Martedi, 21 Novembre 2017

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COMUNI RICICLONI: L'ANALISI SULLO STATO DI GESTIONE DEI RIFIUTI IN BASE ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

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comunirinnovabili010.gifLegambiente ha pubblicato ieri l'interessante rapporto “Comuni Ricicloni 2010” che analizza lo stato della gestione dei rifiuti dei comuni italiani sulla base della quantità di raccolta differenziata. Legambiente riconosce l'appellativo di “riciclone” ai comuni che superino il 50% di raccolta differenziata, rispetto a tutti i rifiuti urbani prodotti nel 2009, così come stabilito dalle norme comunitarie e dalla legge finanziaria del 2007. Visto l'alta efficienza registrata al nord da questo punto di vista, l'associazione che per i comuni al di sotto dei 10mila abitanti del nord Italia, la soglia di riferimento sia il 55% di raccolta differenziata. I risultati raccolti dall'associazione sono tutto sommato buoni seppur con enormi differenze territoriali, come spesso capita in queste indagini nazionali. Quasi dodici milioni di italiani (11.763.274 per l'esattezza) differenziano oltre il 50% dei rifiuti in 1488 Comuni. Con il servizio di raccolta differenziata i comuni promossi hanno evitato l'emissione di 2,33 milioni di tonnellate di CO2 (rispetto allo scenario inerziale che ci sarebbe stato a partire dal 1990), pari al 5% dell’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia . Senza dimenticare che quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti sono state sottratte alla discarica. Abbiamo visto ieri quali sono gli obiettivi imposti dall'Europa al nostro Paese  quali sono gli obiettivi imposti dall'Europa  al nostro
Paese (e agli stati membri) in termini di riduzione delle emissioni, tuttavia esiste una sorta di patto d'onore tra Europa e città italiane per fare di più. SI tratta del "Patto dei Sindaci" in cui l'Europa propone ai comuni di andare oltre al 20% di riduzione delle emissioni. Legambiente fa sapere che sono circa 400 le città italiane ad aver sottoscritto l'accordo.



PRINCIPALI RISULTATI TERRITORIALI
Il premio di comune più riciclone d'Italia va a Ponte delle Alpi, in provincia di Belluno che grazie anche al contributo dei suoi 8499 abitanti ha raggiunto l'83,5% di raccolta differenziata, facendo registrare l'indice di buona gestione più alto d'Italia (vedi box a fine articolo). E' il veneto in assoluto però a far registrare performance decisamente superiori alla media. A livello regionale il veneto, infatti, fa registrare una percentuale del 67% delle amministrazioni virtuose sul totale dei consumi, seguono le altre regioni del nord con il  Friuli Venezia Giulia (34,2%), la Lombardia (28,8%) e il Piemonte con il 23,9%.
Nella classifica per comuni al di sopra dei 10mila abitanti, troviamo nelle prime 27 posizioni solo comuni veneti e trentini, mentre per quanto riguarda i comuni al di sotto di tale soglia di cittadini nei primi 30 posti solo al 9° e al 10° posto troviamo comuni non veneti (un trentino e un torinese).
Male le grandi città con nessuna performance degna di nota per Legambiente che abbia permesso di superare la soglia stabilità ed entrare nell'Olimpo dei ricicloni. L'associazione sottolinea la brutta figura di Milano che raggiunge una soglia di raccolta differenziata appena sopra il 30%, interrompendo l’estensione della raccolta differenziata della
frazione umida per cercare di giustificare un nuovo inceneritore. Non va meglio alla capitale che invece di spingere sulla raccolta differenziata porta a porta e sulla costruzione degli impianti per il trattamento dell’organico, insegue l’ennesimo impianto di incenerimento.
Al centro Italia nella classifica delle città con oltre 10mila abitanti, troviamo solo comuni toscani e marchigiani, mentre in quella dei piccoli comuni (sotto i 10.000 abitanti), troviamo comuni laziali e marchigiani.
Anche il sud non brilla per quanto riguarda le performance pur con qualche punta di eccellenza, come Salerno, miglior capoluogo riciclone del Centro Sud, per aver raggiunto il 60,3% di raccolta differenziata.
La Sardegna conferma i buoni risultati fatti registrare negli scorsi anni, passando da una percentuale regionale del 3% nel 2002 al 35% fatto registrare lo scorso anno. Bene anche la Campania, strano ma vero, che tra mille contraddizioni, riesce a far registrare 84 comuni meritevoli, Salerno in testa. Al Sud e nelle Isole nelle graduatoria delle città con oltre 10mila abitanti troviamo solo città campane e sarde, mentre nei piccoli comuni (sotto i 10mila) oltre a 67 comuni campani e 27 sardi, troviamo 11 comuni dell'Abruzzo, 7 Comuni della Sicilia e 4 calabresi. Nelle graduatorie fa capolino anche per la prima volta un comune pugliese (Monteparano, provincia di Taranto).


