Mercoledi, 17 Ottobre 2018

Riflessioni

L'ENERGIA NUCLEARE COSTERÀ DI PIÙ DI QUELLA PRODOTTA DA CENTRALI A GAS (16%) E A CARBONE (+21%)

convenienzanucleare0511.gifNella giornata di ieri il Consiglio dei Ministri ha dato il vai libera alla nomina dei componenti del consiglio direttivo dell'Agenzia per la Sicurezza Nucleare, che sarà presieduta da Umberto Veronesi. La nomina del professor Veronesi non ha mancato di suscitare ampie polemiche da parte di alcune associazioni dei consumatori (il codacons ha annunciato ricorso al Tar) ed ambientaliste come WWF Italia e Legambiente. Il governo tuttavia sembra deciso a proseguire lungo questa strada del ritorno al nucleare che abbiamo già definito più volte assurda e antieconomicaassurda
e antieconomica.
Un nuovo spunto sulla non convenienza dell'energia nucleare rispetto alle tradizionali fonti di produzione di energia elettrica (gas e carbone)  è arrivato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Secondo l'indagine dell'organizzazione l'elettricità prodotta da centrali nucleari costa il 16% in più di quella prodotta da centrali a gas e il 21% in più di quella da centrali a carbone. Nello specifico il costo dell'elettricità da centrali nucleari è mediamente di 72,8 Euro/MWh, contro i 61 Euro/MWh delle centrali a gas (meno 16%) e i 57,5 Euro/MWh delle centrali a carbone (meno 21%).
Il confronto si basa su otto studi recenti pubblicati fra il 2008 e il 2010- ( Agenzia Nucleare dell' Ocse, Ufficio del Budget del Congresso USA, Dipartimento dell'Energia Usa, Massachusetts Institute of Technology, Commissione Europea, Camera dei Lords, Electric Power Research Institute e Moody's).

In questi studi, dove viene fatto un confronto fra i costi dell'elettricità prodotta,  emerge che quella proveniente dalle nuove centrali nucleari,  sarà più cara di quella prodotta con nuove centrali a gas o a carbone. Tutto ciò, soprattutto nel Nostro Paese dove il nucleare è abbandonato da anni e dove quindi sarà necessario importare nuovi reattori, dover fare i conti con le caratteristiche non semplici del nostro territorio e affrontare le opposizioni locali di cittadini. Elementi che contribuiranno ad allungare i tempi di realizzazione delle centrali e di conseguenza anche i costi.
In più vi è da considerare gli effetti della crisi economica e delle politiche di risparmio e di efficienza energetica sulla richiesta di energia elettrica sulla rete italiana, che secondo il Gse è calata di circa il 6% rispetto al 2008secondo
il Gse è calata di circa il 6% rispetto al 2008. Per questa ragione il programma nucleare che prevede 100 Terawattora e 13mila Megawatt di nuove centrali da realizzare entro il 2030, non può essere semplicemente aggiunto a quello già esistente che comprende uno sviluppo delle rinnovabili inderogabile perchè stabilito con l'UE (Il piano di azione Nazionale prevede circa 100 TWh entro il 2020piano
di azione Nazionale prevede circa 100 TWh entro il 2020), di nuove centrali a gas e a carbone in costruzione o in fase avanzata di autorizzazione (almeno altri 10.000 MW entro il 2020).
In più, sostiene la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile i costi del nucleare cresceranno ulteriormente se l'elettricità diventa eccedente.

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NELL'ULTIMO ANNO L'ACQUA AUMENTA DEL 6,6%, BOLLETTE CRESCIUTE IN 13 ANNI IL DOPPIO DELL'INFLAZIONE

acquafedercon8inda0710.gifDopo aver presentato i risultati del Blu Book 2010risultati
del Blu Book 2010, torniamo a parlare di acqua pubblica per analizzare i risultati dell'Ottava Indagine Nazionale a campione sulle tariffe del servizio idrico in Italia. Si tratta di uno studio realizzato dal Centro Ricerche Economiche, Educazione e Formazione della Federconsumatori Nazionale al fine di fornire un quadro di conoscenza sulle tariffe idriche in Italia. L'indagine si basa su dati raccolti tra marzo e settembre di quest'anno in 72 città capoluogo di provincia italiane.
dai dati raccolti emerge che per un consumo annuo pari a 200 metri cubi d'acqua, i consumatori domestici spendono mediamente 285,37 euro all'anno, ovvero circa 1,43 euro a metro cubo (m3). Profonde le differenze tra le varie città, con Milano (la meno cara) dove la bolletta annua è di 107,79 euro (0,54 euro a m3), mentre a Firenze (la più cara) per la stessa quantità d'acqua i consumatori spendono 447,23 euro (2,24 euro al m3). Secondo Federconsumatori, insomma a Firenze l'acqua costa più di quattro volte in più che a Milano.
Al costo complessivo della bolletta concorrono cinque diverse componenti: la quota fissa, il costo del servizio acquedottistico, il costo del servizio di fognatura, il costo del servizio di depurazione e l'IVA. Il peso medio delle singole componenti sul totale della bolletta è il seguente:

