Domenica, 20 Agosto 2017

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Spiagge: gli Interessi di Pochi Pregiudicano il Bene Comune


Spiaggia, stabilimenti balneari, ambiente

Le spiagge italiane sono un bene comune, ma sempre più a spesso sono a rischio dal proliferare di stabilimenti balneari, dai rifiuti e dall'erosione costiera. É questa la fotografia scattata dal WWF nel dossier “Spiagge d'Italia: bene comune affari per pochiSpiagge d'Italia: bene comune affari per pochi”, in cui si fa il punto della situazione dei litorali nazionali. La situazione che emerge è piuttosto critica con le spiagge che si sono trasformate in un imponente macchina economica, dove si vedono bene i guadagni e gli interessi privati ma dove molto spesso sfugge l'interesse pubblico. I guadagni, spiega il WWF, sfuggono spesso al fisco e rimangono in tasca ai privati, mentre gli introiti pubblici derivanti dagli oneri di concessione, pur rivisti al rialzo, sono poca cosa rispetto alle entrate che queste aree garantiscono.
Negli ultimi due anno sono intervenuti elementi di peggioramento per il fatto che sono state rilasciate nuove concessioni e perchè non sono intervenuti elementi tesi a migliorare le performance ambientali degli stabilimenti esistenti.

Gli stabilimenti balneari italiani sono circa 12 mila e occupano circa 4 mila km di costa idonea per tale attività, la metà della costa italiana (8 mila km), ma anche la metà idonea alla balneazione.
Nel 2001 gli stabilimenti balneari erano 5368, per cui in poco più di 10 anni sono più che raddoppiati, tanto che oggi si conta uno stabilimento ogni 350 metri di costa utile alla balneazione. Complessivamente gli stabilimenti balneari occupano non meno di 900 km di costa, quasi un quarto della costa idonea alla balneazione.

Assumendo un valore medio di 1500 metri quadri a stabilimento, la superficie degli stabilimenti balneari in Italia occupa una superficie di 18 milioni di metri quadri.
Il danno provocato all'ambiente dalle infrastrutture balneari è piuttosto esteso e trasforma le spiagge in ambienti differenti da come sarebbero allo stato naturale. Spesso i cordoni dunali vengono spianati per far accedere i clienti al mare e il lungomare diventa un lungo cordone di cemento.
Il risultato è che i gestori tendono a far sparire le dune superstiti all'interno della loro concessione per sostituirle con campetti da beach volley e file di ombrelloni.
Nel rapporto il WWF sottolinea che la maggior parte delle regioni non garantisce una percentuale minima realmente fruibile e accessibile liberamente dai cittadini. Inoltre non hanno fissato un limite massimo per il rilascio delle concessioni rispetto ad ambiti comunali che dovrebbero garantire libera la maggior parte delle spiagge accessibili. In realtà nelle diverse normative regionali vengono indicate le percentuali di spiaggia libera, ma nella pratica queste vengono poi disattese, o quando rispettate, le aree libere destinate sono poste in luoghi poco accessibili ai cittadini.
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