Martedi, 21 Novembre 2017

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RIDUZIONE EMISSIONI: NECESSARI 2900 MILIARDI DI EURO ENTRO IL 2020 PER RAGGIUNGERE I TARGET UE

carbonco20602.gifPer raggiungere i target di riduzione delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020, in Europa dovranno essere predisposti investimenti per 2900 miliardi di euro. La cifra è stata calcolata da uno studio congiunto di Accenture e Barclays e prende in considerazione tutti i costi necessari per lo sviluppo, l'acquisizione e l'implementazione delle tecnologie che permetteranno la riduzione complessiva dell'83% delle emissioni di CO2 rispetto ai valori del 1990 (-2.2 miliardi di di tonnellate di CO2). Nello specifico dei 2900 miliardi miliardi necessari, circa 2300 (il 79,3%) serviranno per l'acquisizione e l'implementazione di impianti a basse emissioni, mentre i restanti 600 finanzieranno la ricerca, lo sviluppo e la produzione di tali tecnologie.
Solare, eolico ed edilizia assorbiranno la parte maggiore degli investimenti, con 617 miliardi di euro (21,2% del totale) necessari per la realizzazione di impianti solari ed eolici per servizi pubblici e privati, mentre gli “edifici intelligenti'' e la produzione distribuita di energia in ambito residenziale richiederanno 600 miliardi di euro (20,6% del totale).
L'Italia, per fare la sua parte, dovrà investire nel prossimo decennio 265 miliardi di euro, pari al 9,14% del totale, per un risparmio di 230 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.
Lo studio evidenzia inoltre come per raggiungere l'obiettivo sarà fondamentale il ruolo delle banche, soprattutto attraverso attività di intermediazione sui capitali istituzionali, assieme alle politiche governative di medio-lungo periodo e agli incentivi. Il 73% della cifra necessaria, ovvero circa 1650 miliardi di euro, dovrà essere coperto da finanziamenti esterni, dando luogo a una domanda senza precedenti di capitali privati e dei prodotti e servizi bancari connessi.
Secondo Peter Lacy, Managing Director, Sustainability Services, Europe, Africa and Latin America, Accenture, il cammino dell'Europa verso gli obiettivi a basse emissioni di Co2: “è dipesoin gran parte dalle iniziative dei singoli governi''.

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LEGAMBIENTE:VI SONO OLTRE 3 MILIONI E 500 MILA CITTADINI ESPOSTI AL PERICOLO DI FRANE O ALLUVIONI

ecosistemarischio0712.gifSono 6633 i comuni italiani in cui sono presenti aree ad alta criticità idrogeologica, ovvero a rischio frane e alluvioni. Questo il quadro che emerge dal rapporto Ecosistema Rischio 2010 di Legambiente, realizzato in collaborazione con la Protezione Civile sul dissesto idrogeologico e sulle attività di prevenzione in Italia. Secondo il rapporto nell'82% dei comuni italiani intervistati sono presenti abitazioni costruite su aree a rischio, come aree golenali, in prossimità di alvei e in aree a rischio frane, mentre in quasi un comune su tre (31%) sono stati realizzati interi quartieri in queste aree. In oltre la metà dei comuni (54%) poi sono presenti fabbricati industriali in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni e, fatto ancor più grave, nel 19% dei casi vi sorgono strutture sensibili come ospedali e scuole. Secondo le stime di Legambiente e Protezione Civile, ogni giorno in Italia, vi sono oltre 3 milioni e 500 mila cittadini esposti al pericolo di frane o alluvioni, cioè quasi un cittadino su sei. I comuni per contrastare il rischio idrogeologico possono intervenire in due modi, attraverso la pianificazione urbanistica e gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio e secondariamente, predisponendo piani di emergenza sempre aggiornati e di cui la popolazione sia a conoscenza. Secondo il rapporto solamente il 22% dei comuni interviene in modo positivo per combattere il dissesto idrogeologico, mentre il 43% non fa nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane.  Buoni i risultati invece per quanto riguarda i comuni che hanno organizzato un sistema locale di protezione civile, infatti il 76% delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione e nel 51% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.
Sempre secondo i dati di Ecosistema Rischio, nel 69% dei comuni intervistati sono state svolte attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d'acqua o opere di messa in sicurezza dei versanti. Tali interventi però molto spesso non vengono studiati su scala di bacino e nel rispetto delle dinamiche naturali dei corsi d'acqua.

