Martedi, 21 Novembre 2017

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Smaltimento Raee: Tre Quarti Delle Apparecchiature Elettriche Non Vengono Trattate Correttamente

raee0406.gifRispetto al 2009, lo scorso anno è aumentata del 17% la quantità di Raee trattata da Ecodom, Consorzio Italiano di Recupero e Riciclaggio degli Elettrodomestici. Nello specifico secondo i dati del Rapporto di Sostenibilità 2010Rapporto
di Sostenibilità 2010, sono state ben 89.045  le tonnellate di Rifiuti Elettrici ed Elettronici trattati, di cui 46.085 tonnellate del Raggruppamento R1 (frigoriferi, congelatori, condizionatori e scalda-acqua) e 42.960 tonnellate del Raggruppamento R2 (lavatrici, lavastoviglie, forni, cappe). Si ricorda che Ecodom tratta il 36% di tutti i Raee gestiti dai Sistemi Collettivi italiani, la cui quantità complessiva è pari a 245.350 tonnellate.
L'operazione si smaltimento Raee, svolta da Ecodom, ha permesso di recuperare 58.429 tonnellate di ferro, 7.332 tonnellate di plastiche, 2.644 tonnellate di alluminio e 1.612 tonnellate di rame, che poi sono state reinserite nei processi produttivi. La percentuale di riciclo sul totale dei Raee trattati è dell'83,7% (+0,2% rispetto al 2009), per quanto riguarda il raggruppamento R1, mentre sale al 90,5% (+0,9% rispetto al 2009) per il raggruppamento R2. In media la percentuale di Raee riciclati sul totale di quelli trattati è del 87%, quasi un punto percentuale in più rispetto al 2009.
l'attività di smaltimento Raee ha permesso anche di risparmiare emissioni per circa 1.834.245 tonnellate di anidride carbonica (CO2), una quantità, fa sapere Ecodom, equivalente a quella che potrebbe essere assorbita in un anno da un bosco grande quanto la provincia di Ancona.
Il 55% dei Raee è stato raccolto nelle regioni del Nord, con in testa la Lombardia, dove sono state raccolte 13.053 tonnellate di Raee. Al secondo posto nella classifica delle regioni più virtuose troviamo il Piemonte con 9.411 tonnellate, seguito dal Veneto con 8.979 tonnellate.
Secondo il rapporto l'operazione di trattamento dei Raee, svolta da Ecodom ha permesso nel 2010 anche un risparmio energetico complessivo pari a 2.280.606 Gj, rispetto ad uno scenario in cui questo genere di rifiuti non venisse trattato. Tra le Regioni del Centro e del Sud più attive nella raccolta dei Raee, si segnalano la Toscana con 8.131 tonnellate e la Sicilia con 6.800 tonnellate.

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Annuario Ispra: Ambiente Sempre più Minacciato da Qualità Dell'Aria e da Aumento Della Temperatura

pollution2605.gifL'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha presentato ieri l'Annuario dei Dati AmbientaliAnnuario
dei Dati Ambientali – Edizione 2010, in cui si delinea un quadro completo sullo stato di salute dell’ambiente del nostro Paese. L'analisi passa in rassegna diversi elementi, dai cambiamenti climatici, al dissesto idrogeologico, alla sismicità, passando per la qualità dell'aria , dell'acqua e l'analisi delle biodiversità del nostro Territorio. Vediamo un po' qual è lo stato di salute che emerge dalla ricerca.
Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, il 2009, in Italia ha rappresentato il diciottesimo anno consecutivo con anomalia termica positiva, con un valore medio per il territorio nazionale che si colloca al quinto posto nel periodo che va dal 1961 ad oggi (l'anomalia media registrata è stata di + 1,19° C).
Sul fronte delle emissioni, il rapporto evidenzia come a fronte di un impegno di riduzione delle emissioni di gas serra del 6,5% rispetto a quelle del 1990, sottoscritto nel protocollo di Kyoto, l'Italia ha incrementato fino al 2004 le proprie emissione, salvo poi invertire la rotta negli anni successivi. Nel 2009 le emissioni di gas serra sono diminuite del 9,3% rispetto a quelle del 2008 e del 5,4% rispetto al 1990. Questo calo registrato nel 2009 è imputabile anche per gli effetti della crisi economica. Il rapporto indica che le emissioni del 2009 sono state 491,1 Mt CO2eq, ovvero pari all'1,7% in più rispetto all'obiettivo di Kyoto, anche se il raggiungimento degli obiettivi sarà valutato nella finestra temporale che va dal 2008 al 2012.
Lo stato della qualità dell'aria continua ad essere una delle emergenze ambientali del Paese, anche se qualche buona notizia c'è. Infatti, negli ultimi vent'anni si è registrata una generale diminuzione delle emissioni in atmosfera di sostanze acidificanti:

  • le emissioni di ossido di zolfo (SOx) sono diminuite dell’87,2%;
  • le emissioni di ossido di azoto (NOx) sono diminuite del 51,3%;
  • le emissioni di ammoniaca (NH3) sono diminuite del 16,5%.