  • quota fissa 5,49% (costo medio di 15,68 euro)

  • costo del servizio acquedotto 46,67% (costo medio di 133,17 euro)
  • costo del servizio di fognatura 11,23% (costo medio 32,04 euro)
  • costo depurazione 27,52% (costo medio di 78,54 euro).
  • Iva 10% dell'imponibile

Così come per i costi complessivi, anche perle percentuali di ogni componente esistono differenze significative nelle varie città italiane. Ad esempio in città “industriali” come Milano, Lecco, Venezia, Verona e Roma il costo di depurazione è superiore a quello di acquedotto, mentre a Napoli, Reggio Emilia, Parma e Pisa (alcuni esempi) il peso del servizio acquedottistico è superiore al 50%.
Federconsumatori sottolinea come positivo l'esempio di Bologna , Terni e Trieste che hanno introdotto tariffe procapite che incentivano il risparmio idrico e penalizzando gli sprechi. Nello specifico è stata fissata una quota limite, al di sotto della quale i cittadini vengono premiati in termini di costi totali, mentre chi la supera viene penalizzato.


CONFRONTO 2009 - 2010
L'indagine ha messo a confronto anche i costi, rilevati quest'anno con quelli del 2009, utilizzando però un campione di 47 città, in quanto non erano disponibili i dati di entrambi gli anni per tutte le città.
Nelle città analizzate la media del 2010 sale a 328, 22 euro, mentre quella del 2009 risulta pari a 309,19 euro (contro i 285,37 delle 72 città riportato in precedenza). Ciò significa che in un anno l'aumento medio per un consumo di 200 m3 di acqua è stato pari a 19,03 euro, ovvero il 6,16% in più. L'aumento massimo percentuale registrato nell'ultimo anno ha interessato la città di Sondrio con una crescita del 23,76%, mentre il record di crescita in valore assoluto appartiene a Forlì con +42,03 euro sul dato 2009. Federconsumatori riporta che dal 2003, con il varo dei nuovi piani di ambito e tariffari con l’adozione del metodo normalizzato, si registrano aumenti medi annui per un consumo di 200 m3, che variano dal 5,15% del 2003 al 6,2% del 2010. Il doppio del tasso di inflazione medio degli ultimi 12 anni, riferito al decennio 1998-2010 e il triplo dell'inflazione registrato negli ultimi 6 anni.


AGEVOLAZIONI TARIFFARIE
L'indagine ha anche analizzato le agevolazioni tariffarie alle famiglie deliberate dalle ATO (ambito territoriale ottimale ). Alle richieste di Federconsumatori hanno risposto 51 ATO, 39 delle quali hanno segnalato l'esistenza di agevolazioni pari al 76% del campione, mentre nelle rimanenti 12 non sono previste agevolazioni.

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L'ITALIA È UN PAESE IN GRAVE STRESS IDRICO, SERVONO 64 MILIARDI DI INVESTIMENTI NEI PROSSIMI 30 ANNI

