Domenica, 28 Maggio 2017

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IL LAVORO A CHIAMATA CRESCE DEL 75% IN DUE ANNI, SOPRATTUTTO AL NORD,NEGLI ALBERGHI E NEI RISTORANTI


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Il Lavoro a Chiamata Cresce del 75% in Due Anni, Soprattutto al Nord, Negli Alberghi e nei Ristoranti | Job On Call | Istat |

L'Istat ha diffuso ieri un interessante rapporto sulla domanda di lavoro delle imprese italiane relativa alle posizioni con contratto di lavoro a chiamata, relativa agli al periodo 2006-2009. Tale tipologia di lavoro, definita anche come lavoro intermittente o job-on-call, è stata introdotta nel 2003 con la legge 30, allo scopo di fornire una copertura normativa alle prestazioni di lavoro discontinue. Il Contratto di lavoro a chiamata (disciplinato dagli artt. 33-40 del D.Lgs. 276/2003) prevede che il lavoratore si ponga a disposizione di un datore di lavoro, per prestazioni lavorative, anche in momenti successivi alla stipula del contratto. L'accettazione della chiamata da parte del lavoratore non è obbligatoria, a meno che questi non abbia sottoscritto un impegno in tal senso. Questa tipologia di contratto può essere stipulata per prestazioni che richiedono un impegno discontinuo o in periodi prestabiliti nell'arco della settimana, del mese o dell'anno (ad esempio, lavoro nel weekend o durante le vacanze).


ANDAMENTO TEMPORALE
I primi contratti di lavoro a chiamata sono stati stipulati nel 2004, tuttavia l'Istat ha disponibilità dei dati a partire dal 2006. L'Istat rileva come questo genere di contratti si siano nel tempo diffusi e abbiano fatto registrare una crescita progressiva. L'unico momento di decrescita si è osservato nel periodo che va tra gennaio 2008 a luglio dello stesso anno per effetto della temporanea sospensione della possibilità di stipulare questo genere di contratti. Nello specifico in questo periodo la possibilità di ricorrere ai contratti di lavoro a chiamata fu riservata solamente ai settori del turismo e dello spettacolo, sulla base di regole definite nei rispettivi contratti collettivi.
Il picco massimo delle posizioni lavorative a chiamata è stato raggiunto a dicembre 2009, con oltre 140 mila unità, dimostrando di non risentire particolarmente della crisi economica. Parlando di dati medi invece, le posizioni lavorative a chiamata raggiungono le 111 mila unità in media annua nel 2009, facendo registrare una crescita del 75% rispetto al 2007.
L'Istat segnala anche, come, sebbene questa tipologia di contratti sia nata per soddisfare esigenze di flessibilità e discontinuità, la normativa preveda anche la possibilità di stipulare contratti di lavoro a chiamata anche a tempo indeterminato. Anzi, stando ai dati rilevati, la componente con contratto a tempo indeterminato è quasi sempre maggioritaria. Nello specifico, nel 2009 si è registra una prevalenza del 53,8% per i contratti a tempo indeterminato rispetto a quelli a termine.


DIFFUSIONE NEI SETTORI ECONOMICI
L'Istat rileva come nel settore degli alberghi e ristoranti si concentri il 62,4% del totale del lavoratori a chiamata. La parte rimanente è coperta soprattutto dai settori dell'istruzione, della sanità, dei servizi sociali e personali, per il 12% circa e dal commercio per il 9,4%. Seguono l'industria in senso stretto per il 5,9%, le attività immobiliari (e le altre attività professionali e imprenditoriali ) per il 4,8%, il settore dei Trasporti, magazzinaggio e comunicazione per il 3,2% e le costruzioni per il 2,3%.
La stragrande maggioranza dei lavoratori intermittenti coprono mansioni lavorative con qualifica operaia, con un media del 90,8% del totale e con una prevalenza nel settore degli alberghi e ristoranti, dove si registra una percentuale del 98,4%. I dipendenti a chiamata con mansione di impiegati costituiscono una quota significativa solo nel settore del commercio dove raggiungono nel 2009 una percentuale del 36% circa


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DIFFUSIONE TERRITORIALE
La regione in cui si concentra il maggior numero di contratti di lavoro a chiamata, è secondo l'Istat, il Veneto con una percentuale pari al 19,5%. In generale è proprio il Nord Est la zona d'Italia in cui è maggiore il ricorso al Job-on-call, con una percentuale del 40,7% (nel 2009) sul totale, seguita dal Nord-ovest con il 26,2%, dal Centro con il 21,4%, dal Sud con il 9,4% e dalle Isole con il 2,3%.


ORE LAVORATE E RETRIBUZIONI
L'Istat rileva come i dipendenti a chiamata abbiano un input di lavoro, misurato in termini di ore retribuite, particolarmente basso. Ad esempio nel settore alberghi e ristoranti la quantità di ore lavorate per posizione lavorativa rappresenta meno di un settimo dell'orario full time previsto dai contratti collettivi relativi al comparto. Complessivamente nel 2009 il numero delle ore pro capite mensili è pari a 30,8, 35,7 per i lavoratori a chiamata a tempo determinato e 26,6 per quelli a tempo indeterminato. Il settore delle costruzioni mostra il numero delle ore pro capite mensili più alto, pari a 47,8 ore, mentre quello degli alberghi e ristoranti, il più basso, pari a 26,4 ore mensili. I dipendenti con mansione operaia vengono utilizzati un numero di ore inferiore a quello degli impiegati in quasi tutti i settori, tranne in quello delle costruzioni.
Per quanto riguarda gli aspetti retributivi, la normativa prevede che il trattamento economico del lavoratore a chiamata sia proporzionale alla prestazione lavorativa effettivamente eseguita, ma non deve mai essere complessivamente meno favorevole rispetto a quello dei lavoratori dello stesso livello, a parità di mansioni svolte.
L'Istat ha analizzato nel rapporto le retribuzioni dei settori più significativi, sottolineando come i livelli di compenso orario più basso si registrino nei settori delle attività immobiliari, altre attività professionali e imprenditoriali (9,34 euro) , seguito dal settore degli alberghi e ristoranti (10,10 euro), mentre quello più elevato riguarda il comparto dei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (11,08 euro)

[Via:IstatIstat ]

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Si ringrazia l'utente Andrew StawarzAndrew
Stawarz di flickr per l'immagine


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