Le notizie positive purtroppo finiscono qui, mentre si registra una situazione preoccupante per quanto riguarda le polveri e l’ozono e il biossido di azoto.
Nel 2009, sottolinea il rapporto il 45% delle stazioni di monitoraggio per il PM10 ha superato il valore limite giornaliero. I superamenti sono localizzati soprattutto nelle grandi città e specialmente in quelle dell’area padana dove si raggiungono generalmente i livelli più alti.
Per quanto riguarda il PM2,5, le informazioni riferite al 2009 non possono essere accurate visto il non elevato numero delle stazioni di rilevamento.

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AIE: le Smart Grid Sono Fondamentali per Raggiungere un Futuro Energetico Sicuro e Sostenibile

smartgrids0504.gifPiù volte su Blogrisparmio.it abbiamo sostenuto l'importanza dello sviluppo delle smart grid per rendere più efficiente l'intero sistema energetico nazionale (o europeo) e in special modo per sfruttare al meglio l'energia prodotta dagli impianti rinnovabili. Sul tema è intervenuta recentemente anche l'Agenzia internazionale per l'energia (AIE) che ha pubblicato il rapporto  “Smart grids technology roadmapSmart
grids technology roadmap” in cui viene spiegato proprio come è possibile sviluppare l'uso di queste reti da qui al 2050.
Secondo l'AIE lo sviluppo di queste reti, che controllano e gestiscono il trasporto di energia elettrica da tutte le fonti di generazione in relazione alla domanda degli utenti finali, è fondamentale per raggiungere un futuro energetico sicuro e sostenibile. Soprattutto in considerazione del fatto che le attuali tendenze nella fornitura e nell'uso di energia diventano economicamente, ambientalmente e socialmente sempre più insostenibili, le smart grids possono svolgere un ruolo significativo nel rendere possibili quasi tutte le tecnologie energetiche pulite, comprese le fonti rinnovabili, i veicoli elettrici e l'efficienza energetica.
Inoltre così come rispondono alle attuali problemi, come l'incremento della domanda di picco e l'invecchiamento delle infrastrutture, le “reti intelligenti” sono un elemento importante per espandere l'uso di un certo numero di tecnologie a basso tasso di carbonio, come i veicoli elettrici. Tuttavia la complessità fisica ed istituzionale dei sistemi elettrici, sottolinea il rapporto, rende improbabile che il mercato da solo possa implementare il livello di smart grid necessario. Per cui i Governi, il settore privato, le associazioni dei consumatori e quelle ambientaliste devono lavorare insieme per definire le esigenze del sistema elettrico e le soluzioni in merito alle smart grid.
In proposito il direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale per l'energia, Nobuo Tanaka, ha sottolineato come siano necessari investimenti più aggressivi in progetti pilota regionali di grande scala perché si possano dispiegare le reti intelligenti al livello necessario. Inoltre, ha proseguito Tanaka: “per finanziare i progetti pilota regionali, i governi devono stabilire politiche, sistemi di regolazione e piani per i sistemi elettrici chiari e consistenti, che consentano investimenti innovativi nelle smart grids".
Il rapporto sottolinea inoltre il ruolo cruciale che le reti intelligenti giocano nello sviluppo di nuove infrastrutture elettriche nei Paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti. Come sottolineato dall'autore del rapporto e analista di Politiche energetico tecnologiche dell'Aie, David Elzinga, infatti, le reti intelligenti possono collegare i piccoli sistemi remoti presenti nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo, creati per dare un primo livello di elettrificazione alle varie zone e rendere tutto il sistema connesso e più efficiente.

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KYOTO CLUB: UN SISTEMA ENERGETICO AL 100% RINNOVABILE POSSIBILE ENTRO IL 2050