bluebook010utilitatis.gifLe famiglie italiane spendono circa 134 euro all'anno per il servizio idrico per un consumo di 100 metri cubi d'acqua o 201 euro se il consumo arriva a 150 litri d'acqua. Dato quest'ultimo più comune se si considera una famiglia di tre componenti, visto che secondo l'ultimo rapporto Istat (dati 2009) il consumo procapite d'acqua per uso domestico è stato pari a 68 metri cubiconsumo
procapite d'acqua per uso domestico è stato pari a 68 metri cubi, in diminuzione dello 0,7% rispetto al 2008. A fotografare lo stato del sistema idrico italiano è il Blue Book 2010, il rapporto sulle variabili che caratterizzano “l'acqua pubblica“ nel nostro Paese, realizzato da Anea (Associazione nazionale autorità' e enti di ambito) e dal centro ricerche Utilitatis. Secondo i dati presentati negli ultimi due anni si è registrato un aumento del 6,5% per quanto riguarda la spesa annuale per l'acqua di una famiglia che consumo 150 mc di acqua. Precisamente l'acqua è aumentata del 2,2% tra il 2008 e il 2009 e del 4,2% tra il 2009 e il 2010. Nonostante gli aumenti registrati 8 (e le inefficienze), però, il servizio idrico italiano continua ad essere piuttosto leggero sui bilanci delle famiglie, visto che incide solamente per lo 0,8% sulla spesa mensile di una famiglia, molto meno, rileva il rapporto, di trasporti ed energia. Ricordiamo che però secondo i dati diffusi dal Ministero dell'Economia le tariffe idriche sono cresciute solo nell'ultimo anno del 6%tariffe
idriche sono cresciute solo nell'ultimo anno del 6%.
A livello geografico gli esborsi più elevati, si registrano in Toscana con 193 euro per un consumo di 100 mc e 301 euro per 150 mc. Al secondo posto troviamo la Liguria con rispettivamente 178 e 258 euro l'anno, mentre al terzo l'Emilia Romagna con 173 euro e 270 euro. Dall'altra parte la regione più economica risulta essere il Molise con 43 euro l'anno per 100 mc e 73 euro per150 mc, seguita dalla Lombardia con 60 e 91 euro annui.
Il prezzo delle tariffe dell'acqua è per il 90,9% composto da componenti a copertura dei costi: il 47,1% per il servizio di acquedotto, il 26,5% per la quota di depurazione, l'11,3% per il servizio di fognatura, mentre la quota fissa incide sul prezzo per il 6,1%.
Guardando la tariffa reale media, ponderata per la popolazione residente, il costo di un metro cubo d'acqua è pari a 1,37 euro. Un valore che tenderà ad aumentare nei prossimi anni e raggiungerà nel 2020 il valore medio di 1,63 euro (+19%), con grosse differenze tra le regioni. Da un lato la regione più economica sarà la Lombardia dove un metro cubo d'acqua costerà 0,99 euro, mentre quella più cara sarà ancora la Toscana con 1,92 euro a metro cubo.
Gli aumenti saranno diretta conseguenza degli investimenti necessari per la manutenzione e lo sviluppo del sistema idrico, molto simile ad un colabrodo. Il Blue Book stima che nei prossimi 30 anni le società che gestiscono il servizio dovrebbero investire circa 2,13 miliardi l'anno, per un totale di 64,12 miliardi di euro.

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NELL'80% DELLE SCUOLE EUROPEE SI SUPERANO I LIVELLI DI PM10, CON GRAVI RISCHI PER LA SALUTE

scuolaulepm10co2.gifSecondo l'Istat la qualità dell'Aria delle città italiane è tra le peggiori d'Europaqualità
dell'Aria delle città italiane è tra le peggiori d'Europa, con PM10, Ozono e biossido di Azoto troppo spesso oltre i livelli di guardia. Città inquinate significa anche abitazioni, ambienti di lavoro e scolastici inquinati, con possibili gravi ripercussioni anche per la salute.
Per quanto riguarda gli edifici scolastici, uno studio pilota Hese (Effetti dell'ambiente scolastico sulla salute) ha rilevato che l'esposizione degli alunni al Pm10 e alla Co2 è spesso superiore ai livelli standard. Lo studio è stato coordinato dall'Università di Siena (dal professor Piersante Sestini) e ha coinvolto un campione di scuole nelle città di Siena e Udine, di Aarhus (Danimarca), di Reims (Francia), di Oslo (Norvegia) e Uppsala (Svezia) frequentate da più di 600 alunni con un'età media di 10 anni. Dai primi risultati dello studio è emerso che, a causa della mancanza di un'adeguata ventilazione, in due terzi delle aule vi è un'esposizione di Pm10 e Co2 superiore ai limiti consigliati. Questa situazione ambientale è (co)responsabile dell'aumento di bambini che soffrono di problemi respiratori.
L'indagine ha preso in considerazione diversi elementi e fattori ambientali quali temperatura, umidità relativa, polveri respirabili, anidride carbonica, biossido d'azoto, composti organici volatili, ozono, allergeni e muffe, sia all'interno che all'esterno delle scuole. In più lo studio si è focalizzato sulla presenza di particolato (PM10) all'interno delle aule e di anidride carbonica, quale appunto indicatore di scarsa qualità dell'aria da affollamento in ambienti poco ventilati.
Inoltre, spiega Giovanni Viegi, direttore dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) del Cnr di Palermo, sono state raccolte informazioni sui sintomi e le malattie respiratorie, in particolare la presenza, nell'ultimo anno, di sibili, tosse secca notturna e rinite e la pervietà nasale, cioè il grado di apertura delle narici. Un sottocampione di bambini è stato poi sottoposto ad alcuni test clinici, tra cui spirometria, test allergologici cutanei, rinometria acustica, raccolta di secrezioni nasali e valutazione dell'irritazione degli occhi.
Due bambini su tre esposti a livelli elevati di inquinanti, rispetto agli altri, avverte Viegi, riportano sibili e tosse secca notturna con maggior prevalenza di circa 3,5 volte e rinite in frequenza doppia, anche considerando gli effetti dell'esposizione a fumo passivo a casa, oltre a una pervietà nasale significativamente minore.
Per quanto riguarda il PM10, Marzia Simoni, collaboratrice dell'Unità di epidemiologia ambientale polmonare dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, riferisce che la soglia suggerita dall'Epa (Environmental Protection Agency) per esposizioni a lungo termine, 50 microgrammi (mg) per metro cubo, risulta superata nel 78% delle aule monitorate. La maglia nera spetta alla Danimarca con circa 170 mg/m³, seguita dall'Italia con circa 150 mg/m³. Entrambi i Paesi superano pure le soglie di PM10, segnalate dall'EPA per esposizione a breve termine (150 mg/m3).

