E FA DISCUTERE


energia nucleare
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E' di qualche giorno l'accordo tra il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi e il suo omologo francese Nicolas Sarkozy, attraverso il quale l'Italia ritornerà a percorrere la via dell'energia Nucleare. In senso stretto l'accordo prevederà la costruzione di quattro centrali nucleari di terza generazione, con tecnologia francese Epr, da 1.660 megawatt l'una, la prima delle quali in funzione dal 2020. L'obiettivo di questo accordo è quello di ridisegnare le vie di approvvigionamento energetico del nostro paese, riuscendo a coprire (almeno teoricamente) entro il 2030 il 25% dei nostri consumi elettrici. L'accordo ha suscitato svariate polemiche in tutti i livelli della comunicazione e della politica,soprattutto in merito alla scelta dei siti dove costruire le centrale atomiche. Nessun amministratore locale le vuole, anzi c'è persino chi , come Cappellacci, neo governatore della Sardegna e delfino di Berlusconi, annuncia che dovranno passare sul suo corpo per costruire le centrali in sardegna. Va poi capito quale sia la volontà degli italiani in merito alla questione, visto che un referendum popolare del 1987 bocciò il nucleare in Italia, mentre, più recentemente, la campagna elettorale di Berlusconi alle ultime elezioni, incentrata anche sulle necessità del ritorno all'atomo, ha riscosso largo consenso. In realtà i dubbi circa l'utilità di questo ritorno al nucleare sono molteplici, a partire proprio dall'analisi di costo dell'operazione di costruzione delle centrali, passando per costi di recupero del gap tecnologico e conoscitivo necessario, fino all'annoso problema dello stoccaggio delle scorie.

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Tra tutti, quest'ultimo aspetto sembra il più delicato, se infatti, parte del gap tecnologico potrà essere colmato grazie al know how francese, parecchi timori sorgono di fronte al problema delle scorie, soprattutto in un paese come il nostro che fa fatica a star dietro allo smaltimento classico dei rifiuti e dove le scorie del nostro passato nucleare creano ancora problemi a distanza di oltre 20 anni. Anche gli aspetti economici della questione sono però molto dibattuti. In primo luogo si discute sui costi di costruzione di una centrale, che come ha dimostrato il recente caso della centrale finlandese di Olkiluoto, possono lievitare anche di quasi il 50% ( da 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali Ndr ) rispetto alle previsioni, come sottolineato dal direttore del Kyoto Club Gianni Silvestrini e da Greenpeace Italia. Secondariamente si discute sulla convenienza della scelta energetica, visto che si basa su un'unica risorsa, l'uranio, che si presenta come molto limitata e alle tecnologie attuali (terza generazione) manifesta anche limiti di convenienza sui costi dell'energia prodotta per i consumatori finali. Da ultimo occorre analizzare il possibile contributo del nucleare nella lotta infinita contro il riscaldamento del pianeta, obiettivo perseguito, tra l'altro anche dalla stessa Unione Europea. Bene secondo i recenti dati dell’Agenzia internazionale dell’energia il ruolo che potrà svolgere il nucleare in in uno scenario volto a dimezzare le emissioni entro il 2050, può essere solo infimo. Pari solamente a un 6% della riduzione alla metà del secolo su scala mondiale, a fronte di un contributo degli interventi sull’efficienza energetica del 36% e da quelli sulle rinnovabili pari al 21% (vedi Grafico, clicca per ingrandire).

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CREDIT
Si ringrazia l'utente Alessio85 di flickr per l'immagine


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