kyotowind1602.gifPossibile coprire il 100% della domanda energetica  con le sole fonti rinnovabili entro il 2050? Secondo il Kyoto Club si e di questo si è parlato al convegno organizzato ieri dal titolo “100% Rinnovabili. La sfida per le energie verdi entro il 2050". L'associazione ha sottolineato come questa sfida all'energia verde sia ormai nelle agende di diversi Governi, che oltre a definire gli obiettivi nel medio periodo (2020), hanno già ambiziosi target per il 2050. Sempre più studi internazionali, infatti, indagano sulla possibilità e sui costi necessari per coprire con le fonti rinnovabili il 100% della domanda energetica, mettendo nero su bianco quella che fino a qualche anno fa era  considerato solo la follia di qualche ambientalista. L'obiettivo, che rimane comunque ambizioso, risulta però praticabile quantomeno nell’ambito della produzione di elettricità mentre più difficile (ma non impossibile) appare per quanto riguarda il soddisfacimento delle esigenze termiche e del trasporto. I segnali a livello internazionale d'altro canto sono piuttosto forti, visto che da due anni si investe più in energie rinnovabili che in fonti fossili e che nel 2009, sia in Europa che negli Stati Uniti, la potenza installata di rinnovabili elettriche è stata maggiore rispetto alle fonti tradizionali. E in Italia che si fa? Come abbiamo visto più volte, nel Nostro Paese a prescindere dalla fattibilità tecnica di questo genere di piani, si preferisce puntare altrove come sul nucleare.
Intervenuta sul tema il Presidente del Kyoto Club, Catia Bastioli, ha sottolineato l'importanza che “anche l’Italia dia priorità al cambiamento di modello di sviluppo economico, ormai non più sostenibile, e riconosca la centralità della sostenibilità ambientale e della qualità dei territori, non solo per salvare il pianeta, ma anche per dare competitività economica ai territori stessi, sfruttando l’economia della conoscenza”.
Secondo il direttore scientifico del Kyoto Club, Gianni Silvestrini, "In Europa il 100% di copertura della domanda elettrica con le rinnovabili si potrà articolare nella creazione di milioni di punti di generazione distribuiti e nella realizzazione di una forte rete di interconnessione capace di trasferire energia dai parchi eolici off-shore dai mari del Nord e dalle centrali solari del Sahara.”

 

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GSE: DALLE BIOMASSE L’11,1% DELLA PRODUZIONE DI ENERGIA RINNOVABILE NAZIONALE

biomasse0802.gifIl GSE, (Gestore dei Servizi Energetici) ha pubblicato il volume “Biomasse - Rapporto statistico 2009”, in cui vengono snocciolate le caratteristiche e i risultati raggiunti dagli impianti a biomasse a fine 2009. In Italia, a fine 2009, si contavano 419 impianti a biomasse con 2019 MW di potenza installata e una produzione che ha raggiunto i 7.631GWh. Nel sistema elettrico italiano le biomasse contribuiscono al 2,6% della produzione totale di energia elettrica  e costituiscono l'11,1% della produzione rinnovabile nazionale.
Nel rapporto le biomasse sono state analizzate secondo la classificazione: biomasse solide, rifiuti biodegradabili, biogas e bioliquidi. Complessivamente gli impianti nel 2009 sono cresciuti di 67 unità con un incremento percentuale della potenza efficiente lorda pari al 29,8%. Nel corso dell'ultimo decennio (tra il 1999 e il 2009), il parco impianti a biomasse è cresciuto in media del 10,4% per quanto riguarda la numerosità e del 14,8% per la potenza installata. In questo periodo anche la dimensione media degli impianti è cresciuta, passando da una potenza installata media di 3,2 MW nel 1999 ai 4,8 MW del 2009.
Il contributo maggiore alla capacità installata arriva dagli impianti alimentati da biomasse solide e da rifiuti solidi urbani, con 1.255 MW pari 62% del totale, mentre gli impianti a biogas e quelli a bioliquidi contribuiscono rispettivamente per 378 MW e 385 MW.
A livello geografico si riscontra una distribuzione degli impianti a biomasse in tutte le regioni italiane, anche se con una forte concentrazione in tre regioni. Infatti più della metà della potenza installata è localizzata in Lombardia (21% degli impianti e 23% della potenza installata), Emilia Romagna (15% degli impianti e 18% della potenza installata) e Campania (4% degli impianti e 10% della potenza installata).
Per quanto riguarda la produzione di biomasse si riscontra una certa diffusione nell'Italia settentrionale, con l'Emilia Romagna al primo posto (19,3%). nel centro Italia il Lazio con il 2,7% presenta il valore più elevato, mentre nel Mezzogiorno si distinguono la Puglia e la Calabria, rispettivamente con l’11,9% ed il 10,2%. Infine nelle isole la Sardegna si attesta sul 4,5%, mentre la Sicilia all’1,5%.
Nel rapporto il Gse sottolinea che la produzione degli impianti alimentati da biomasse ha evidenziato una crescita media annua pari al 11,1% nel periodo compreso tra il 2004 e il 2009 ed una tra il 2008 e il 2009 del 27,9%.
Nello specifico la produzione da solidi è incrementata dal 2004 al 2009 al tasso medio annuo del 5,9%, mentre quella da biogas dell’8,3%.

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