 

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DA GREENPEACE LA CLASSIFICA DELLE AZIENDE ITALIANE PIÙ INQUINANTI

greengrandinquina0612.gifPer il quarto anno consecutivo Enel si classifica al primo posto nella classifica di Greenpeace dei grandi inquinatori italiani dell'anno, precedendo nella lista dei “cattivi” Edison e il gruppo Saras. Il settore termoelettrico risulta di gran lunga quello più inquinante con 122,2 milioni di tonnellate (Mt) di CO2, seguito da quello della produzione di cemento (23,3 Mt), dalla raffinazione (23,1 Mt), da quello della produzione di acciaio (8,6 Mt), della carta (4,3 Mt), del vetro (2,6 Mt) e della ceramica (0,4 Mt). Oltre ad Enel nel termoelettrico, le aziende più inquinanti per ogni settore risultano essere: nella produzione del cemento, Italcementi (5,6 Mt), nella raffinazione, Eni (7,3 Mt) e nella produzione di acciaio, Ilva (5,4 Mt).
Parlando di Termoelettrico, Greenpeace sottolinea che la sola centrale Enel a Carbone “Brindisi Sud” ha emesso nel 2009, 13 milioni di tonnellate (Mt) di CO2, il 2,9% in più dell'anno precedente e quasi 3 Mt in più dei limiti imposti dalla Direttiva europea sulle emissioni (Emission Trading Scheme), ovvero 10,4 Mt di CO2. Il secondo grande impianto più inquinante è la centrale Edison di Taranto con 5,9 Mt di CO2 (+2% rispetto al 2008), mentre il terzo è la raffineria Saras di Sarroch con 5,2 Mt di CO2 (+3,1% rispetto al 2008). La crisi economica, però, rileva Greenpeace ha contribuito a ridurre le emissioni di CO2 nel 2009, nello specifico si è passati da 538,6 Mt del 2008 a 502 Mt (-6,8%). A questo risultato hanno contribuito anche gli interventi per migliorare l'efficienza energetica, tuttavia rispetto al 1990, la diminuzione totale è stata del 3%, pari a meno della metà dell'obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto.
I dati degli ultimi cinque anni dimostrano una riduzione costante delle emissioni nel settore termoelettrico, passate dalle 147 Mt del 2005 alle 122,2 del 2009 (-16,8%). Il merito, rileva Greenpeace, è anche della massiccia diffusione delle fonti rinnovabili, il cui contributo (complice anche la crisi) ha oramai superato il 20% (20,8% del consumo interno lordo nel 200920,8%
del consumo interno lordo nel 2009). Energie rinnovabili che potrebbero dare un contributo ancora maggiore, se non si continuasse a puntare sul carbone e in futuro sul nucleare.

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GREENPEACE: ECOGUIDA AI PRODOTTI ELETTRONICI. NON CAMBIANO LE POSIZIONI DELLE AZIENDE PIÙ VERDI