SACCHETTI DI PLASTICA
Legambiente ricorda che i sacchetti di plastica costituiscono un grave problema di inquinamento ambientale, che provoca ogni anno la morte di migliaia di pesci, balene, delfini e altri animali. Per questa ragione l'associazione lancia una petizione per il rispetto delle specie viventi, del paesaggio e dell'ambiente, rivolta agli esercizi commerciali perché trovino soluzioni alternative. Legambiente chiede anche al Ministro dell'Ambiente (Stefania Pprestigiacomo ndr) di impegnarsi per non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria EN 13432, oltre il 31 dicembre 2010.
In Italia fa sapere l'associazione sono già 150 i comuni che hanno emesso un'ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica, ai quali si aggiungeranno prossimamente altre 250 località che hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando.



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ANALISI DEL SISTEMA ENERGETICO ITALIANO: IL 10,7% DELLA DOMANDA COPERTO DALLE FONTI RINNOVABILI

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istatrewen09.gifAbbiamo analizzato nei giorni scorsi, con l'aiuto di Legambiente, il piano di azione nazionale per lo sviluppo delle rinnovabilipiano
di azione nazionale per lo sviluppo delle rinnovabili, predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico per raggiungere gli obiettivi europei in termini di riduzione delle emissioni e produzione di energia da fonti rinnovabili. Oggi presentiamo il rapporto Istat sul sistema energetico italiano nel 2009 e con riferimento agli ultimi dieci anni. Come spesso abbiamo detto gli obiettivi fissati dall'Unione Europea per gli stati membri riguardano la riduzione del 20% delle emissioni (rispetto ai livelli del 1990), il raggiungimento della quota di fonti rinnovabili del 20% rispetto al consumo finale e il miglioramento dell'efficienza degli usi finali dell'energia del 20%. Per il nostro Paese l'obiettivo è quello del raggiungimento del 17% del consumo finale lordo, come previsto dal piano nazionale e della riduzione dei gas serra del 14% rispetto al 2005.
Per quanto riguarda le emissioni l'obiettivo del 14% dovrà essere raggiunto tramite riduzione del 21% delle emissioni relative al settore cosiddetto ETS (emissioni verificate a livello di impianto) e del 13% del settore non ETS. I settori ETS nello specifico sono quelli di produzioni di elettricità da combustione, produzione di cemento, vetro, carta, raffinerie di petrolio e acciaierie, mentre i settori non ETS più rilevanti sono il trasporto stradale, marittimo, aereo e l’agricoltura.
Ricordiamo che, sempre secondo l'Istat, le città Italiane sono tra le più inquinate di Europacittà
Italiane sono tra le più inquinate di Europa.


PRINCIPALI RISULTATI
L'Istat rileva come nel 2009 risulti ancora predominate la dipendenza da combustibili fossili, sopratutto petroliferi, che incidono per il 41% del consumo interno lordo. La disponibilità di energia da fonti rinnovabili è aumentata dell'1,8% rispetto ad un anno prima (2008), mentre è diminuita di 0,9% la quota di gas naturale e dell'1,3% quella da combustibili solidi. In valori assoluti, dietro al contributo predominate del petrolio al soddisfacimento della domanda energetica del Paese (41%) troviamo il gas naturale (35,5%), le fonti rinnovabili (10,7%) e i combustibili solidi (7,4%).
In generale nel 2009 alla determinazione del fabbisogno complessivo di petrolio (pari a 73,9 milioni di tep) ha contribuito per il 6,2% la produzione nazionale, mentre per il 93,1% le importazioni nette. Complessivamente nello scorso anno sono diminuite le importazioni nette di prodotti petroliferi del 5,9%. Questo scenario conferma la preoccupazione di Legambiente per l'aumento dei permessi per le trivellazioni nel territorio italiano, sia in mare che sulla terrafermaaumento
dei permessi per le trivellazioni nel territorio italiano, sia in
mare che sulla terraferma.
Per quanto riguarda il gas naturale, l'Istat rileva come ne sia calata la disponibilità negli anni successivi al 2005 (soprattutto nel 2009) e che la domanda complessiva di gas è coperta per quasi il 90% dalle importazioni.
Negli ultimi dieci anni (2000-2009) è diminuita la quota di disponibilità di energia da petrolio (-8,5%), mentre è avanzata la quota delle energie rinnovabili (3,8%) e quella di gas naturale (4,1%)
Nel periodo 1996-2005le emissioni di gas serra sono aumentate nel nostro Paese del 9,7%, mentre nei successivi due anni 2005-2007 si sono ridotte del si sono ridotte del 3,7%.


