Mercoledi, 24 Gennaio 2018

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Dall'Agricoltura un Potenziale di Energia Verde Pari al 20% Del Totale Delle Energie Rinnovabili


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La rivoluzione verde nel nostro Paese, alla luce del risultato del referendum sul nuclearereferendum sul nucleare , non può non passare anche attraverso le colture vegetali coltivate per lo scopo, promuovendo l'uso dei sottoprodotti agricoli, come scarti colturali e residui zootecnici. Abbiamo visto nei giorni scorsi come secondo la Coldiretti, dall'Agricoltura italiana sia possibile ottenere nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nuclearienergia
rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nucleari, senza causare danni al territorio. Oggi è il turno di Confagricoltura, che citando i risultati del Rapporto sulle bioenergie in Italia realizzato con Nomisma, ribadisce l'importanza il ruolo primario dell'agricoltura per il bilancio energetico nazionale.
Secondo i dati presentati con l'ausilio di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà sarà possibile creare energia, eliminare rifiuti prodotti dalle attività umane e arrivare a fornire sino al 20% dell’energia rinnovabile prevista nel 2020, contribuendo così attivamente agli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea e dal protocollo di Kyoto. Numeri decisamente importanti che rivedono al rialzo le stime del Piano di Azione Nazionale Per lo sviluppo delle Energie RinnovabiliPiano
di Azione Nazionale Per lo sviluppo delle Energie Rinnovabili e che potrebbero evitare al nostro Paese di dover importare energia rinnovabile dall'Estero.
C'è da segnalare, inoltre quanto diventi interessante, per tutta la comunità, investire e aumentare l'efficienza dei processi produttivi, permettendo così di evitare i costi di incenerimento degli scarti, lo stoccaggio in discariche ed avere minori emissioni di gas-serra.
Nel presentare i dati Confagricoltura ha preso in considerazione due scenari operativi: uno definito “ottimistico” in cui si prevede lo sfruttamento della metà delle potenzialità rinnovabili in agricoltura ed uno “pessimistico” in cui è previsto lo sfruttamento di solo un quinto del potenziale teorico.
Nella prima ipotesi la quota prevista garantirebbe al settore non solo l'autosufficienza energetica, ma anche la possibilità di creare valore, in un’ottica di “burden sharing” tra settori produttivi. 


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In questo caso la produzione di energia connessa all'agricoltura arriverebbe a quasi il 20% dell’energia verde prevista in Italia nel 2020, con 4,2 mtep (ovvero 4,2 milioni di tonnellate di petrolio) e il 128,8% di energia verde sul totale del consumo agricolo. 
Nella seconda ipotesi di lavoro la produzione di energia raggiungerebbe 1,7 mtep, un valore in grado di coprire circa la metà dei propri consumi e l’1,2% dei consumi finali nazionali. Va detto che anche in questo quadro pessimistico la performance energetica sarebbe mille volte superiore a quella attuale.
Scenari che trovano un limite per quanto riguarda la realizzazione, nelle scelte politiche, in particolare nella mancata attuazione di quanto previsto dal decreto legislativo 28/11 in materia di incentivi per le biomasse e il biogas, che necessitano di stabilità e certezza per poter attirare investimenti.

[Via: ConfagricolturaConfagricoltura ]

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