Lunedi, 16 Luglio 2018

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ANZIANI E ALCOL: LA RIDUZIONE DEGLI INVESTIMENTI IN WELFARE CAUSA L'AUMENTO DEL 2,8% DELLA MORTALITÀ


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In un'ottica di invecchiamento della popolazione i dati che testimoniano il rapporto tra anziani e alcool diventano sempre più rilevanti dal punto di vista sociale e sanitario. Secondo i dati Eurobarometer 2007, il 27% degli europei over 55 ha avuto in un anno almeno un episodio settimanale di binge-drinking, ovvero ha assunto 5 o più unità alcoliche, (50g di alcol) in un’unica occasione. Si tratta di un dato rilevante, nonostante venga spesso sottovalutato perchè si tende ad ignorare gli effetti di un'assunzione dannosa di alcol e a confonderli con i sintomi dell'invecchiamento.
La condizione dell'anziano rispetto all'alcol, invece si caratterizza per un'elevata vulnerabilità, dovuta a mutamenti fisiologici e metabolici che riducono a 12 grammi al giorno (un bicchiere di bevanda alcolica) la capacità di demolizione dell'alcol assunto. Un aspetto, quest'ultimo ignorato dagli anziani e poco conosciuto anche dal personale medico sanitario. Numerose malattie, sottolinea, Emanuele Scafato, Direttore del Centro OMS per la Ricerca e la promozione della salute sull'alcol e Direttore dell’Osservatorio nazionale ALCOL del CNESPS dell’Istituto Superiore di Sanità, sono connesse in qualche misura all'assunzione di alcol, anche in quantità minime. Tra queste non solo malattie epatiche o gastroenterologiche, ma anche quelle connesse alla presenza di un deficit cognitivo, a cui si aggiungono anche 60 malattie indicate dall’OMS tra cui dodici tipi di tumori maligni.
Viste le problematiche del fenomeno e il progressivo invecchiamento della popolazione che tenderà ad aumentare questo genere di problemi, è stato lanciato dalla Commissione Europea il progetto " VINTAGE, Good health into older age”. Il progetto, coordinato dallo stesso Scafato e da Peter Anderson, consulente scientifico nel settore della ricerca alcol-correlata, consiste in un insieme di attività di revisione della letteratura scientifica sulla tematica alcol e anziani. Gli esperti di Vintage hanno valutato le priorità da perseguire a livello europeo tramite azioni di Public Health finalizzate a ridurre l’impatto alcol-correlato negli ultra 65enni. Si tratta di interventi necessari in quanto in Europa su 89 realtà esaminate, in 53 si è rilevato l'assenza di qualunque attività di prevenzione su anziani e alcol.


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Il principale ostacolo alla definizione e implementazione di strategie rivolte agli anziani è stato indicato nella mancanza di politiche sanitarie rivolte alla prevenzione del consumo di alcol e dei problemi correlati negli anziani. Oltre a questo Scafato, ha anche sottolineato la mancanza di risorse umane ed economiche per la ricerca e per la prevenzione, sia in Italia che nella UE.
Il tema della carenza di finanziamenti risulta centrale, visto che, ricorda Scafato, secondo una recente pubblicazione di Stukler sul British Medical Journal, la riduzione di 85 euro per persona di investimento in welfare determinerà l’anno successivo un l’incremento del 2,8 % della mortalità alcol correlata nella popolazione ed in particolare tra gli anziani. In conclusione Scafato ricorda che bere meno o cessare di bere comporta a qualunque età un vantaggio per la salute. Un tema, però di difficile penetrazione sociale, soprattutto in Italia, dove prodotti come il vino fanno parte della cultura e risultano espressione economica del Paese. Ricordiamo, in proposito che secondo alcune stime l'Italia avrebbe superato la Francia, diventando così il primo produttore di vino al mondoprimo
produttore di vino al mondo.

  [Via: ISSISS ]


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