Mercoledi, 17 Luglio 2019

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Confartigianato: In Aumento i Prezzi Delle Materie Prime con Gravi Rischi per le Aziende


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Confartigianato, attraverso il suo Ufficio Studi, ha condotto una ricerca relativa ai prezzi delle materie prime, un aspetto fondamentale per moltissime imprese che necessitano di queste componenti naturali per le loro quotidiane attività di produzione.
I dati forniti a riguardo da Confartigianato sono tutt’altro che confortanti: la media dei rincari delle varie materie prime, nel confronto tra il gennaio del 2010 ed il gennaio del 2011, ha toccato infatti il 33%.
Si può bene immaginare quali risvolti negativi possono avere questi rincari sulle imprese, soprattutto le più piccole. Specie considerando che le aziende italiane stanno vivendo una fase cruciale di difficile ripresa dalla crisi, l’aumento dei costi delle materie prime può rappresentare un preoccupante freno all’attività delle aziende, se non addirittura un pericolo per la loro sopravvivenza. La stima di Confartigianato relativa all’incremento costi complessivi sostenuti dalle aziende per questa spesa è di ben 155 miliardi annui di ulteriori uscite.
L’incidenza dei rincari delle materie prime in Italia denota anche delle significative differenze territoriali: secondo Confartigianato, infatti, sarebbero Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte le regioni in cui la ripercussione sulle imprese è più forte.
Per quanto riguarda invece i settori operativi delle aziende che devono misurarsi con gli aumenti delle spese per l’acquisto delle materie prime, sarebbero soprattutto la metallurgia ed il settore alimentare a risentire in maniera più pesante dell’aumento dei prezzi. Rispettivamente, infatti, tra il gennaio del 2010 e lo stesso mese del 2011 si sarebbero registrati dei rincari pari al 37,1% ed al 39,3%, dunque abbondantemente sopra la media, già decisamente elevata.
Analizzando i prezzi dei singoli materiali, risulta davvero esorbitante l’aumento dei prezzi del cotone, cresciuto del 147% tra il gennaio 2010 ed il gennaio 2011, ma incrementi importanti si sono registrati anche per la gomma con il +91,3%, lo stagno con il +65,5% ed il frumento, +73%.

 


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Particolarmente grave appare il dato relativo al cotone, soprattutto considerando la grande tradizione tessile italianagrande
tradizione tessile italiana, che vede Lombardia e Toscana come le regioni di punta del settore.
Ad aggravare ulteriormente la situazione vi sono gli aumenti per le forniture energetiche e per i carburanti, parzialmente dovuti anche alle tensioni che stanno caratterizzando il Mediterraneo di queste settimane (Libia in PrimisLibia in
Primis ), con cui le famiglie italiane sono ormai abituate a misurarsi quotidianamente.
L’attività delle aziende, soprattutto di quelle di piccola dimensione, risulta dunque gravemente compromessa da questi incrementi dei prezzi. La stessa Confartigianato evidenzia come spesse volte le imprese, dall’acquisizione della commessa fino alla consegna del prodotto finito, vedono ridursi notevolmente i profitti fino ad annullarli o anche, purtroppo, svolgendo l’attività pur andando in perdita.

 

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