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ISTAT: AUMENTA LA PERCENTUALE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA E LE AREE VERDI URBANE

riflessioni | Page 10

istatraccoliffereverde.gifDopo aver visto ieri i parametri relativi alla qualità dell'aria e al consumo di acquaqualità dell'aria e al consumo di acqua , concludiamo l'analisi degli indicatori ambientali urbani, riportando i valori osservati dall'Istat nel 2009 per quanto riguarda  le aree verdi urbane e la gestione dei rifiuti, in special modo in riferimento alla raccolta differenziata.



 

AREE VERDI URBANE
Questo parametro si riferisce al patrimonio di aree verdi gestito da enti Pubblici ed esistente nel territorio comunali. Nello 2009 la densità di verde urbano (percentuale sulla superficie comunale), relativa al complesso dei comuni capoluogo di provincia, si attesta al 9,3%, risultando sostanzialmente stabile rispetto al 2008 (+0,04 punti percentuali). Sono i capoluoghi di provincia dell’Abruzzo e del Lazio quelli dotati, mediamente, di una maggiore densità di aree verdi, con una percentuale pari rispettivamente al 29,1% e al 16,4%. La presenza del verde migliora il paesaggio urbano, rendendo più favorevole la permanenza in città. In particolare la vegetazione contribuisce a mitigare il clima urbano, alla filtrazione e purificazione dell’aria dalle polveri e dagli inquinanti, all’attenuazione dei rumori e delle vibrazioni oltre che la protezione del suolo. Per questo motivo è importante ed auspicabile che le singole amministrazioni provvedano a realizzare periodicamente, un censimento del verde urbano. A tal proposito l'Istat rileva che il 73,3% dei comuni capoluogo di provincia ha realizzato tale censimento, con un incremento rispetto all’anno precedente dello 0,9%. Il censimento del verde urbano deve essere propedeutico alla stesura del Piano del verde urbano, ossia di uno strumento integrativo del Piano Regolatore Generale (PRG) per la creazione di un sistema del verde in ambito urbano. Un documento che non risulta molto utilizzato, con solo il 24,1% dei comuni capoluogo di provincia, che nel 2009 aveva disposto un piano del verde urbano


 

RIFIUTI E RACCOLTA DIFFERENZIATA
Nel 2009 l'Istat ha registrato una raccolta di rifiuti urbani per abitante pari a 604,3 Kg, in diminuzione dell'1,5% rispetto al 2008, in linea con un trend decrescente registrato a partire dal 2007. tale diminuzione riguarda in particolare la raccolta indifferenziata che cala del 4,2% rispetto al 2008, a fronte di un aumento del 5,1% nell'ultimo anno della raccolta differenziata. L'indagine ha coinvolto 116 comuni capoluogo di provincia, tra i quali, quelli maggiormente produttori di rifiuti risultano quello del Centro con 660 kg per abitante, seguiti da quello del Nord Est con 640, quelli delle Isole con 602 e quelli del Sud e del Nord-ovest con 555 kg per abitante. A livello nazionale la raccolta differenziata ha raggiunto nel 2009, il 30,4% di quella totale. Molte bene il dato dei comuni del Nord-est che mediamente raccolgono il 44,5% dei rifiuti urbani in modo differenziato e quelli del Nord-ovest con i l 39,7% Sotto la media nazionale i comuni del Centro con il 26,9%, quelli del Sud con il 20,4% e i comuni delle Isole con appena il 13,5%. Positiva è comunque la variazione per quanto riguarda la raccolta differenziata nei comuni del Sud, cresciuta nel 2009 del 3,9%. Secondo il rapporto Istat sono 26 i comuni capoluoghi ad aver raggiunto l’obiettivo imposto dalla normativa del 50% di raccolta differenziata nel 2009. tra tutti si segnala il caso di Pordenone che grazie all’avvio del sistema di raccolta porta a porta ha raggiunto, nel 2009 il 76,7% di raccolta differenziata, partendo dal 46,3% del 2008.

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