ENERGIA ELETTRICA
Il fabbisogno elettrico complessivo del Paese è soddisfatto per il 90% dalla produzione nazionale, effettuata in gran parte utilizzando i combustibili primari (come abbiamo visto per lo più importati), mentre il 13,9% dell'energia viene direttamente importato dall'estero. Nel 2009 le importazioni nette di energia elettrica sono aumentate dell'11% rispetto al 2008. Ricordiamo che secondo il piano predisposto dal Governo dovremmo in futuro per raggiungere gli obiettivi europei importare dall'estero anche energia rinnovabile.

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PIANO DI SVILUPPO DELLE RINNOVABILI: OCCORRONO INTERVENTI NELL'EDILIZIA, NEI TRASPORTI E NELLA RETE

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legampianonaziorew2.gifAbbiamo introdotto ieri il Piano d'Azione Nazionale per le energie rinnovabiliPiano
d'Azione Nazionale per le energie rinnovabili, predisposto dal Ministero dello sviluppo Economico per il raggiungimento degli obiettivi vincolanti fissati dall'Unione Europea in tema di fonti alternative. Come anticipato le scelte del Governo Italiano sono piuttosto timide in questo campo, quando anche contraddittorie. Legambiente a tal proposito ha voluto fornire all'esecutivo, una serie di consigli per cercare di migliorare il nostro sistema energetico e la dipendenza dalle fonti fossili . Procediamo oggi con l'analisi della seconda parte delle osservazioni dell'Associazione, dopo aver analizzato perché gli obiettivi del governo sono sottostimati, dove si dovrebbe intervenire ed investire di più e il perché è meglio fare a meno fin da subito delle importazioni di energia dall'estero


LO STRANO CASO DELLA FONTE IDROELETTRICA
Per quanto riguarda la fonte idroelettrica, Legambiente rileva la mancanza nel Piano di azione Nazionale di una specifica analisi e strategia, in quanto fonte alternativa peculiare. La complessità della situazione dell'idroelettrico è data dall'intreccio di competenze statali e regionali, oltre che a vincoli di tutela ambientale. Senza dimenticare l'importanza dell'acqua come risorsa indispensabile per l'approvvigionamento potabile ed irriguo e le esigenze di conservazione degli ecosistemi idrici che si sono venuti a creare nel tempo.


EDILIZIA
Sul piano delle efficienza energetica, Legambiente rileva come manchi una visione specifica per l'integrazione in edilizia delle fonti rinnovabili. L'associazione sostiene come fondamentale un forte coinvolgimento del settore delle costruzioni attraverso il quale ridurre il peso dei consumi civili.
La Direttiva approvata a Maggio dal Parlamento europeo prevede che dal 2021 tutti i nuovi edifici privati e pubblici debbano combinare un’alta efficienza energetica con la capacità di soddisfare il complessivo consumo di energia annuo da fonti rinnovabili applicate nel sito. Secondo Legambiente il nostro Paese appare molto in ritardo rispetto a questi obiettivi. Infatti per la parte termica, la previsione di almeno il 50% del fabbisogno per la produzione di acqua calda attende ancora i Decreti attuativi previsti dal DL 192/2005. Mentre per la parte elettrica l'obbligo di 1Kw da fonti rinnovabili istallato per ogni nuova unità immobiliare dalla Legge 244/2007 deve passare per il recepimento da parte dei singoli Comuni nel proprio Regolamento Edilizio.


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I CONSIGLI DI LEGAMBIENTE AL PIANO DI AZIONE NAZIONALE PER LO SVILUPPO DELLE ENERGIE RINNOVABILI

