Lunedi, 20 Novembre 2017

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RAPPORTI ITALIA-LIBIA: UNA FORTE DIPENDENZA ENERGETICA E TANTE PARTECIPAZIONI AZIONARIE DI RILIEVO


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La drammatica situazione che in questi giorni sta scuotendo la Libia, sospesa in bilico tra la voglia di libertà di un popolo e le sanguinose repressioni del suo dittatore, ha riportato alla luce la stretta connessione economica tra il nostro Paese e la Grande Repubblica Araba di Libia Popolare e Socialista. Sorvolando sui recenti trattati italo libici (trattato di Bengasi) che prevedono che l'Italia risarcisca per 5 miliardi di dollari la Libia come compensazione per l'occupazione militare e che il continente africano intensifichi le misure per combattere l'immigrazione clandestina dalle sue coste, diverse sono le interazioni tra i due Paesi.
Secondo la Cgia di MestreCgia
di Mestre, nei primi nove mesi dell'anno il saldo commerciale tra Italia e Libia risulta negativo di 6,7 miliardi di euro, frutto della differenza tra le importazioni realizzate dal Paese Nord africano (pari a 8,54 miliardi di euro) e le esportazioni dalle nostre imprese italiane verso il paese libico (valore pari a 1,82 miliardi di euro). Tra le regioni italiane più interessate dai rapporti economici con la Libia, l'associazione evidenzia la Sardegna, la Sicilia e la Lombardia, che mostrano un saldo commerciale pari rispettivamente a -1,629, -1,051 e -1,019 miliardi di euro (sempre nei primi nove mesi del 2010). In queste regioni l'incidenza percentuale dei prodotti fossili (gas e petrolio) sul totale delle importazioni dalla Libia oscilla tra il valore massimo della Sardegna (95,5%) e quello minimo della Lombardia (70,9%), passando per il 78,8% della Sicilia.
A livello nazionale comunque il dato medio delle importazioni di gas e petrolio sul totale delle importazioni raggiunge un valore molto alto, pari all’85,5%. Anche la Liguria presenta un incidenza di gas e petrolio sul totale importazioni dalla Libia molto alta e pari al 93,7%, con un saldo commerciale negativo pari a 833,3 milioni di euro (il 4° più alto d'Italia).
D'altra parte esistono anche regioni che presentano saldi commerciali positivi nei confronti della Libia tra cui l’Emilia Romagna (+120 milioni di euro), la Campania (+114,7 milioni di euro) e il Piemonte (+105,5 milioni di euro).



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ALTRI INTERESSI LIBICI IN ITALIA
L'influenza del governo di Tripoli sul nostro Paese interessa oltre che i campi dell'approvvigionamento energetico e dell'immigrazione clandestina, anche altri aspetti dell'attività economica. I fondi sovrani libici (LIA e LAFICO) che fanno capo direttamente al governo libico e quindi a Gheddafi posseggono, infatti, rilevanti partecipazioni azionarie in Italia. Vtre le principali si ricorda:

  • Unicredit: la Banca centrale libica detiene il 4,99% delle azioni dell'Istituto di Credito, praticamente il massimo concesso ad un singolo soggetto giuridico, visto che lo statuto della banca vieta ai soci di possedere più del 5% delle azioni ordinarie (con diritto di voto). In questo caso diverse polemiche ha suscitato la notizia che il fondo LIA detenga una quota di circa il 2% della Banca, in quanto ciò porterebbe l'influenza libica (visto che la direzione è unica, nonostante i diversi soggetti giuridici) a detenere circa il 7% del capitale (ovvero ad essere il primo azionista del colosso bancario italiano)

  • FIAT: il fondo sovrano Lia possiede circa il 2% dell'azienda italiana di automobili.

  • Finmeccanica: Il fondo LIA detiene il 2,01% della società.

  • Eni: il fondo LIA possiede l'1% del colosso italiano

  • Juventus: il fondo Lafico possiede circa il 7,5% della società di calcio

   


 
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