Lunedi, 20 Novembre 2017

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Politica

Pareggio di Bilancio in Costituzione, una Misura Recessiva?

pareggio di bilancio, deficit, Costituzione, KeynesDai primi di marzo il Parlamento ha cominciato a discutere sulla misura che prevede l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione. In pratica, la Carta imporrebbe ai vari governi un bilancio dello Stato perennemente in positivo. Più specificatamente, niente più deficit e niente più emissioni di titoli di stato per far quadrare i conti.
A primo acchito, questa norma, in un periodo di grandi sofferenze per il debito, sembra intervenire a risolvere l’annoso problema che ancora l’Italia ad una condizione negativa. Tuttavia, la proposta ha incontrato pareri negativi un po’ ovunque, se si escludono i salotti della politica. Oliviero Diliberto, in un editoriale su il Fatto Quotidiano, ha riassunto bene le ragioni degli scettici. “Con la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio la politica non potrà più scegliere: Keynes sarà anticostituzionale”. Cosa vuol dire questo?

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La Spesa Pubblica per Abitante in Italia e Nell'Unione Europea

spesa pubblica per abitante, Unione EuropeaLa rilevanza dello Stato nell'economia e nel welfare di un Paese può essere analizzata in termini di spesa per abitante. Questo indicatore sostanzialmente rapporta il totale delle spese delle Amministrazioni pubbliche al numero di abitanti e considera, tra le uscite, sia quelle correnti sia quelle in conto capitale. Secondo i dati Eurostat nel 2010 la spesa pubblica delle Amministrazioni Italiane ammontava a circa 13 mila euro per abitante (12.938 euro), un valore inferiore alle principali economie dell'Unione Europea e di poco superiore alle media UE a 27 (12.366). In testa alla classifica europea della Spesa per abitante troviamo il Lussemburgo con 33.780 euro, seguito dalla Danimarca con 24.669 euro, dall'Irlanda con 23.390 euro, dalla Svezia con 29.290 euro e dalla Finlandia con 19.560 euro.  

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Per Crescere Occorre Investire in Infrastrutture con il Consenso Sociale

infrastrutture, ferrovie, Negli ultimi venti anni, più precisamente dal 1990 al 2010, gli investimenti in opere pubbliche sono diminuiti in termini reali del 35%, fino agli attuali 29 miliardi di euro, mentre nello stesso arco di tempo il Pil è cresciuto del 21,9%. Gli investimenti in infrastrutture sono calati in modo sensibile a partire dall'inizio della Seconda Repubblica, mentre la spesa per prestazioni sociali è cresciuta dal 1990 del 397,4%. Sono questi alcuni dei dati inseriti nella ricerca del Censis “Tornare a desiderare le infrastrutture. Trasformazione del territorio e consenso sociale”.
Secondo la ricerca si è deciso di investire nella protezione sociale in modo significativo, rinunciando al miglioramento dei beni collettivi, di cui le infrastrutture costituiscono elemento essenziale. Il tutto in antitesi con il resto dell'Europa dove gli investimenti in infrastrutture sono continuati nel tempo. Ad esempio dal 1990 la rete autostradale italiana è cresciuta del 7%, contro l'11,9% di quella del Regno Unito, il 16,5% di quella tedesca, il 61,8% di quella francese e il 171,6% di quella spagnola.

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Carceri italiane: troppo affollate e con scarso effetto riabilitativo

carceri italiane, sovraffollamento, effetto riabilitativoNei giorni scorsi, in occasione della Conferenza regionale del volontariato e giustizia Campania è stato presentato il Rapporto sulle carceri 2011, un documento che analizza le condizioni dei detenuti e delle carceri italiane. I numeri palesano una situazione di “emergenza” che smentisce il luogo comune secondo cui in carcere si conduce una vita facile, per di più con vitto e alloggio gratuiti. Quasi paradossale parlare di emergenza considerando che la situazione delle carceri italiane non ha fatto registrare miglioramenti nell’ultimo decennio. Il problema più grande dal punto di vista prettamente pratico riguarda il sovraffollamento: ma, indagando ad un livello più profondo, il rapporto carceri invita a riflettere sul valore riabilitativo della pena stessa

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La Digitalizzazione Dei Comuni Porterebbe ad un Risparmio di 2,3 Miliardi l'Anno

digitalizzazione, Comuni, burocrazia, risparmioIl Pacchetto di riforme “semplifica Italia” varato dal Consiglio dei Ministri un mese fa aveva come obiettivo quello di rendere meno asfissiante la burocrazia per cittadini e imprese. Un obiettivo primario perchè la burocrazia e le complicazioni del sistema italiano sono da molti ritenuti uno dei freni che ostacolano la rincorsa dell'Italia verso la crescita. L'ultimo studio in questo senso è arrivato dall'Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano che ha analizzato il livello di digitalizzazione dei Comuni italiani. Il risultato è come al solito impietoso e sottolinea che si potrebbero ottenere 2,3 miliardi di euro di risparmi l'anno, semplicemente permettendo il pagamento delle imposte e delle multe online, l'ottenimento dei certificati anagrafici e l'invio telematico delle pratiche allo Sportello Unico delle Attività Produttive.
I risparmi più significativi si otterrebbero con la digitalizzazione dei pagamenti dovuti agli Enti locali (ICI, IMU, Tarsu, multe varie e bollo auto) per un totale di circa 2 miliardi di euro l'anno.

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