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legampianonaziorew1.gifIl Ministero dello Sviluppo Economico ha presentato nelle scorse settimane il Piano di Azione Nazionale per il raggiungimento degli obiettivi vincolanti di coprire con energia da fonti rinnovabili il 17% dei consumi lordi nazionali. Il documento programmatico, previsto dalla direttiva 2009/28/CE, traccia le principali linee d'azione per il perseguimento degli obiettivi che riguardano il quadro dei meccanismi di incentivazione e la rimozione di alcune barriere autorizzative (soprattutto regionali) che ostacolano la diffusione stessa delle fonti rinnovabili. Il Piano prevede che le energie rinnovabili coprano il 6,38% del consumo energetico del settore dei trasporti, il 28,97% dell'elettricità e il 15,83% dei consumi per il riscaldamento e il raffreddamento. Per chi volesse approfondire l'argomento a questo indirizzoa
questo indirizzo è possibile trovare la sintesi in formato pdf (33 pagine) del piano di azione nazionale, mentre quiqui è disponibile il piano completo (210 pagine).
Legambiente dopo aver commentato assieme Wwf Italia e Greenpeace che l'obiettivo del governo italiano è troppo timido per quanto riguarda le energie rinnovabili, ha prodotto un documentodocumento che vuole fornire al governo alcuni contributi utili sul tema. Per ragioni di chiarezza espositiva divideremo le osservazioni di Legambiente in due articoli. A questo indirizzo potrete trovare la seconda parte delle considerazioni dell'Associazione alle decisioni del governoseconda parte delle considerazioni dell'Associazione alle decisioni del governo


OBIETTIVI SOTTOSTIMATI
Legambiente ribadisce che l'obiettivo del 17%, seppur in linea con quanto previsto dall'Unione Europea, rimane sottostimato per il potenziale delle fonti rinnovabili nel nostro Paese. Nello specifico l'Italia ha fissato un obiettivo di produzione da fonti rinnovabili pari a 119.250 GWh/a di energia elettrica (10,25 MTOE), di cui 13.300 GWh derivanti da importazioni, mentre l'associazione prevede che si possano ottenere 140000 Gwh/a (140 Twh) da fonti rinnovabili senza ricorrere alle importazioni. Appare fortemente sottostimato il contributo del fotovoltaico, che nel piano governativo prevede un obiettivo di 9600GWh/a, mentre secondo le associazioni del settore (GIFI e APER) si potrebbe arrivare a 19500 GW/h o anche 24000 GW/h.
Anche il contributo delle biomasse è sottostimato, soprattutto perché si riferisce soprattutto a quelle solide senza considerare il potenziale di sviluppo degli impianti a biogas (vedi di cosa si trattavedi
di cosa si tratta). Secondo Legambiente il contributo potrebbe essere maggiore anche di tre volte.
Stessa sorte tocca al solare termico che agli occhi del governo offre un contributo alla causa troppo inferiore rispetto al potenziale, che secondo Legambiente è pari al doppio di quanto indicato nel Piano d'Azione


NO ALLE IMPORTAZIONI DI ENERGIA
Legambiente sottolinea come diversi studi dimostrino come sia possibile per l'Italia raggiungere gli obiettivi del 2020 e anche superarli senza fare ricorso alle importazioni dall'estero. La rinuncia alle importazioni oltre che possibile produrrebbe anche diversi vantaggi ambientali ed economici diretti ed indiretti. Indiretti perché comporterebbe una riduzione delle opportunità di innovazione energetica del nostro Paese e di sicurezza energetica. Eventuali aumenti dei consumi, infatti, costriggerebbero ad aumentare la quantità di energia importata, per cui, essendo le quote rinnovabili imposte dall'Unione Europea, passeremmo da una dipendenza dall'estero per quanto riguarda le fonti fossili ad una dipendenza anche di energia da fonti alternative. Un non senso visto il potenziale italiano in questo campo.
I costi diretti invece derivano dalla necessità di nuove interconnessioni verso i Paesi che si affacciano sull'arco alpino Francia, verso i Paesi dell’Est Europa Montenegro, Slovenia, Croazia e Albania e verso il nord Africa. Investimenti di questo tipo andrebbero a discapito di altri interventi necessari sulla rete di distribuzione che avrebbe bisogno dell'introduzione di smart grid

introduzione
di smart grid

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My Green Box: la Presa di Corrente Che Gestisce gli Elettrodomestici a Distanza

My Green Box, elettrodomestici, correnteE’ in arrivo una grande novità tecnologica che consentirà di monitorare, e di conseguenza di ridurre, ogni spreco domestico di energia elettrica, garantendo anche una buona sicurezza in tutta l’abitazione. L’accessorio innovativo che sta per essere lanciato sul mercato si chiama My Green Box, ha la forma di una piccola scatola e va applicato semplicemente ad una normale presa di corrente. My Green Box. che è stato ideato dall'azienda tecnologica francese LIve M2M, consentirà di accendere e spegnere anche a distanza tutte le apparecchiature collegate alla presa in cui è inserito, con un conseguente notevole risparmio; ciò sarà possibile anche grazie alla presenza, al suo interno, di porte RJ45 e RS232 che rendono funzionale ed efficiente l’interazione con ogni genere di apparecchio collegato.


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