ecoguida16greenpeace.gifPubblicata la sedicesima edizione dell’Eco-guida ai prodotti elettronici di Greenpeace che analizza la sostenibilità ambientale delle grandi aziende, cercando di fornire un ulteriore spunto di decisione per i consumatori. Greenpeace classifica i 18 migliori produttori di pc, cellulari, tv e console in base alle capacità di pulire i propri prodotti eliminando le sostanze tossiche,  di riciclare i prodotti obsoleti e di ridurre l'impatto climatico delle operazioni e dei prodotti.
Greenpeace spiega che togliere i ritardanti di fiamma dai prodotti elettronici risulta indispensabile in quanto possono provocare danni al funzionamento dei processi di apprendimento e memoria, e perché possono interferire con la normale attività della tiroide. Il PVC invece pone problemi per quanto riguarda lo smaltimento in quanto se incenerito produce in ambiente diossine cancerogene pericolose per la salute dell’uomo.
Come nella scorsa edizione dell'Eco-guida
scorsa edizione dell'Eco-guida  al primo e al secondo posto della classifica si confermano Nokia (7.5/10) e Sony Ericsson (6.9/10), per aver messo al bando sostanze altamente nocive come PVC e ritardanti di fiamma a base di bromo, antimonio, berillio e ftalati. Per quanto riguarda Nokia, GreenPeace sottolinea l'impegno dell'azienda sul programma volontario di recupero dei prodotti a fine vita, presente in 85 paesi con 5000 punti raccolti. Positiva anche l'informazione ai clienti e l'impegno dell'amministratore delegato nella riduzione dei gas serra del 30% nei paesi industrializzati entro il 2020.
Giudizi meno positivi per quanto riguarda il mancato sostegno di Nokia, nel processo di revisione della direttiva RoHS (Restriction of Hazardous Substances in electronics), al bando della plastica in PVC e di tutti i ritardanti di fiamma a base di bromo e cloro.
Sony Ericcson mantiene come detto il secondo posto, soprattutto per le ottime performance nei criteri chimici per l'esclusione dai propri prodotti di PVC, ritardanti di fiamma, antimonio, berillio e ftalati. Bene anche la scelta di schierarsi nel processo di revisione della direttiva RoHS, a favore della limitazione dell'uso ’uso dei composti organici a base di cloro e bromo. Secondo Greenpeace, però, l'azienda deve ancora migliorare sulla gestione e il riciclo dei rifiuti, e non fornisce informazioni sull’uso di plastica riciclata.

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AGENZIA DELLE ENTRATE: AGGIORNAMENTO GUIDA SULLE AGEVOLAZIONI FISCALI PER IL RISPARMIO ENERGETICO

agefisrispene2210.gifL'Agenzia delle Entrate ha rilasciatouna nuova guida della serie “l'Agenzia informa”, dedicata al risparmio energetico. Si tratta dell'aggiornamento della guida “Leagevolazioni fiscali per il risparmio energeticoLeagevolazioni fiscali per il risparmio energetico” pubblicata dalla stessa Amministrazione fiscale due anni fa. La nuova versione,aggiornata a settembre 2010, descrive i vari tipi di intervento per iquali si ha diritto ai benefici fiscali previsti per il risparmio el'efficienza energetica degli edifici esistenti. L'aggiornamento, haspiegato l'Agenzia , si è reso necessario per le recenti modifichealle normative che hanno riguardato soprattutto le procedure daseguire per usufruire correttamente delle agevolazioni. Vediamo insintesi alcuni spunti della guida, rimandando ogni approfondimento aldocumento dell'Agenzia delle entrate.
Sostanzialmente l'Agevolazione per lariqualificazione energetica consiste nel riconoscimento di detrazionid'imposta (irpef e Ires) nella misura del 55% delle spese sostenute,da ripartire in rate annuali, entro un limite definito e variabile inrelazione ai diversi interventi che aumentano il livello diefficienza energetica degli edifici esistenti.
Negli ultimi anni lanormativa è stata più volte modificata, soprattutto per quantoriguarda alle procedure da eseguire per avvalersi delle agevolazioni.Ad esempio:

  • è stato introdotto l’obbligo di inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate, quando i lavori proseguono oltre un periodo d’imposta. La comunicazione andrà inviata per via telematica entro 90 giorni dal termine del periodo d’imposta nel quale i lavori hanno avuto inizio. (questo ogni anno, se i lavori proseguono per più periodi d'imposta)

  • è stata fissata una ripartizione unica, in cinque rate annuali di pari importo, del totale della spesa sostenuta. Questo per gli interventi eseguiti dal 2009, mentre per il 2008 andava da un minimo di tre a un massimo di 10 anni, solo per il 2007 , invece esisteva l’obbligo di ripartire la spesa in 3 rate annuali uguali

  • è stata sostituita la tabella dei valori limite della trasmittanza termica.

Nella guida poi si specifica qualiadempimenti è necessario compiere e quali sovrapposizioni sonoescluse dalla normativa.

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