Lunedi, 18 Giugno 2018

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Innovazione: in Italia si Registra il 26,6% di Brevetti in Meno Rispetto Alla Media Europea


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Una delle accuse più forti lanciate al modello imprenditoriale italiano è quella di dedicare una fetta troppo piccola degli investimenti, già di per sé risicati, all'innovazione, con conseguente calo della competitività delle nostre imprese. Secondo la Cgil, ad esempio l'andamento della quota di investimenti in rapporto ai profittiquota
di investimenti in rapporto ai profitti dell'intera economia italiana ha segnato, negli ultimi trent'anni una caduta del 38,7%. Il risultato è stato che la produttività reale delle imprese italiane è cresciuta dell'1,8% dal 1995, contro un valore compreso tra il 25% e il 32%, di quelle di Francia Regno Unito e Germania.
Uno dei principali indicatori con i quali viene misurata l'attività innovativa è dato dal numero di brevetti registrati. Vediamo come se la cava il nostro Paese.
L'Italia, va detto, che essendo caratterizzata da un tessuto produttivo fatto di imprese medio-piccole e a bassa tecnologia è strutturalmente meno “portata” a produrre un elevato numero di brevetti. Tuttavia considerando il periodo 2000-2006 l'Italia risulta essere tra i paesi che hanno conseguito un incremento dei brevetti superiore a quello medio europeo (19,24% contro 7,08%).
Nel confronto europeo, il numero di brevetti viene rapportato alla popolazione residente, secondo i principi dell'Epo, (European patent office) l'Ufficio europeo dei brevetti. Nel 2006 la media dell'Unione Europea è di 113,9 brevetti per milione di abitanti, mentre il dato italiano si attesta a 83,6 brevetti per milione di abitanti. Un valore inferiore alla media europea del 26,6%, tuttavia rispetto al 2000, quando il numero di brevetti italiani era pari a 70,1 per milione di abitanti contro i 106,4 della media Ue, il gap si è ridotto di oltre 7 punti percentuali e mezzo (da 34,11%). Nel ranking europeo per numero di brevetti registrati l'Italia si piazza all'11° posto dietro tutti i Paesi più industrializzati. Consola in parte sapere che tra i primi 11 Paesi l'Italia è quella che ha mostrato il tasso di crescita maggiore tra il 2000 e il 2006, dietro all'Austria (+38,37%).
In testa alla classifica troviamo la Germania con 283,6 brevetti per milione di abitanti (oltre tre volte il dato italiano), seguita dalla Svezia (280) e dalla Finlandia (248,6). Mentre in coda troviamo la Romania con 0,9 brevetti per milione di abitanti, che precede la Lituania (2,8) e la Bulgaria (3,5).


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Tutti e tre i Paesi mostrano però tassi di crescita nel periodo 2000-2006 a tre cifre e pari rispettivamente al 229,63%, al 111,94% e al 285,71% (il tasso più alto registrato nell'Ue).
A livello nazionale l'80,1% dei brevetti italiani proviene dal Nord (Il 39% dal Nord-ovest e il 41,1% dal Nord-est), il 16% proviene dal Centro e il 3,9% dal Mezzogiorno (dati 2006). A livello numerico nel Nord-est si sono registrati nel 2006, 145,7, nel Nord-ovest 138,3, nel Centro 56,7 e nel Mezzogiorno 11,6.
Le regioni dove si sono registrati il maggior numero di brevetti sono l'Emilia Romagna con 188,2 brevetti per milione di abitanti (il 14,11% del totale italiano), seguita dalla Lombardia con 151 brevetti (l'11,32%) e dal Friuli Venezia Giulia con 144,7 brevetti (il 10,85%). In queste tre regioni è stato registrato nel 2006 il 36,28% dei brevetti italiani.
In coda tra le regioni troviamo il Molise con 0,35 brevetti per milione di abitanti, la Calabria con 5,2 brevetti e la Basilicata con 8,4 brevetti.

 

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