Venerdi, 24 Novembre 2017

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Il Recupero Energetico da Rifiuti in Italia


inceneritore, rifiuti urbani, energia

Enea e Federambiente hanno presentato a Roma il Rapporto Sul Recupero Energetico da Rifiuti, giunto alla terza edizione ed in cui si fa il punto sul sistema industriale di valorizzazione dei rifiuti urbani nel nostro Paese.
A differenza di quanto si possa pensare, nel nostro Paese si evidenzia una tendenza in continua evoluzione del sistema impiantistico di recupero energetico, un aspetto di fondamentale importanza per l'intera filiera e con grossi benefici ambientali connessi. Vediamo alcuni degli elementi chiave emersi nel rapporto.
Per quanto riguarda la produzione di rifiuti urbani, l'Italia con 541,3 kg/anno pro capite si colloca al di sopra della media dell'Unione Europea a 27 (512,3 kg). Nelle discariche italiane finisce il 49,1% dei rifiuti, molto più della media Europea che abbiamo visto essere secondo l'Eurostat intorno al 38%.

In generale nei 30 paesi analizzati, i 27 dell'Unione Europea più Svizzera, Norvegia e Islanda, esistono 446 impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, di cui 398 nell'UE che nel 2009 hanno trattato 69,7 milioni di tonnellate di rifiuti (65,1 nell'UE). In Italia al 31 dicembre 2010 risultavano 53 impianti di incenerimento dei rifiuti urbani di cui 50 effettivamente attivi, per una capacità di trattamento di 7,123 milioni di tonnellate/anno, pari a 21.693 tonnellate al giorno, con una capacità termica di 2.925 MW e una potenza elettrica installata di 783 MW.

Solo due impianti di quelli attivi in Italia si limitano a bruciare rifiuti senza recuperare energia, ma per ambedue è prevista la trasformazione in termovalorizzatori. La maggior parte degli impianti è collocata nelle regioni del Nord con 29 impianti, segue il Centro con 15 impianti e il Mezzogiorno con 9 impianti.
Per quanto riguarda le tipologie di impianti i combustori a griglia sono quelli più diffusi (82,3% della capacità di trattamento complessiva), seguiti dal letto fluido (14,8%), dal tamburo rotante (1,8%) e dal gassificatore (1,2%).Nell'ambito del trattamento dei fumi le principali tecniche impiegate sono la depolverizzazione, la rimozione dei gas acidi e la rimozione degli ossidi di azoto.
Il 47,8% dei rifiuti trattati sono rifiuti urbani indifferenziati, il 34,2% sono frazione secca e combustibile derivato dai rifiuti (CDR) e il 18% rifiuti speciali e sanitari.
La produzione di scorie nel 2010 è stimata intorno alle 963 mila tonnellate, alle quali vanno aggiunte circa 306 mila tonnellate di residui del trattamento dei fumi. Il 29,3% delle scorie è stato avviato a recupero, mentre il 70,7% è stato smaltito. Entro il 2014 poi si dovrebbe registrare un significativo incremento della capacità complessiva di trattamento e del relativo recupero energetico.
Infine, spiega il rapporto, dal 2004 al 2010 la produzione d'elettricità dei termovalizzatori è passata dal 2.436 a 3.887 GWh (+59,5%), mentre la produzione di energia termica è cresciuta, nello stesso periodo da 560 a 1.212 GWh (+116%).
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