Mercoledi, 18 Ottobre 2017

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BANCHE: I CONSIGLI SUGLI INVESTIMENTI FINANZIARI SEGUONO I PROPRI INTERESSI E NON QUELLI DEL CLIENTE


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La crisi economica e i crack finanziari degli ultimi anni hanno reso ancora più sottile il filo che unisce le famiglie al risparmio gestito. Secondo il rapporto “ Gli Italiani e il risparmio” dell'associazione AcriGli
Italiani e il risparmio” dell'associazione Acri, la crisi ha ridotto le capacità di risparmio delle famiglie che rimangono sempre orientate verso gli investimenti immobiliari. Quasi una famiglia su cinque, però rimane lontana da ogni forma di investimento, preferendo la liquidità o la spesa.
In questo scenario di difficoltà condivise le banche riusciranno a recuperare la fiducia delle famiglie, proponendo investimenti adeguati al profilo di rischio dei clienti? A questa domanda ha provato a rispondere Altroconsumo che con una delle sue solite inchieste a sorpresa, ha sondato 80 istituti di credito di Milano, Roma e Torino. I risultati non sono stati proprio incoraggianti.
I consulenti incontrati, infatti, hanno dedicato agli inviati dell'associazione, in media 20 minuti di tempo e nel 70% dei casi hanno fornito consigli, che secondo Altroconsumo, non erano adeguati al profilo di rischio dichiarato. Come prescrive da un triennio la normativa Mifid, i consulenti finanziari dovrebbero sondare il cliente con domande necessarie a capire quali sono le esigenze e quale è il livello di conoscenza dei prodotti finanziari. E solo successivamente proporre un prodotto di investimento adeguato. Un iter scarsamente seguito, tanto che l'associazione sostiene che in sette casi su dieci il consiglio ci è stato dato alla cieca, in quanto il consulente non ha fatto alcuna domanda al “cliente”.
Altroconsumo sottolinea che la normativa Mifid è stata ignorata anche per quanto riguarda le informazioni date al cliente sugli investimenti proposti, che devono risultare chiare, corrette e non fuorvianti. Infatti, il 79% dei consulenti non ha fornito alcuna documentazione, nemmeno i prospetti informativi che sono invece essenziali (e obbligatori) per descrivere i prodotti finanziari, soprattutto quando si tratta di strumenti strutturati e complessi.



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L'informativa è coincisa il più delle volte con dei fogli volanti in cui i consulenti apponevano le caratteristiche del prodotto finanziario e con dei depliant pubblicitari di supporto che lo esaltavano.
Secondo l'associazione questo comportamento è figlio del conflitto di interesse che impone ai consulenti di raggiungere obiettivi di budget che passano per i prodotti finanziari con le commissioni più elevate. In questi casi l'interesse del cliente passa in secondo piano, il contrario, insomma, di quello che prescrive la legge, ovvero che il consulente dia consigli disinteressati e adeguati al profilo del cliente. Altroconsumo perciò si aspetta che questo comportamento venga sanzionato dalla Consob.
In chiusura segnaliamo che, forse anche a causa di questa sfiducia di fondo verso il mondo bancario, è aumentata l'operatività riferita al trading onlineaumentata
l'operatività riferita al trading online del 9%, soprattutto per quanto riguarda le operazioni sul mercato azionario. (dati Abi).
A questo indirizzoquesto
indirizzo è disponibile l'articolo di Altroconsumo, mentre di seguito pubblichiamo il video dell'inchiesta, realizzato con telecamera nascosta

 

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