Sabato, 25 Novembre 2017

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ALLA SCOPERTA DELLE BICI RECLINATE


bici reclinata, flevonbike
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 Stuzzicato da EcoblogEcoblog ho recuperato nella memoria un'immagine dell'estate scorsa, quando durante una passeggiata in bicicletta  mi sono imbattuto in  uno strano trabiccolo a due ruote, guidato da un ciclista che pedalava in posizione supina. Il primo pensiero fu: " Certo che ce n'è di gente strana al mondo" pensando a qualche strano prototipo in via di sviluppo, il secondo pensiero, però fu,  un pelo più tecnico, da appassionato ciclista quale sono, "Beh vediamo come va con quel coso" . Presto mi accorsi che quel "coso", era molto agile in pianura, costringendomi ad aumentare l'andatura per riuscire a mantenere la ruota, il tutto, ovviamente all'insaputa del mio rivale che "comodo comodo" continuava tranquillamente a macinare chilometri  innanzi a me. Ho scoperto tempo dopo che quello di cui ero stato testimone, non era un esempio di mondo alla rovescia, ma una bicicletta reclinata, strumento da passeggio e competizione, sconosciuto qui da noi ma molto diffuso in zone come "le fiandre e i paesi bassi", terre in cui il ciclismo e la mobilità su due ruote sono quasi un'istituzione. 

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La storia di queste biciclette reclinate è molto affascinante e parte da lontano, alla fine del diciannovesimo secolo per la precisione, sebbene il primo modello significativo si svela solo nei primi anni 30, grazie all'inventore francese Charles Mochet, che derivando precedenti progetti di quadriciclo e triciclo a pedali, giunse a produrre la Velocar, una bicicletta reclinata a due ruote. La velocar riuscì ad imporsi anche nelle competizioni sportive dell'epoca, suscitando molto interesse. Francis Faure ciclista professionista riuscì a vincere alcune tappe del Tour de France e nel 1933 a compere l'impresa di strappare il record dell'ora a Oscar Egg che lo deteneva dal 1914 , percorrendo una distanza di 45,055 km, quasi 800 metri in più del precedente record. Le Velocar in pista e su strada volavano, anticipando quindi il mio riscontro di quasi 75 anni. Mochet si preparava ad entrare nella storia come colui che aveva rivoluzionato il ciclismo, ma gli eventi si evolsero diversamente.  Appena 9 mesi dopo l' UCI che non è la sigla di un cinema , ma l'acronimo di   Union Cycliste InternationaleUnion Cycliste Internationale, decise di invalidare il record, si dice su pressione dei costruttori classici di biciclette e sulla base di una nuova definizione di bicicletta da corsa, in pratica, squalificò a vita le biciclette reclinate dalle competizioni. Perso il record e la possibilità di lottare nelle competizioni con le biciclette classiche, si spense anche l'entusiasmo della gente per questo tipo di soluzione, col risultato che il grande pubblico non è mai venuto a conoscenza di questo tipo di veicolo a propulsione umana. Nonostante ciò comunque lo sviluppo tecnologico e prestazionale non è venuto meno, portando negli anni le biciclette reclinate  a prestazioni di assoluto valore. Pensate solamente che il record dell'ora di una bicicletta reclinata di ultima generazione è di 85,991 km  stabilito da Fred Markham, mentre il record dell'ora riconosciuto dall'Uci è di 49.700 Km stabilito ad opera di Ondrej Sosenka . Stiamo parlando di quasi il doppio della distanza percorsa, il 73% per la precisione. Il segreto di questo tipo di prestazioni sta proprio nella meccanica del mezzo, in quanto la posizione quasi orizzontale permette una miglior spinta in  pianura e una miglior aerodinamicità. Di contro una bicicletta ti tipo tradizionale renderà molto di più in salita sia per il minor peso del mezzo, sia perché permette al ciclista di fare forza sui pedali sfruttando il peso del corpo. A parziale smentita di questa mia ultima frase, devo sottolineare come esistano diversi tipi di biciclette reclinate, con diversi tipi di inclinazione dello schienale e conseguente disposizione del corpo, per cui non è matematico che esista questo svantaggio strutturale rispetto alla bici tradizionale, almeno non in ogni tipo di salita (di fronte a Mortirolo e Zoncolan forse si però)  L'unico difetto di questo tipo di mezzo è il prezzo che causa produzione artigianale è mediamente più alto rispetto alle canoniche biciclette. Vi dico la verità, mentre cercavo informazioni per questo articolo, mi sono imbattuto in diversi siti olandesi in cui venivano mostrati i paesaggi tipici di quelle zone e devo dire che la voglia di farci un giro con una bicicletta reclinabile mi è  seriamente venuta.  Chissà che però, in un futuro ideale, fatto di piste ciclabili cittadine funzionali e rispetto per l'ambiente, le biciclette reclinate o i kmx ( cart a tre ruote a pedali) non possano costituire un comodo, veloce e soprattutto ecologico mezzo di spostamento anche nella realtà italiana.

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