Martedi, 21 Novembre 2017

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ANALISI DEGLI EFFETTI DELL'AGRICOLTURA


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In questo anno di Blogrisparmio, mi sono accorto che riflettere sui problemi che affliggono il “sistema agroalimentare” non è un compito propriamente facile. Già perché si parte dalla tavola, dal prezzo dei prodotti agricoli pagati nei supermercati e, scavando, si finisce ad affrontare complicate questioni di mercato inerenti alla globalizzazione, all'inquinamento e alle forze contrattuali degli attori che operano nel mercato. Difficile effettuare un quadro di sintesi che tenga conto delle questioni economiche, che nella pratica influenzano direttamente la vita fisica degli attori, e delle questioni ambientali che, indirettamente influenzano la vita di tutti. Devo dire che la splendida puntata di Report di ieri sera (13/04/08), come già accennavo su Twitter, ha raggiunto egregiamente questo scopo, non mancando, come tradizione del format, di fornire qualche consiglio utile, una volta elencati i problemi. Per ragioni di spazio mi dedicherò solo ad alcuni degli aspetti trattati, invitandovi caldamente ad approfondire sul sito di report, dove è possibile, tra l'altro, rivedere la puntata, o semplicemente leggere il testo integrale .

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Quando si parla di alimentazione, non si può tralasciare, come spesso invece capita, il fatto che il modo in cui otteniamo ciò che ci serve per vivere, non lascia indifferente il pianeta. E' stato calcolato, infatti, che la Terrà potrebbe nutrire, in linea teorica, 10 miliardi di persone che si alimentassero come gli indiani, 5 miliardi che seguissero la dieta di noi italiani, ma solo 2,5 miliardi con il regime alimentare degli statunitensi. Da questo deriva che 820 milioni di persone nel mondo muoiono di fame e altre 800 milioni mangiano come se di pianeti a disposizione ne avessero 5. L'agricoltura moderna che ricorre massivamente a sistemi industriali e chimici, propri del nostro tempo, è responsabile di circa un terzo delle emissioni di gas terra. Per fare un raffronto, i trasporti pubblici e privati, non legati al settore dell'alimentazione, incidono per il 17% sul riscaldamento del pianeta a fronte di un 30%, imputabile al ciclo completo dell'agricoltura (dati fao). L'indagine di report è partita proprio dai prezzi al dettaglio degli ortaggi “pronto uso” nei supermercati, rilevando in primo luogo la disponibilità assoluta di prodotti fuori stagione ,secondo i gusti del mercato, in seconda battuta è stato derivato da questi prezzi , l'importo degli ortaggi al chilo e confrontato con il valore pagato ai produttori. Due gli aspetti, fortemente interconnessi, da sottolineare: l'abnorme rincaro dei prezzi dal campo alla tavola e l'effetto che la disponibilità dei prodotti fuori stagione produce sui prezzi e sull'ambiente. Per ciò che attiene i rincari, viene sottolineato come i servizi accessori, che permettono al consumatore la disponibilità di un prodotto fuori stagione, già lavato e pronto all'uso, incidono sul prezzo finale n volte rispetto al prezzo pagato al produttore. L'esempio delle carote grattugiate è significativo,degli 8 euro di costo al chilo presso un supermercato, solamente 7 centesimi vanno al produttore. Questo aspetto ha dei risvolti drammatici, infatti,il produttore che è l'anello debole della catena reagisce alla propria poca forza contrattuale che il mercato gli riconosce, provando a rilanciarsi sul mercato in due modi: utilizzando in modo massiccio sistemi industriali e chimici per aumentare la produttività e scegliendo di produrre solo ortaggi fuori stagione per ricavarne un prezzo maggiore dalla vendita. Nel servizio di report veniva, poi, sottolineata la superiorità dell'agricoltura biologica rispetto a quella convenzionale, sebbene per sopravvivere, la prima debba far ricorso a metodi di vendita che non seguono le regole classiche dettate dalla grande distribuzione. Questa superiorità attiene soprattutto ai mancati effetti negativi sull'ambiente dei metodi biologici rispetto a quelli intensivi, propri dell'agricoltura convenzionale, quali il forte rilascio di co2 e il progressivo impoverimento del terreno agricolo e, conseguentemente, della pianta./frutti. Ne deriva una superiorità produttiva della agricoltura bio, in quanto più rispettosa dell'ambiente con ampio benefico anche degli ortaggi coltivati. La scelta di produrre ortaggi fuori stagione, di cui parlavamo poco sopra, si rivela ulteriormente nefasta per terreni e ambiente, in quanto si trasforma ben presto in una sovrapproduzione che scarta ben più del 30% di quanto prodotto. Nel passaggio dal campo alla tavola, il 15% dei prodotti viene lasciato sul campo (buttato), un altro 10% verrà scartato dal consorzio e in ultima istanza il supermercato butterà un'altra significativa quota di prodotti. Aspetto drammatico della società che può essere inserito in un filone economico più grande, secondo il quale tutto può essere ricondotto ad un aumento del prodotto interno lordo (pil) a discapito dell'analisi del significato valore di un bene oltre il prezzo. Tutto questo può avere anche risvolti negativi sulla nostra qualità della vita, tuttavia , in base alla stringente logica del incremento del Pil, produce vantaggi e in un Paese come il nostro strangolato dal debito pubblico, si propone quasi come una scelta obbligata, al fine di rimanere entro la soglia dei parametri di controllo stabiliti dall'unione Europea. E allora non c'è via di uscita? Forse, report come suo solito indica, però alcune vie di fuga, delle quali mi riservo di parlare in uno dei prossimi articoli!

CREDIT
Si ringraziano gli utenti frabattista e  ~jjjohn~ di flickr per le immagini


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