Giovedi, 23 Novembre 2017

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LEGAMBIENTE:VI SONO OLTRE 3 MILIONI E 500 MILA CITTADINI ESPOSTI AL PERICOLO DI FRANE O ALLUVIONI


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Sono 6633 i comuni italiani in cui sono presenti aree ad alta criticità idrogeologica, ovvero a rischio frane e alluvioni. Questo il quadro che emerge dal rapporto Ecosistema Rischio 2010 di Legambiente, realizzato in collaborazione con la Protezione Civile sul dissesto idrogeologico e sulle attività di prevenzione in Italia. Secondo il rapporto nell'82% dei comuni italiani intervistati sono presenti abitazioni costruite su aree a rischio, come aree golenali, in prossimità di alvei e in aree a rischio frane, mentre in quasi un comune su tre (31%) sono stati realizzati interi quartieri in queste aree. In oltre la metà dei comuni (54%) poi sono presenti fabbricati industriali in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni e, fatto ancor più grave, nel 19% dei casi vi sorgono strutture sensibili come ospedali e scuole. Secondo le stime di Legambiente e Protezione Civile, ogni giorno in Italia, vi sono oltre 3 milioni e 500 mila cittadini esposti al pericolo di frane o alluvioni, cioè quasi un cittadino su sei. I comuni per contrastare il rischio idrogeologico possono intervenire in due modi, attraverso la pianificazione urbanistica e gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio e secondariamente, predisponendo piani di emergenza sempre aggiornati e di cui la popolazione sia a conoscenza. Secondo il rapporto solamente il 22% dei comuni interviene in modo positivo per combattere il dissesto idrogeologico, mentre il 43% non fa nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane.  Buoni i risultati invece per quanto riguarda i comuni che hanno organizzato un sistema locale di protezione civile, infatti il 76% delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione e nel 51% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.
Sempre secondo i dati di Ecosistema Rischio, nel 69% dei comuni intervistati sono state svolte attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d'acqua o opere di messa in sicurezza dei versanti. Tali interventi però molto spesso non vengono studiati su scala di bacino e nel rispetto delle dinamiche naturali dei corsi d'acqua.

 


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Sul fronte delle delocalizzazioni, invece si procede a rilento con solo il 6% dei comuni intervistati ad avere intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggior pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto con interventi su insediamenti o fabbricati industriali. Queste misure necessarie sono spesso di difficile attuazione perché la popolazione è generalmente restia ad accettare di spostarsi anche di fronte ad un rischio acclarato.
D'altro canto Legambiente e Protezione Civile sottolineano come sia necessario mettere in atto una politica di prevenzione per non rischiare di assistere anche in futuro a vicende drammatiche come quella di Sarno, di Atrani o quella del Veneto. Prevenzione che deve riguardare innanzitutto la sicurezza e la manutenzione dei corsi d’acqua su scala nazionale.
In chiusura ricordiamo che soltanto per fronteggiare le più gravi emergenze idrogeologiche, nell’ultimo anno lo Stato ha stanziato circa 650 milioni di euro, (di cui 300 milioni per l'alluvione del Veneto300
milioni per l'alluvione del Veneto ).
Il rapporto Ecosistema Rischio 2010 può essere scaricato a questo indirizzo

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Si ringrazia l'utente aldo de bastianialdo
de bastiani di Picasa per l'immagine


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